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| 8 - Per una nuova comprensione della "presenza" di Cristo nell'Eucaristia ("transustanziazione" e altro) |
8.1. La "transustanziazione" come parola usata per parlare della presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia
Parliamo di "transustanziazione". E' ora di riprendere il cammino anche su questo. Da tempi e secoli ripetiamo gli stessi concetti, gli stessi modi di dire, fissati per noi dalla ricerca di tanti testimoni e teologi. Ma è cambiato il modo di pensare, è cambiato il livello di scienza, sono cambiati i presupposti antropologici: l'uomo interpreta diversamente se stesso e il suo mondo. Se non vogliamo ripetere parole che suonano semplicemente vuote per chi le sente, dobbiamo rimetterci in cammino.
E' un tema su cui la lunghezza
del dialogo e della ricerca è d'obbligo, io credo. Come pure la pazienza nei
riguardi degli altri. Come pure il coraggio di formulare ipotesi nuove.La paura di "cadere
nell'eresia", io credo, fa in modo che semplicemente la maggior parte dei
credenti della nostra Chiesa, preti e vescovi compresi, si interessino quel
tanto e non più alla comprensione del "mistero".
E se dicessi che oggi le
parole usate dai nostri padri per parlare dell'Eucaristia, della presenza reale
del Cristo nel pane e nel vino trattati con il suo gesto, rischiano di non
"dire" più quello che dicevano nel 1500 quando il Concilio di Trento
le scelse come quelle che meglio potevano far comprendere qualcosa del mistero
che avviene nella consacrazione del pane e del vino come Corpo e Sangue del
Signore?
Ricordo di aver posto questo problema nell'ormai lontano 1974, l'anno prima di essere ordinato presbitero, al mio vescovo di allora, mons. Costanzo Micci, nella piccola sagrestia della chiesa parrocchiale di Cartoceto (PU). E la sua risposta fu quella di molti altri dopo di lui: "E' un terreno difficile. Meglio non indagare. Atteniamoci a quanto ci dice la Chiesa" e cose simili.
Ma qual è (almeno secondo me) il problema?
Da una parte restano le parole
del Signore Gesù "Questo è il mio corpo", sul pane, e "questo è il mio sangue
della nuova alleanza", sul vino.. E la Chiesa Cattolica, la nostra Chiesa, ha
deciso, da sempre, di accogliere queste parole per come suonano, semplicemente:
pane che è corpo, vino che è sangue, corpo del Cristo Risorto, sangue del Cristo
crocifisso una volta per sempre. Noi siamo "realisti" e rifiutiamo ogni
"simbolismo" di qualsiasi genere. Né accettiamo traduzioni "manipolate", del
tipo "Questo pane simboleggia, rappresenta il mio corpo"..
Ma che cosa "vuol dire" che
quel pane è il suo corpo? Perché è evidente che in quel pane non ci sono tanti
"Gesù piccolini" dentro.. Né è pensabile ad un gesto di "cannibalismo sacro"..
A complicare e cose, se siamo
attenti, ci sono tante interpretazioni, le più diverse, lungo la storia della
tradizione della nostra Chiesa, ma prima fra tutte è quella di Paolo, nella
Parola di Dio, che usa la stessa espressione "Corpo di Cristo" anche per la
Chiesa del Cristo. E ci scommetto che nel loro cuore quasi tutti i cristiani di
tutti i secoli sono stati disposti a leggere questa come un immagine, un
simbolo, mentre quella come una realtà vera e tangibile! Ma perché?
E allora ecco spuntare, lungo
i secoli, la "parolina magica" che dovrebbe "spiegare" ogni cosa:
transustanziazione. Secondo la fisica insegnata da Aristotele, ben conosciuta in
tutto il mondo fino ai nostri giorni, occorre distinguere, in ogni corpo, la
"sostanza" (quello per cui un corpo è quel corpo, quello per cui il pane è pane
e il vino è vino e un cavallo è cavallo) e gli "accidenti" (dal latino
"accidere" "capitare", letteralmente "quello che può capitare e non, può esserci
e non esserci"), come il colore, il sapore, l'odore, le misure, ecc.. ecc.. E
mentre se manca la sostanza una cosa non esiste più come tale, se mancano o
variano le qualità la "cosa" rimane ancora.
Cosa succederebbe dunque nel
momento della "consacrazione" del pane e del vino, al pronunciare delle parole
di Cristo su di loro? Secondo la teoria della "transustanziazione" la sostanza
del pane e del vino (ciò per cui sono pane e vino) non ci sarebbe più, ci
sarebbe la sostanza del corpo glorificato di Cristo, mentre le apparenze
rimarrebbero intatte. Insomma, l'Eucaristia sarebbe un "miracolo" continuo,
praticamente contro il comportamento "normale" della natura. E per rendere
credibile questo miracolo si invoca la potenza del Cristo, Creatore e Redentore.
Ma in fondo, qual è il
significato di questa parola "obbligatoria" da ripetere per tutti i credenti
cattolici? E' che quel pane e quel vino non sono più quello che erano prima:
cibi come tutti gli altri, ma sono "veramente" il Cristo tra di noi.
E siccome pensavano il mondo e
le cose in quel modo, hanno pensato di trasferire quel modo di pensare alla
spiegazione di questo "mistero".
Perché - e questo è vero allora, oggi e sempre - noi uomini, immersi nella storia e nel cambiare continuo della sensibilità e del pensiero, siamo chiamati a cercare di "comprendere" il più possibile il "mistero", l'inconoscibile, il nostro Dio, "dentro" il nostro mondo. Ce lo ha insegnato lui con l'incarnazione della seconda Persona di Dio Trinità: l'inconoscibile si è fatto conoscere e vuole che lo conosciamo, alimentando la nostra ragione con l'apporto della nostra fede, perché non c'è e non ci deve essere contrasto, ma arricchimento fra le due dimensioni, ragione e fede.
Ora il problema specifico nasce per me, e questo lo rimugino da più di 40 anni!, dal fatto che gli antichi, fino a pochissimi anni fa, non conoscevano la struttura della materia. Non sapevano che un pane è pane perché è fatto di catene di molecole del pane, cioè fatte in una certa sequenza e in una certa organizzazione. Per cui se in laboratorio io cambio la struttura molecolare del pane, il pane diventa un'altra cosa. E anche i cosiddetti "accidenti" o "qualità" dipendono dalla struttura atomica e molecolare della superficie del corpi stessi.
Parlare seriamente di "transustanziazione" oggi vorrebbe dire che noi affermiamo che la struttura molecolare del pane e del vino consacrati, vista al microscopio elettronico, non sarebbe più, per esempio, carbonio, idrogeno, ossigeno, ma, non so, le proteine della carne di Gesù, o chissà cosa.. Perché quella cosa chiamata "sostanza" dagli antichi, che la chiamavano così senza conoscerla, oggi sappiamo che cos'è, ed è una cosa ben controllabile e riconoscibile..
Abbiamo dunque bisogno di
credere a questo mutamento, per affermare che quel pane "è" "corpo" di Cristo?
Non è forse ora di rimetterci
in cammino per "ri-comprendere" le parole del Signore dentro la nostra cultura?
Naturalmente senza la pretesa di essere esaustivo, voglio esporre alcuni elementi che negli anni ho identificato e che possono essere la base per una ricerca insieme su questo elemento così vitale per la nostra fede, il dono di Gesù Cristo nella Eucaristia.
8.2. "Corpo"?
Il primo elemento è chiedersi
seriamente che cosa "è" un "corpo"; cosa vuole dire "questo è il mio corpo". E
non pensiamo solo alla struttura fisica del corpo: sappiamo infatti ad esempio
che ogni sette anni tutte le cellule del nostro corpo sono cambiate o sono
morte.
E poi troppa filosofia
personalista ed esistenzialista è passata sulla coscienza dell'uomo dei tempi
moderni, per pensare il corpo solo in dimensione "fisicista". Cercar di capire che cosa è
veramente un "corpo" per noi penso sia un ottimo punto di partenza. Il corpo infatti è certamente
quel qualcosa di determinato nello spazio e nel tempo per cui "io" sono qui,
quel "qualcosa" per mezzo del quale interagisco con gli altri e con il mondo,
quel qualcosa che mi dà spazi di libertà e di movimento e insieme mi condiziona
e mi delimita.. Il corpo è sacramento della persona, è "presenza", è il mio
essere oggi, qui.
Chiesa, Corpo di Cristo:
quando siamo riuniti egli è oggi, qui, reso visibile e operante dal nostro
essere insieme nel suo nome, nel suo amore..
E allora cosa può voler dire
"Questo è il mio corpo?": sarà ora di cercare nella direzione verso cui tanti
teologi conciliari e post-conciliari ci hanno indirizzato, cioè non più la
"transustanziazione", ma, meglio, la "transfinalizzazione", o altro di questo
genere?
Perché per noi il corpo è
fisico, ma non solo, è anche simbolo, è capacità relazionale, è strumento di
amore, di sofferenza, di gioco, di disperazione...
8.3. Il "Corpo" del Cristo risorto e glorioso..
Un secondo elemento, una seconda pista da seguire per la nostra riflessione e i nostri (che spero numerosi) dialoghi, è quella del Cristo nel suo stato attuale. Troppa gente credente dimentica che Gesù è morto una volta per sempre, e ora vive, glorioso, presso il Padre, con il suo corpo reso spirituale e causa di salvezza eterna per chi crede in lui, fonte "fisica" di ogni benedizione da parte del Padre, nella potenza dello Spirito.Troppi credenti pensano che nell'ostia consacrata sia il "corpo" del Gesù che camminava per le strade polverose della Galilea, o del Gesù che è stato posto in croce. E non basta: pensare al Cristo glorioso, vuol dire pensare al Cristo che è nell'eternità. E l'eternità, per definizione, non ha tempo: è presente, è oggi. Quindi "corre parallela" al tempo, se così possiamo dire (e balbettiamo!). Quindi con la stessa verità possiamo dire che Cristo si è immolato ieri, si immola oggi e si immolerà domani. Perché in realtà egli si è offerto con un spirito "eterno" (Eb 9,14).Dunque: quale luce getta sulla realtà dell'Eucaristia il fatto che si tratta del corpo e del sangue di Cristo, che ha offerto se stesso una volta per sempre, in un punto della storia, ma che oggi "ri-presenta" quel dono nel nostro "fare memoria (memoriale)" della sua Pasqua?Corpo "fisico" o corpo "spirituale", "risorto", "glorificato".. Cosa vuol "dire" per la nostra povera testa?
8.4. C'è un nuovo orizzonte culturale e scientifico
L'ho detto sopra, e lo richiamo qui solo perché risulti in questo elenco di cose offerte alla nostra riflessione. Studiamo il passato, le sue formulazioni, i suoi sforzi, per cercar di capire quello che volevano "affermare" dentro quello che "dicevano". Perché anche nella storia del dogma (verità definite di fede) vale lo stesso principio di ogni parola umana: un conto è quello che si "dice" e le espressioni che si usano, e che possono essere legate ad un tempo e ad una cultura, e un conto quello che si vuole "affermare", il nucleo della propria affermazione, di come è "sentita la verità", e che può essere anche distante, anche se contenuto, dalle parole che si usano. E l'orizzonte culturale e scientifico è cambiato: sappiamo ben di più cosa è un corpo, sia a livello fisico, ma soprattutto a livello di significato, di simbolismo, di relazione prima di tutto.. E lontano da noi voler contrapporre scienza e fede in una sicuramente inutile contrapposizione!! D'altra parte il non voler spiegare, con buona pace dei "fideisti" non è nella miglior tradizione culturale, spirituale e teologica della Chiesa Cattolica! Il cervello non va usato contro Dio, con presunzione sciocca, ma va usato e come!
8.5. Il concetto e la realtà della "persona"
Oggi sempre di più tendiamo a non parlare più di anima e corpo, di dicotomia dell'uomo. Parliamo sempre più di "persona" centro vitale di desideri, voleri, decisioni, volto che si costruisce dentro una storia irripetibile, realtà in dialogo con Dio e con gli altri. E la persona ha i suoi aspetti spazio-temporali, corporei, e le sue dimensioni interiori, il suo corpo e il suo sangue, biblicamente parlando. Forse per interpretare le parole del Signore potrebbe essere molto interessante e significativo partire da un'analisi "personale", di dimensione "personale" del Cristo e dei credenti? Dio stesso è Persona, e Persone distinte sono in lui il Padre, il Figlio e lo Spirito.. Persona unica in due nature e il Figlio incarnato. Persone siamo noi.. E' una storia di persone.. "Fate questo in memoria di me": che orizzonti potrebbe aprire parlare come se avesse detto "fate questo come memoriale (memoria e attuazione) della mia persona"?
8.6. Presenza "reale"
Su questo siamo e rimaniamo d'accordo. Il Cristo dice di essere lì, e noi lo accettiamo, veneriamo, adoriamo e riconosciamo "lì". Gli sconti non ci piacciono. Semplicemente perché ci sembrano riduttivi, non ci sembrano dare ragione della profondità delle sue parole. Un semplice simbolo non può infrangere la barriera del tempo, dello spazio, della morte.. Sarebbe una nuova disperazione, come ce ne sono tante fra gli uomini. Egli ha vinto la morte: egli è qui! Non è simbolicamente qui. Egli è qui come è presso il Padre, come era a Gerusalemme, come era nel Cenacolo, come era sulla croce, come è presso il Padre.
Ma "reale" cosa vuol "dire" veramente?
Quale realtà della "presenza" del Cristo risorto lungo la strada che porta a Emmaus, dove non è riconosciuto da due discepoli che vivevano con lui fino a due giorni prima? E che dire di Maddalena nel giardino? E dei discepoli pescatori sul lago di Galilea?.. Dunque era lui, e non era lui.. e allora chi era? cosa era?
Indaghiamo.. indaghiamo.. non stanchiamoci. Il Signore vuole che mastichiamo duro, che non ci accontentiamo delle "pappine". San Paolo ce lo chiede chiaramente: crescete, non fermatevi al latte..
8.7. Dogma di fede e "confini" della ricerca
Qualcuno pensa di mettere un "veto" previo e insormontabile a ogni ricerca su questo campo come su altri della fede dicendo: "Questo è un dogma: si deve credere e non si deve discutere".
Ma che cos'è un dogma? Anche qui bisogna capire. A me è rimasta sempre nel cuore la spiegazione del mio professore di dogmatica, padre Valentino Natalini, ormai 35 anni fa. Diceva: esiste un nucleo che è il "mistero" nella sua infinita ricchezza e "indicibilità". Il "dogma" (che vuol dire in greco semplicemente "insegnamento") è una formulazione che la Chiesa si dà a conclusione di un lungo ciclo di dibattito sull'argomento per cercare di disegnare come un cerchio attorno al mistero. Come dire: questo è il minimo richiesto da affermare su questo argomento per essere credenti nella Chiesa Cattolica. Ma questo non vuol dire che in questa affermazione sia contenuto tutto il mistero, e tutti i possibili modi di intenderlo e di "umanizzarlo". Si tratta solo di andare avanti, di cercare ancora. Perché non ci basterà l'eternità per "comprendere" quello che ci è stato comunque rivelato.. Forse è ora, nella nostra Chiesa, di fare luce a tutti, non solo agli specialisti, anche su queste cose.. Perché il giogo non torni ad essere opprimente, da una parte, e perché non si perda la ricchezza della riflessione storica della Chiesa dall'altra...
8.8. "Sacramento"
Un'altra riflessione e ricerca che si impongono a noi credenti cattolici è senz'altro quella sul concetto di "sacramento". Troppi vescovi, preti, diaconi e credenti parlano dell'Eucaristia come di "Gesù" tout-court. Non dimentichiamo mai che quello è il sacramento del suo corpo e del suo sangue. Ora il sacramento è "segno e strumento", rivelazione e velazione insieme della realtà significata; è adeguato e sempre inadeguato a rappresentarla. E' il sacramento più santo, più sublime, per carità.. Ma è sempre un sacramento, cioè una realtà che inserita nelle dimensioni del tempo e dello spazio in qualche modo ci "collega" con la realtà eterna, senza tempo né spazio. Ma il sacramento non è ancora la "visione" che ci è promessa "faccia a faccia". E forse occorre riflettere che "cosificando" il sacramento si potrebbe rischiare di "feticizzare" anche l'Eucaristia. Ora l'Eucaristia non è un feticcio, non è un "luogo" del divino semplicemente, per cui (come è nella concezione pagana) chi la "tocca", chi viene a contatto con quel pane e quel vino, "automaticamente" riceve in sé il divino. Nulla di tutto questo! I sacramenti cristiani sono sempre segni e strumenti di un "avvenimento di salvezza" di un "accadimento di un incontro" tra Dio e noi, tra il Cristo risorto e glorificato e la nostra umanità. Ma fuori del dialogo di amore e di libertà il sacramento è al massimo solo "condanna" come dice con vigore Paolo in 1Co 11!!