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| 6 - Spezziamo il pane in comunità e in famiglia |
6.1. Atti 2,42-48: in comunità e in famiglia
Questo punto di riflessioni e proposte per la riforma
della Chiesa è dedicato ad una "scoperta" che ho fatto qualche tempo e che mi ha
un po' sconvolto. Scoperta non perché lo abbia capito solo io in tutti i secoli,
ma perché nessuno me lo aveva detto. Ora affido tutto a tutta la comunità
ecclesiale perché, come su tutti gli altri punti di queste mie trattazioni, ne
verifichi la consistenza ed eventualmente prenda decisioni sul come cambiare la
propria prassi di vita.
Si sa che il verbo greco "klaio" (spezzare) è l'espressione divenuta tecnica per
indicare lo "spezzare il pane" fatto da Gesù, e quindi l'Eucaristia nel suo
darsi (in Lc 24,30 al termine dell'episodio dei discepoli di Emmaus Luca dice di
lui "klasas" = dopo averlo spezzato).
Ora in At 2,42 si dice che tutti i credenti partecipano "assiduamente", tra le
altre cose, alla frazione del pane ("teh klàsei tou àartou" = allo spezzare il
pane) e tutti ragionevolmente abbiamo interpretato da sempre che si tratti
dell'Eucaristia presieduta dagli Apostoli, perché un'altra cosa cui
partecipavano (messa per prima!) era l'insegnamento degli Apostoli, anche se, se
vogliamo essere precisi, non si dice che gli Apostoli "consacrassero" e poi
"spezzassero" il pane. (e anche nell'episodio del congedo di Paolo dalla
comunità di Troade - At 20,7 - si parla che "ci eravamo riuniti per spezzare il
pane", ma di Paolo si racconta solo che parla e non che "consacra" o "spezza" il
pane).
Ma veniamo alla novità. Leggiamo il versetto At 2,46: "Ogni giorno frequentavano
tutti insieme il tempio e spezzavano il pane nelle case, prendendo il cibo con
gioia e semplicità di cuore". Ora perché si è sempre detto e interpretato che i
credenti "mangiavano con gioia nelle case". Non c'è forse qualcosa di più, cioè
l'inciso "klàntes te kat'oikon àrton" che guarda caso ha di nuovo il termine
tecnico "klaio"? E come non notare che sono due azioni e non una sola, spezzare
il pane e prendere il cibo con gioia. Come sono due momenti distinti dell'ultima
Cena e della cena ebraica spezzare "quel" pane e fare il resto della cena.
Cosa potrebbe voler dire tutto questo? Esorto la mia Chiesa ha considerarlo a
fondo e seriamente, e a farlo considerare dai più grandi teologi, se non l'hanno
già fatto e io non lo so.
Non potrebbe significare che le famiglie facevano ogni giorno a casa quello che
si faceva, forse non ogni giorno, in comunità, vere chiese domestiche come da
sempre diciamo?
E chi era che spezzava il pane facendo memoria del Signore se non il capo
famiglia, secondo la tradizione consolidata presso gli Ebrei (e presso gli
antichi tutti) e facendo di quella Eucaristia il fondamento teologico,
spirituale di fede della famiglia?
Ora capiamo che se questo fosse vero, di quante Eucaristie l'organizzazione
ecclesiale avrebbe "defraudato" i credenti?
6.2. Prassi di fede e autorità nella Chiesa
Io continuo a dire e a sostenere che chi alla fine deve
decidere il da farsi non sono io, o chi è come me, laico nella comunità, ma
devono essere gli uomini investiti del servizio dell'istituzione e del governo
della Chiesa.
Ma se scoprissimo che fosse vero quanto detto sopra, come potrebbero i pastori
della Chiesa accollarsi la responsabilità di togliere ai fedeli quello che
nativamente loro appartiene?
Certamente vale la pena di rifletterci su, di confrontarci, di cercare, di
capire e di decidere.. Almeno questo!