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| 3 - Fondati e radicati sulla Parola |
3.1. Parola per tutti i
credenti: ogni giorno, per tutti
All'inizio del terzo millennio propongo come urgente e inderogabile una cosa molto semplice: dire a chiare note ed "esigere" (con l'esigenza della carità) che ogni credente, dico "ogni", tutti i battezzati, tocchi fisicamente ogni giorno la Parola di Dio.
Occorre promuovere una familiarità di ogni credente con la Parola di Dio. Solo così è possibile crescere e fondarsi su quella Parola. Essa deve essere "lampada ai passi" di tutti noi, nutrimento, pane, "carne da mangiare", mensa cui accostarci ogni giorno.
Del resto basta fare una osservazione molto semplice, prendendo una cosa su tante: come possono le beatitudini influire sulla vita quotidiana e sulla coscienza del singolo credente quando, se va bene, egli ascolta Matteo 5 o Luca 6 una volta ogni tre anni, se ha la fortuna di essere in chiesa nel giorno che si proclama quel vangelo seguendo il corso normale delle letture liturgiche, e se ha la fortuna di stare attento alla proclamazione e alla lettura, e se ha la fortuna di dedicare a quella Parola un minimo di tempo e di attenzione e di preghiera?
Se pensiamo che un'azienda oggi compera 20-30 passaggi
pubblicitari del proprio prodotto, al giorno, su varie emittenti, capiamo quanto
siamo lontani da un meccanismo di comunicazione che si efficace.
Se poi pensiamo che questa Parola è lontana dal comune sentire degli uomini,
come possiamo sperare che essa incida profondamente nella mentalità e nella vita
di noi tutti, se non è ascoltata, frequentata, approfondita, pregata,
comunicata?
Quindi ognuno deve essere educato con pazienza e costanza a frequentare la Parola sia personalmente, che con la propria famiglia, e con la propria comunità..
3.2. Parole nella nostra memoria
"Sit pro codice vestro memoria vestra". Così diceva
Agostino ai suoi fedeli: "La vostra memoria sia per voi il libro che vi portate
sempre appresso". Parole sante: gli antichi (anche perché i libri costavano!)
erano normalmente abituati ad imparare a memoria tutto, e quindi anche la Parola
di Dio.
Oggi c'è, a mio parere, un falso atteggiamento di "maturità" davanti alla
memorizzazione. Reagendo ad una scuola "nozionistica", si dice che "non è
importante imparare a memoria ma è importante capire i meccanismi e i metodi con
cui cercare le informazioni che servono". Ora se questo è vero per quanto
riguarda cose tecniche e accessorie, non è altrettanto vero per quelle cose che
sono vitali. E' come se uno dicesse: "Non è importante che tu sappia dov'è casa
tua, ti basta prendere una cartina e ragionare.."
E molto diverso, lo dico per esperienza, è se io prego la Parola che, quasi come
mia, sgorga spontaneamente da dentro di me, e me la ricordo nei momenti belli e
brutti della vita, e apro il mio giorno con una Parola e con essa lo chiudo, e
altro è dover ricorrere a un libro, o a chi me ne parla o me la propone..
Nella nostra memoria c'è posto per tante e tante cose, spesso inutili. Ci sia la
Parola e la memoria profumata del nostro Dio..
3.3. Pregare la Parola
Una proposta che faccio da anni è quella di "pregare la
Parola". Tante volte mi son sentito chiedere: "Cosa posso fare per pregare? Come
pregare?". Anche i discepoli lo chiesero a Gesù in Lc 11.
Questa è una proposta semplice, ma fatta a tutti i credenti nella Chiesa:
preghiamo ripetendo la Parola, ruminando la Parola.
A questo proposito, pur stimando a valorizzando la Liturgia delle Ore, da anni
sono dispiaciuto che la Chiesa proponga una preghiera quotidiana sostanziata per
un buon 80% di preghiere dell'Antico Testamento.
Propongo di riformare la preghiera ufficiale invertendo gli apporti, un salmo e
un cantico dell'Antico Testamento e almeno cinque brani del Nuovo Testamento.
Ogni giorno, ad esempio, io metterei le Beatitudini, qualcosa del discorso
ecclesiastico (Mt 18), il prologo di Giovanni, l'amore come regola di vita,
ecc..
Per fare questo ho proposto (e scritto un libro) di mettere anche i brani di
prosa in forma salmodica, in modo da pregare nella stessa maniera sia le poesie
che le parole del Signore..
Comunque la mettiamo, ascolto, canto, salmodia, insegnamento, lettura
silenziosa, dialogo, non importa il come, ma importa la sostanza: pregare Dio
con le parole che lui stesso ci ha detto tramite il suo Spirito che ha soffiato
nel cuore di persone credenti come noi, le quali hanno dato veste storica alla
sua Parola eterna..
3.4. Parola per Istituzione e Profezia (Evangelio sine glossa)
Uno dei punti qualificanti per la riforma della Chiesa è
quello di prendere sul serio il dono della profezia e gli altri doni vicino al
dono dell'istituzione.
Analogamente va presa la Parola come fondamento, supporto e anima di tutti gli
ambiti di vita e di attività dei credenti. In particolare, la Parola va presa il
più possibile in modo integrale, anche se sconvolge, anche se sembra impossibile
da praticare. Perché ci apre al 'Totalmente-Altro', addirittura nella nostra
vita.
La Parola fonda una comunità ordinata, cui sono preposte delle guide ordinate,
cioè l'istituzione; e la stessa Parola fonda le esistenze profetiche di coloro
che con la parola e con l'esempio spingono la comunità a convertirsi ogni
momento alle esigenze del Regno, spingono la stessa istituzione continuamente
verso le sue motivazioni più vere, la fede e l'amore, leggono la presenza del
Signore, della verità e della giustizia nella storia, e chiedono di vivere
secondo quella esistenza nuova, rinnovata e rinnovante che scaturisce dalla
sequela del Cristo.
"Evangelio sine glossa", "Vangelo senza commento", gridava Francesco d'Assisi,
una delle punte di diamante della Chiesa profetica: Gesù Cristo va preso sul
serio, non edulcorato, non addolcito e privato di ogni mordente.. Ama il tuo
nemico, non solo sopporta, non solo aiuta, non solo non ricambiare l'odio.. E se
non ci riesci, questa rimane la Parola per te, il punto luminoso verso cui
convertirti e camminare ogni giorno e che ti sarà donato dall'amore
onnipotente..
3.5. Parola Comunicazione (di Dio e tra noi)
Accogliere la Parola è anche accogliere che il rapporto
tra Dio e noi e tra noi sia parola, cioè comunicazione, cioè apertura e
incontro.
Per milioni di anni la divinità è stata lontana dagli uomini, in comunicazione
vera o presunta con i suoi fedeli solo attraverso mediatori. Per milioni di anni
la comunicazione di volontà tra gli uomini è stata più affidata alla clava o
alla spada o alla bomba atomica che alla parola, al mettersi in gioco nel
rivelare se stessi e chiedere agli altri una apertura che può essere solo
donata, gli uni agli altri..
Ora, in un mondo spesso chiuso alla vera comunicazione fra le persone, Dio si
"squaderna" (come dice Dante) nella comunicazione. Il mistero, dice Paolo,
nascosto da secoli, oggi è rivelato sul volto di Cristo e nostro compito è
conoscerlo, amarlo, immergerci in esso. Ed è iniziata così, dentro la storia
degli uomini, la storia della salvezza con cui Dio si apre a noi e chiede a noi
di aprirci a lui, di dialogare, di ascoltare e lodare..
Così la comunicazione deve essere l'aspetto visibile del fare comunità in mezzo
a questa società. Uomini e donne dell'ascolto, del mettersi in gioco nella
comunicazione, nel donare una verità, che sentiamo essere decisiva per il mondo,
e insieme scoprire che lo Spirito getta a piene mani semi di verità
bellezza e giustizia anche tra coloro che non credono, almeno coscientemente..
Accogliere la comunicazione di Dio in Cristo, e farci comunicatori tra gli
uomini, in quel kerygma, annuncio pubblico e coraggioso a tutti, di
quell'evangelo che contiene una speranza decisiva per tutti noi..