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7 - Prendete e mangiatene/bevetene tutti

A proposito di quel "tutti" ci sono due ordini di riflessioni e di prassi che qui vorrei suggerire. Il primo riguarda le abitudini "rituali" della Chiesa, espressione comunque di una mentalità.
E il secondo riguarda qualcosa di molto più serio, cioè, partendo dal fatto che anche Giuda ha fatto la comunione nell'ultima cena, e che l'Eucaristia Gesù l'ha istituita "per il perdono dei peccati", forse è da rivedere a fondo il rapporto tra Eucaristia e purezza morale, rituale e legale. La Comunione è un "premio per i buoni" o una "medicina" per tutti?

A. "TUTTI": LA CONSISTENZA CONCRETA DEI SEGNI SACRAMENTALI

7.1. Se "tutti", perché non tutti?

Questo punto di proposta di riforma è estremamente semplice, ma poi forse alla fine non tanto!
Mi riferisco al disagio che provo quando assisto alle Eucaristie in cui il presidente dice "Prendete e mangiatene tutti.. prendete e bevetene tutti.." cioè le parole di Gesù alla consacrazione, e poi solo il presidente (normalmente) beve dal calice, e poi tanta gente non fa la Comunione (come si dice).
Perché non si obbedisce ad un comando così esplicito di Gesù? Per convenienza, si dice, quasi che Gesù, poveretto, sia con la testa fra le nuvole e non sappia quello che è conveniente!
Per quanto invece riguarda chi non si accosta a ricevere il sacramento del Signore, mi assomigliano tanto a delle persone invitate a cena che parlano e salutano e poi al momento di mangiare dicono "no, grazie..". Cosa sono andate a fare alla cena?
Ah, dimenticavo, nella concezione dominante rituale-obbligatoria che si ha della Messa, l'importante è fare presenza. Non si pensa né al prima, né al dopo, e il comando del Signore in fondo è marginale..

Non è ora di rivedere queste cose, pur così semplici e banali, ad una prima considerazione, ma che rivelano invece una interpretazione di fondo del nostro rapporto con Dio e tra noi veramente diverso da quello che vuole Gesù.

7.2. La densità del segno. Se segno è, che segno sia e vero!

In una religione del cuore, dove i segni non sono necessari, e quindi sono totalmente gratuiti, dove l'espressione simbolica deve avere l'unica preoccupazione di dare dimensione spazio-temporale a quello che vive nel cuore, io credo che i segni o non si fanno, o se si pongono, si pongano bene, nella ricchezza della loro incarnazione nel tempo e nello spazio, negli oggetti e nelle parole..

Io per esempio, a rigore di termini, non mi posso dire "battezzato", perché "battezzato" dal greco vuol dire "immerso" e io non sono stato immerso nel segno dell'acqua, ma solo un po' d'acqua è stata spruzzata su di me. Perché necessariamente quel gesto vuol dire che siamo stati immersi, se non perché l'autorità della Chiesa ce lo garantisce? Ma in questo modo potremmo anche non fare nessun segno, bastano le parole, e sarebbe meglio. Per il semplice fatto che il segno ridotto ai minimi termini potrebbe nascondere l'insidia pagana dell'efficacia del rito, cioè l'importante è porre il rito, anche parzialmente, perché basta che l'acqua benedetta "tocchi" e il miracolo avviene. Mentre invece il miracolo dell'immersione è l'unione al Cristo morto e risorto che avviene con la fede nel cuore dell'uomo: tecnicamente parlando se tu credi e confessi il Cristo tu sei "immerso" in lui anche senza acqua (leggiamo Rm 10,7).

Allora io dico: vogliamo fare dei segni, liberi e insieme significativi? Facciamoli e curiamoli in tutta la loro densità, magari con quella discrezione che è propria della liturgia latina, così cara alla tradizione della nostra chiesa occidentale, e lasciando liberi altri, di altra sensibilità e di altra cultura di esprimere la fede come meglio credono e possono...

E così interrogarci sul rinnovamento dei riti che siano sempre espressione del cuore e non formalità vuote, porre gesti "saporiti", "pieni", ricchi sia a livello umano, oltre che cristiano. Mi è sempre piaciuta l'immagine del "Dio dallo splendore del sole mediterraneo" come lo sentiva Bonhoeffer! Vogliamo benedire con l'acqua? Sia acqua e non un aspersorio piccolo e rachitico! Vogliamo spezzare il pane, sia un bel pezzo di pane e non il suo "riassunto" nella piccola ostia, con la quale non puoi realizzare il "masticare" di cui parla Giovanni 6!

Al limite facevano molto meglio nella chiesa antica quando licenziavano dopo la liturgia della Parola tutti quelli che a vari titoli non avrebbero partecipato allo spezzare del pane, e la Messa aveva due "Andate, è il congedo" (ite, missa est), uno dopo le preghiere dei fedeli e uno alla fine!


B. "TUTTI": COMUNIONE E ASSENZA DI PECCATO

7.3. Le situazioni di "peccato" e il divieto di accostarsi a ricevere l'Eucaristia

Ancor oggi a tutta una serie di persone, i cosiddetti "pubblici peccatori", che vivono permanentemente in "situazioni di peccato" viene negata la partecipazione all'Eucaristia.. Pensiamo alla classica situazione, sempre più frequente, dei conviventi, e dei divorziati risposati..
Questa cosa mi disturba sempre di più, da parecchio tempo a questa parte, da prima che lasciassi il mio servizio presbiterale per il servizio laicale che cerco di svolgere a tutt'oggi..
Anche su questo argomento non ho ricette e non voglio per principio andare contro la prassi della mia Chiesa. Voglio solo attirare l'attenzione della mia e nostra Chiesa su una serie di considerazioni che ai miei occhi hanno avuto la forza di pormi il problema e di essere orientato, se dipendesse da me, ad altre soluzioni..
Si tratta ovviamente di cose offerte ancora una volta alla ricerca, al dialogo appassionato di tutta la nostra Chiesa. Che non dovrebbe più eludere certe ricerche anche scomode..

7.4. Alcuni fatti da considerare e tenere presenti

Prendiamo in esame quattro fatti, semplicemente:

1) "Prendete, mangiatene e bevetene tutti": quella sera Gesù non fece eccezioni, non fece sconti, non eccettuò nessuno. A tutti si offriva nel suo amore, "fino alla fine": servo di tutti, salvatore di tutti.. Poteva dire semplicemente "Prendete e mangiate": era ovvio che si riferiva ai "tutti" che erano presenti...

2) E aggiungo che in quei "tutti" era compreso anche Giuda, verso il quale egli fece anche un gesto di predilezione particolare, offrendogli il "boccone della predilezione". Quale Papa, quale vescovo, quale "sacerdote", diciamocelo chiaramente, in quella situazione non avrebbe detto a Giuda "tu esci, e poi darò la Comunione ai miei discepoli"? E invece lui no: diede il suo pane e il suo vino a Giuda, che lo avrebbe tradito, e a Pietro che lo avrebbe rinnegato, e agli altri che sarebbero fuggiti.. Perché il suo pane era un offerta e un dono di amore da parte sua, non un "baratto" tra il dono di Dio e l'impegno religioso dell'uomo.. Non era più il sangue di capri e di agnelli..

3) Mi hanno fatto sempre pensare in modo particolare le parole che vengono tramandate come dette sul sangue, sangue della Nuova Alleanza: "per la remissione dei peccati". Dunque chi beve quel sangue riceve in dono, se solo è disponibile, la remissione dei peccati. I suoi peccati non vengono considerati, egli è rinnovato.. Se i peccati sono già rimessi, quando ci si accosta all'Eucaristia, quali peccati rimette il suo sangue?

4) Mi ha fatto sempre pensare anche un elemento più esterno, storico. Si tratta della prassi penitenziale della Chiesa, così varia e diversa di secolo in secolo. Un sacramento che si direbbe con una frase usata nel gergo quotidiano "non ha pace".. Ora se il collegamento tra la riconciliazione sacramentale e l'Eucaristia fosse così stretto e necessario, perché la sua considerazione teologica e la sua prassi ecclesiale ha oscillato così tanto, legata piuttosto a considerazioni di altro ordine che non fossero legate al dinamismo proprio della rivelazione cristiana, o per lo meno non vi fosse legata in maniera così stretta?

Anche su questo punto dunque sarebbe bene che la nostra Chiesa riprenda seriamente il cammino di ricerca..

7.5. A Cristo Salvatore ci si deve accostare solo se se ne è "degni"?

Certa è una cosa, da cui bisogna assolutamente partire: Cristo è il Salvatore, dovunque e sempre. E non possiamo impedire alla gente di andare da lui, se anche soltanto un po' sente il bisogno di lui. Sarebbe come dire "tu hai una ferita mortale: prima guarisciti e poi potrai andare dal Medico!". E invece l'incontro personale con il Risorto, così come accaduto lungo le strade della Palestina, non è e non può e non deve essere negato a nessuno, nemmeno ai peccatori, ai pubblicani, alle prostitute, agli avari, insomma a nessuno! E sarà lui a parlare al cuore, e a convertirlo alle esigenze del Regno, perché sia vero il suo comando "va' e non peccare più". Ma prima non sarà forse la sua spalla a portare la pecorella che si è allontanata e smarrita?

Se dipendeva da noi, avremmo forse dato il Paradiso immediato al ladrone sulla croce, avremmo perdonato l'adultera, avremmo inondato
di pace il cuore della peccatrice al banchetto di Simone fariseo? Non credo proprio..

Mi si potrebbe dire (di fatto mi si dice): ma basta prima confessarsi.. C'è apposta il sacramento della riconciliazione..

A parte la natura del sacramento della riconciliazione, a parte la situazione in cui una persona si trova e per la quale può non "poter ricevere" l'assoluzione, non è forse vero che indipendentemente da ogni condizione Cristo è il nostro Salvatore, come lo era per Giuda, per Pietro e per tutti quelli che incontrava? Facciamo un solo esempio: se uno non riesce a cambiare vita, oppure non la vuol cambiare perché per la sua coscienza non è in peccato, oppure si vergogna di andare da un uomo come lui a parlare di sé, ecc.. ecc.. forse che allora gli dobbiamo impedire di "andare" al Cristo?
E poi parliamoci chiaro: forse che chi sentenzia che un divorziato risposato non "può" accostarsi all'Eucaristia, al pane della vita, al prendere forza per una eventuale conversione, forse che lui è più "pulito"?
Pensiamo ai peccati di pensiero, pensiamo ai peccati di avarizia, pensiamo ai peccati di desiderio, pensiamo ai peccati di non amare i nemici, di omissione di bene, ecc.. ecc.. Veramente chi si può considerare "puro" per andare a mangiare il corpo di Cristo? Forse perché certi peccati "non si vedono" che sono meno peccati? Facile battersi il petto, e dire "Non sono degno" e poi accostarsi comunque a ricevere il Corpo di Cristo... facile gettare pesi sulle spalle degli altri...
Capisco che può non provare niente ma mi colpisce il fatto della guarigione del lebbroso: prima Gesù lo guarisce e poi, solo poi, lo "spedisce" dal sacerdote perché testimoni la sua guarigione (Mt 8,2-4). Prima è il rapporto incondizionato con il Signore, e poi il rapporto con la comunità. Ambedue importanti, ambedue forse necessari. Ma certamente il più importante è il rapporto del malato con il medico.. E cosa ne sappiamo noi se nel segreto della sua coscienza ognuno incontrando il Medico della sua vita con amore e disponibilità, come il pubblicano della parabola, non sia "giustificato" da lui, prima che intervenga la comunità, comunque autorizzata dallo stesso Signore?

E mi colpisce anche un'altra osservazione: in 1Co 11 Paolo dice che "chi non discerne il Corpo e il sangue di Cristo, mangia e beve la propria condanna" (1Co 11,29). Però è possibile che uno lo faccia! Dovremo quindi spiegare che chi è in peccato mangia e beve la sua condanna, se disprezza quello che riceve. Ma spesso, lo so per esperienza, si tratta di ben povera gente, di gente che ha un sincero sentimento di fede, molto più di tanti preti che ho conosciuto! E allora, diamo retta al rovesciamento evangelico, agli spazi del cuore, alla relazione personale oppure alla legge, e ancora una volta alla lettera che uccide?

Mi consola un fatto. Si parla sempre, nella nostra Chiesa Cattolica, del "senso di fede del popolo di Dio". Ebbene guardiamolo lì il nostro popolo di Dio. Alla faccia dei preti che ogni tanto ripetono che "non ci si può accostare alla comunione senza confessarsi", essi si accostano numerosi a ricevere il sacramento che è anche per la remissione dei loro peccati. Senso di fede del popolo di Dio oppure, quando la cosa non ci fa comodo, solo comportamento di popolo ignorante?

Tutto questo discorso non vuol dire che la remissione dei peccati non esiste più!

Ma forse sono da percorrere strade diverse per dare ad ogni sacramento la sua dignità e il suo ruolo..