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9 - Remissione dei peccati e Confessione

 

9.1. Un argomento e un sacramento certamente da riconsiderare

Non siamo d'accordo con me che il perdono dei peccati, il sacramento della riconciliazione abbia bisogno nella Chiesa, sia a livello di riflessione teorica che di prassi ecclesiale, di un lungo cammino di "ri-considerazione"? E' fin troppo evidente che quella che è una delle dimensioni fondamentali della fede, la misericordia e il perdono, "non funziona", oppure funziona, ma non all'interno degli schemi che da 2000 anni cerchiamo di darci..

Basta guardare la storia della penitenza ecclesiale: dal tempo dei Padri in cui il potere ufficiale di rimettere i peccati era esercitato dal vescovo e dalla chiesa riunita in comunione con lui solo per i tre peccati principali (adulterio, apostasia, omicidio), all'avvento della confessione personale con l'avvento dell'istituzione monastica, al sofferto collegamento con il sacramento dell'Eucaristia, alla riscoperta (poco scoperta!) della celebrazione comunitaria della Riconciliazione dopo il Concilio.. C'è qualcosa di irrisolto.. Forse non tanto nella teoria, così ben rispolverata, così ben congegnata.. Ma certamente nella pratica della vita quotidiana dei credenti.

9.2. Parola di Dio e confessione/remissione dei peccati

Io credo che la prima cosa da fare con coraggio sia quella di chiarire con precisione quello che troviamo scritto nella Parola di Dio. Dove è scritto per esempio che il potere di rimettere i peccati è affidato ad alcune persone nella Chiesa? Non troviamo scritto esattamente il contrario? A chi confessare i peccati? E cosa significa "confessare" e "rimettere" i peccati? E dove è scritto che "bisogna confessarsi prima di ricevere l'Eucaristia"? O addirittura che "bisogna confessare i peccati"?

 Prendiamo in esame i testi che troviamo nel Nuovo Testamento sulla confessione e remissione dei peccati. Mettiamo da parte almeno per un momento quello che "si è fatto sempre" (anche perché, lo abbiamo detto, non c'è stato un "sempre" nella prassi della nostra Chiesa).

1) Nel Padre nostro Gesù ci fa chiedere: "rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori" (Mt 6,12). Sembra quasi che nella preghiera noi esercitiamo quel potere che è dato a tutta la comunità in Mt 18,18ss: "a chi rimetterete i peccati saranno rimessi"..

2) Gesù ha il potere di rimettere i peccati: " Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora il paralitico, prendi il tuo letto e và a casa tua»(Mt 9,.6).

3) Gesù a Pietro: "E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli" (Mt 16,18-19).

4) Gesù a tutta la comunità dei discepoli: "In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,18-20).

5) Gesù ai discepoli (e non solo ai Dodici!, la sera di Pasqua) "a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Gv 20,23).

6) Remissione dei peccati mediante la fede in Cristo: "Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome" At 10,43). "Vi sia dunque noto, fratelli, che per opera di lui vi viene annunziata la remissione dei peccati" (At 13,38). "..ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l'eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me" (At 26,38). "..nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia" (Ef 1,7). "..per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati" (Cl 1,14).

7) Giacomo alle comunità credenti: "Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza" (Gc 5,16).

Basta questa serie di testi. Se noi fossimo dei credenti in Cristo non influenzati da secoli di riflessioni e di decisioni e dalla prassi corrente nella Chiesa, cosa diremmo? In che cosa consisterebbe il perdono dei peccati? E chi lo dovrebbe dare?

E' evidente, fin troppo, che
1) la remissione dei peccati è data da Dio, mediante la fede in Cristo, nel cuore di ogni uomo,
2) la remissione dei peccati è legata alla nostra pratica di perdonare gli altri
3) la remissione dei peccati è affidata a tutta la comunità dei credenti, che ha in Pietro il segno e strumento di unità, ma soprattutto che è Corpo di Cristo, Presenza del Cristo che unico rimette i peccati..
4) la confessione va fatta, casomai, a tutti i fratelli..

9.3. Il coraggio di fare scelte secondo il cuore di Dio in Cristo: il primato della misericordia

Ci sono dunque tutti i presupposti di un esercizio comunitario della riconciliazione dei peccatori con Dio. E questa riconciliazione si può fare evento visibile e comunitario, quindi sacramentale, laddove nei segni visibili del sacramento il dono eterno di Dio si fa storia, si applica a noi alla nostra esistenza, cambiandola totalmente dal di dentro e facendola nuova..

Ma nessun collegamento con l'Eucaristia, e nessun collegamento con il "confessore" e il "ministero" di uomini particolari! Certo, nelle sue scelte la comunità dei credenti può scegliere un modo o un altro di applicare il potere di rimettere i peccati conferitole da Cristo, ma dovremmo sempre sapere che è la comunità il primo soggetto di riconciliazione, non un ministro o, peggio, un "sacerdote". Non esistono intermediari e intermediazioni al di fuori del Cristo Mediatore, che rende la sua comunità mediatrice di grazia perché la rende suo Corpo, se stesso!

Coraggio, dunque! Io credo che il perdono sia la realtà più bella e profonda dell'evento Cristo, come pure sia la cosa più stupenda dell'esercizio dell'incontro fra esseri umani. L'amore, ad esempio, è niente nella sua componente di passione, nel suo dire (spesso superficiale) "ti amo", rispetto alla sua capacità, se è amore vero, di perdonare, di accogliere l'altro nella sua diversità e nel suo limite.
Ma la Chiesa Cattolica è chiamata a valorizzare, a vivificare questo dono ricevuto dal suo Signore, non a farlo languire, o addirittura renderlo inesistente per tanti dei suoi figli.
E un modo per renderlo vivo è forse quello che rifletterci a lungo, scoprire qual è l'essenziale e cosa non lo è, e come sempre non imporre "pesi inutili" sulle spalle della gente, portandola così a non praticare o addirittura a disprezzare qualcosa che invece appartiene alla sua natura più intima, più profonda, e più splendida: la misericordia di Dio in Cristo.

9.4. All'autorità della Chiesa, come sempre il diritto-dovere di decidere le forme concrete

Spetta all'autorità della Chiesa, all'istituzione, a chi svolge il servizio dell'autorità, dopo lungo e appassionato confronto con tutti i fratelli, decidere di volta in volta le forme concrete secondo cui vivere questo sacramento come qualsiasi altra cosa nella Chiesa. Ma la cosiddetta "prudenza pastorale" dei Pastori non dovrebbe prescindere troppo da quello che la riflessione e l'annuncio profetico mette in luce. Come sempre occorre una sintesi, non un esercizio di potere. Perché elementi di mentalità umana e anche pagana troppo spesso si infiltrano tra elementi sinceramente cristiani!
Può anche darsi che occorrano periodi di transizione, che occorra prima tanta formazione e qualche sperimentazione. Ma certamente non si può stare fermi. Anche perché la prassi generalizzata dei credenti battezzati va veramente in direzione diversa da quella insegnata dal Magistero e dai suoi documenti! E qui il "sensus fidei" del popolo cristiano c'entra niente?

9.5. Dal diritto romano alla parabola del padre misericordioso / figlio prodigo

Non è forse ora di rivedere a fondo la, per me nefasta, influenza del diritto romano sulla prassi cristiana della remissione dei peccati, tutta quella "fisica" del giusto e dell'ingiusto, della colpa, della pena, del danno e della giustizia retributiva? Non è forse ora di respirare "aria cristiana" vera, pura, genuina, senza i piccoli calcoli di noi uomini, dal cuore così piccolo e duro?

Guardiamo la parabola: al figlio che vorrebbe "confessare" i peccati e meritare con la sua confessione quello che ha perso col suo allontanarsi, il padre contrappone un abbraccio senza condizioni e senza limiti. Cosa importa al padre quello che ha fatto il figlio? A lui importa fare feste e reintegrare il più presto quel figlio nella sua dignità perduta..
Come sono lontani i tempi e la mentalità che, come ben ricordo fino a pochi anni fa, "seviziava" prima i preti e poi chi si confessava: quante volte, con chi, perché, tutti e singoli i peccati mortali, ecc..
Non è ora di superare il concetto romano di "giustizia", dove il confessore doveva svolgere il ruolo del giudice che poteva assolvere solo conoscendo tutto, peccati, elementi aggravanti o disaggravanti? Non è ora di tornare al concetto biblico di per-dono, di un dono senza limiti, che supera di molto qualunque impegno dell'uomo? Non è ora di tornare alla misericordia di Dio in Cristo, con tutta la sua scandalosa carità e disponibilità?

9.6. Forse dobbiamo imparare di più dalla Chiesa antica

Facciamo questa considerazione: sant'Agostino quasi sicuramente non si è mai confessato. E così milioni di credenti prima e dopo di lui. La remissione dei peccati era pubblica solo per apostasia, omicidio e adulterio. Per il resto si doveva perdonare con il cuore e chiedere a Dio di essere perdonati con la preghiera, segnatamente con il Padre Nostro.
Tutto questo non vuol dire niente?
E se, evangelicamente, la riconciliazione fosse solo per i peccati riconosciuti, su cui la comunità, e anche il singolo, invocano la misericordia di Dio in Cristo?
E se il rimettere-non rimettere di Gv 20 fosse proprio l'indicazione di un cammino di educazione delle persone all'interno della comunità?

Comunque sia, propongo alla Chiesa Cattolica di rivedere a fondo anche questo argomento e di fare scelte il più aderenti al "criterio Cristo", senza lasciarsi condizionare da visioni di origine umana, per quanto giuste e sante possano apparire..