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4 - Passare dal Paganesimo al Cristianesimo

4.1. Prendiamo atto dei meccanismi che sono dentro di noi tra consapevolezza e inconscio

Per secoli e secoli la nostra Chiesa Cattolica, fiduciosa nel principio che lo Spirito diffonde i suoi "semi della ragione di Dio" (spermata tou logou) in tutti gli uomini e in tutte le culture, e confidando anche nel detto di Paolo "osservate ogni cosa e ritenete ciò che è buono", ha adottato la tecnica di "assumere e cristianizzare", portando "a compimento e pienezza", tanti modi di pensare e di agire che ha trovato negli uomini, nelle situazioni e nelle tradizioni tra le quali è vissuta e si è diffusa.

Se questo come principio può essere ricco e fecondo, occorre però, specialmente oggi, prendere coscienza che un conto è "ciò che si dice" e un conto è "ciò che si afferma" (in maniera esplicita o più spesso implicita). Mi spiego meglio: Io posso dire con la bocca che intendo fare un'azione per un certo motivo, ma non mi accorgo, o non voglio accorgermi, che in realtà faccio quell'azione per secondi fini, spesso non dichiarati, o perché essa nasce e fa parte di un mondo scritto dentro di me, molto più vecchio di me e che "mi porta" addirittura indipendentemente da me.

Facciamo un esempio semplice. Da tempo immemorabile il fedele che si accosta a qualcosa di sacro deve essere "degno" di quel sacro cui si accosta, pena la morte. Oggi che noi ci accostiamo al pane e al vino consacrati, che invece sono per "i peccatori e le prostitute" come il cibo che spesso condivideva Gesù, pensiamo più all'esserne "degni" (almeno ritualmente e moralmente) o a rendere grazie di un dono gratuito che ci sopravanza da ogni parte e di cui mai saremmo degni? E poi: se quel pane è sacramento di un amore che ama i nemici fino a farsi uccidere da loro senza contraccambiare l'odio, noi andiamo a ricevere quel pane disposti a contraccambiare questo amore e ad imitarlo, oppure, come è scritto nel ritualismo che ci portiamo dentro da secoli, l'importante è fare il gesto rituale, non certamente cambiare il cuore e la vita?

Non possiamo subito rallegrarci quando vediamo che qualcuno partecipa a qualche gesto o iniziativa di fede. Gesù ci chiede di verificare le motivazioni del cuore, la fede e la disponibilità alla conversione.. E questo partendo da noi stessi!

Uno dei primi compiti della riforma della Chiesa, che stiamo lanciando in queste pagine, deve essere quello che aiutare tutti a chiarire le vere motivazioni e i veri meccanismi che muovono i nostri cuori, perché arriviamo ad accettare non tanto e non solo i gesti di Gesù, ma le sue vere motivazioni e il suo cuore..

4.2. Paganesimo = Sacro "localizzato"

Una delle caratteristiche fondamentali della regione naturale (pagana) è che il sacro è localizzato, né più e né meno dell'umano. Come io vivo nel mio corpo animato dal mio spirito, così la stella Venere vive nel suo corpo ed è animata dal suo spirito. E così per gli antichi ogni cosa aveva il suo spirito vivente, gli alberi, le fonti, gli uccelli, il sole, la luna, ecc..

E per questo esisteva (ed esiste a tutt'oggi sotto tante forme!) la netta distinzione tra sacro e profano, tra tutto ciò che appartiene a quegli spiriti che non sono umani, simili a noi ma più potenti di noi (dèi, angeli, demoni, siano essi Giove o Saturno o la multinazionale, il pub, la tecnica...) e tutto ciò che è spazio di noi uomini (la mia casa, il mio corpo, la nostra comunità..)

E per essere influenzato in bene o in male dalla forza della divinità occorre venire in qualche modo a contatto con essa, che sarà benevola o adirata, producendo su di noi rispettivamente benessere o malessere e morte.

Tipico esempio di tutto questo sono le statue, considerate "luoghi" dello spirito del divino, riproducendone le forme. Per questo la statua del santo deve essere portata in processione davanti ad ogni porta nella fede paesana ad esempio dei paesi di Calabria: perché la casa venga a contatto con la forza del dio. Per questo vogliamo toccare le reliquie del santo, o andare nel santuario dove il santo si è manifestato. Quel "luogo" del santo certamente - si pensa, consciamente o inconsciamente - è abitato molto di più degli altri luoghi della sua presenza e della sua potenza..

Gesù invece ha indicato solo il cuore come "luogo" di Dio, per cui non conta stare nel tempo eccelso o nella cameretta; e alla sua morte il velo del tempo, che separa lo spazio degli uomini (cortile) dallo spazio di Dio (Santo dei Santi) si spezza per sempre e Dio invade il mondo e il mondo è impregnato di Dio, per cui tutto è santo e tutto è profano, tutto rivela Dio e tutto lo nasconde: dipende da ciò che veramente manifesta o nasconde, cioè l'amore o l'odio e l'indifferenza..

4.3. Siamo consapevoli che Gesù è più la rottura che la continuità

E' vero che nel Vangelo di Matteo Gesù dice che è venuto "a portare a pienezza" tutto quanto lo ha preceduto, Ma è anche vero che la sua voce si leva in contrapposizione "vi è stato detto.. ma io vi dico", ed è anche vero che il suo grido iniziale e definitivo è "Convertitevi e date credito all'annuncio che io vi faccio, al Vangelo".

Gesù rappresenta la continuità, perché tutto quanto lo ha preceduto, è servito a prepararlo, ci ha fornito strumenti di conoscenza e di valutazione, ci ha guidati, come maestro elementare (il "pedagogo" di cui parla Paolo) fino ad un certo punto. E non si torna indietro.

Ma egli è la rottura perché la sua rivelazione e il suo amore sono infinitamente superiori: non chiede più un po' di tempo, qualche animale, l'osservanza di qualche regola, ma chiede un amore con tutto il cuore, di arrivare ad amare i nemici, di avere una fiducia senza limiti in un Dio scandalosamente vissuto come "babbo".

E insieme egli dichiara che i tanti adempimenti della religione prima di lui, pagana o ebraica che sia, sono obsoleti, inutili, quasi tutti da rigettare, per una libertà di amare e di agire senza limiti. Tutto è libertà eppure noi siamo schiavi dell'amore, tutto è nostro, ma noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio.

4.4. In questo campo occorre una vigilanza e una conversione continua

Riformare la Chiesa in questo campo vuol dire monitoraggio continuo delle motivazioni vere per cui facciamo le cose, dalle più banali alle più importanti. Perché la motivazione più vera e più vicina a Gesù sia quella predominante, anche se i passi delle persone del Popolo di Dio non sono tutti uguali, e può essere gesto di attenzione aiutare qualche persona a camminare laddove si trova, nei suoi pensieri e pregiudizi.

Il cristiano vero non è mai intransigente, perché le persone sono al primo posto; e insieme il cristiano vero mette in questione prima se stesso, le sue cose, le sue scelte, le sue vedute; e infine il cristiano vero guarda sempre all'ideale e lo propone incessantemente, incarnato nel volto e nella storia e nel pensiero di Gesù Cristo. Non ci siamo arrivati? Non importa. Purché vigiliamo e ci convertiamo a camminare verso quell'ideale..

4.5. La terribile tentazione di sostituire la vita con il rito

Prendiamo ad esempio quella che è oggi definita da molti la "divina liturgia". In un certo discorso ideale, in un "come dovrebbe essere", indubbiamente la lode struttura e consapevole di Dio quale è la ricca preghiera ufficiale della Chiesa (la "liturgia") può essere considerata e vissuta come il culmine della vita del cristiano, anticipo di quella liturgia senza fine che sarà la lode eterna di Dio, e fonte di motivazione, di forza e di gioia per la vita quotidiana di tutti noi..

Ma non possiamo nasconderci che per secoli non è stato così e che oggi non è così per il 99% dei credenti. Per quasi tutti i cristiani il Cristianesimo = ambito dei preti e pratica di fede = andare alla Messa accompagnata a qualche precetto di vita, più vicino ai comandamenti dell'Antico Testamento che ai precetti dati da Gesù nel Nuovo.

Prendiamo ad esempio le nostre domeniche. Quanti cristiani pensano che andare a Messa non è "santificare" il giorno della festa, se insieme non ci si riposa, non si dà spazio alla comunità familiare ed ecclesiale, non si fanno gesti di carità e accoglienza per i poveri?
Per quanti la Messa "è anche troppo"? E per quanti nemmeno quello?
Non rischiamo di vivere "alla maniera dei pagani" noi che siamo venuti alla fede?
Quanti di noi dedicano la domenica ad andare in giro a trovare gli ammalati, a parlare di Gesù e del suo amore, a visitare persone sole, ecc.. ecc..?
Dunque la vita - perché il Cristianesimo è una vita - è sostituita (quando va bene!) dal rito, e questo è principalmente Paganesimo, non Cristianesimo. Non occorre essere cristiani: si può essere Giudei al Tempio, Romani nel Pantheon, buddisti in pagoda o in meditazione, ecc..

4.6. La religione del cuore

Gesù rimanda ognuno di noi al suo "centro perduto", al cuore, all'interiorità dove, come dice Agostino, "abita la Verità". Passare da strutture mentali pagane alla nuova impostazione cristiana è passare dal "che cosa" al "come", da regole, gesti e riti (che sono stati definiti dai teologi "la religione") all'amore, alla vita, al coinvolgimento profondo di sé nella relazione con Dio e con gli altri (che i teologi chiamano "fede").

A livello umano occorre che siano i valori a guidare e ispirare la vita; a livello di fede, occorre che sia il credere e l'amare a sostanziare ogni momento, ogni scelta, ogni progetto..

Noi lasceremo definitivamente il Paganesimo solo se come Abramo usciremo della nostra terra umana, fatta di calcoli e di egoismi, fatta di steccati e di apparenti certezze, fatta di potere, di sfruttamento e di contrapposizione. Occorre lasciare un modo di intendere per un'altra sensibilità, quella di Gesù e di tutta la storia che in lui arriva a pienezza.

Non è sulle leggi che si costruisce il futuro. La Legge è di pietra e va bene quando non c'è altro. Ma l'amore è fuoco, è vivacità, è futuro. Non l'amore che prende, ma l'amore di Dio, l'amore che dà, che non fa calcoli, che mette le persone prima delle cose, l'uomo prima del sabato e il servizio prima del rito..

Anche se il cuore sa e deve saper cantare, lodare, ringraziare.. E allora il rito e il gesto simbolico, in cui principalmente consiste la religiosità pagana, può e deve essere riscattato nel contesto di una vita, di cui è un momento e non tutto ciò che "si deve" alla religione!