|
| 10 - Per una morale sempre in cammino |
10.1. La morale cristiana: oltre la legge, nel cuore, con un ideale impossibile
La morale cristiana, cioè il comportarsi secondo il pensiero e le disposizioni di Gesù, ha tre caratteristiche ben difficili da attuare: 1) Gesù ha disposto per i suoi discepoli di andare ben oltre una legge fatta di prescrizioni e divieti, soprattutto con la legge dell'amore di Dio e degli altri con tutto il cuore. Senza regole, il cristiano deve essere regola a se stesso per un amore la cui misura è "amare senza misura". 2) Tutto deve scaturire dal cuore, perché è nel proprio cuore che l'uomo ama o odia, si salva o si danna. Gesù va dritto al cuore della persona, così come guardava gli interlocutori dritti negli occhi. "Con tutto il cuore" è la regola-non regola del discepolo di Gesù. Cosa decidere di fare di momento in momento lo deve decidere il suo cuore. Il Samaritano, prima di abbassarsi sull'uomo ferito si è già abbassato verso di lui provando "compassione nel suo cuore". 3) L'ideale che Gesù pone, la meta da raggiungere è chiaramente impossibile da raggiungere: "siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli", "date tutto in elemosina", "amate i vostri nemici" e via con le perle di questo tipo. Per cui sotto un certo aspetto noi siamo sempre peccatori, sempre inadempienti, sempre limitati. E distinguere tra peccati mortali e peccati veniali sa più di legge, di regole, di Antico Testamento che di sequela di Gesù, pur riconoscendo che non tutte le azioni sono uguali.
10.2. La reazione di noi uomini: tra "addolcimento" e ignorare. (a parte qualche "matto")
Gli uomini e le donne credenti nei secoli finora, a parte
qualche "matto" presente per fortuna in ogni epoca della storia, hanno scelto
tra l'ignorare del tutto la legge propria e la morale propria di Gesù,
costruendosi una serie di decreti, prescrizioni e divieti, imperniata
soprattutto sui comandamenti dell'antica legge e pensando il resto come un
ideale impossibile da raggiungere e quindi inutile da perseguire; oppure hanno
scelto di "addolcire" i comandi del Signore. Lui ci comanda di amare i nemici? E
noi diciamo "beh, almeno cerca di non ricambiare il male fatto", quasi che
"amare" fosse la stessa cosa di "non ricambiare"! La motivazione è sempre la
stessa: Gesù ci comanda l'impossibile, e all'impossibile nessuno è tenuto, come
dicevano i latini.
Poi ogni tanto arriva qualche persona strana che propone di mettere in pratica
il Vangelo senza sconti e senza commenti. Francesco d'Assisi diceva "sine
glossa", senza commento che tolga la forza alla parola del Signore. Ma lui era
santo, si sa, ma anche un po', anzi molto strano..
10.3. Le legge di Cristo vissuta in modo umano, da persone concrete: l'amore in cammino
Eppure io credo ci possa essere una terza via, tra dimenticare e pretendere, che è profondamente umana e che è iscritta nel Vangelo stesso. E' la legge del cammino. Rileggiamo quel passo illuminante che è Fl 3,113-16:
[13]Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto,
questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro,
[14]corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere
lassù, in Cristo Gesù.
[15]Quanti dunque siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in
qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo.
[16]Intanto, dal punto a cui siamo arrivati continuiamo ad avanzare sulla stessa
linea.
"Avanzare sulla stessa linea, dal punto in cui si è". Ecco il segreto di quella
che Agostino chiamava "la perfezione del cammino": non sei arrivato, ma se tendi
con tutto il cuore che hai, stai facendo il massimo, e dunque sei perfetto,
anche nell'imperfezione!
Se il comando è di arrivare tutti ad una città che è distinta 5 km, l'ideale è arrivare là, ma ognuno ci arriverà come può, chi correndo, chi sulle stampelle, chi portato da altri.. Non possiamo pretendere da uno che ha una gamba sola che ci arrivi correndo con due gambe!
E così propongo alla mia Chiesa di mettere in cantiere una visione molto più dinamica e progressiva della morale, di quanto abbia fatto finora. Troppo spesso si è avverato nella Chiesa quanto Gesù dice dei farisei "Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito" (Lc 11,46).
In sostanza qual è la proposta? E' quella di proporre l'ideale del Signore come è, senza edulcorazioni e senza sconti. Amare i nemici, ad esempio, deve essere proposto a tutti i credenti così come suona. Poi ognuno camminerà verso quell'ideale come potrà, nella preghiera, nelle cadute, nel rialzarsi, in dialogo con i fratelli, accettando disposizioni dell'autorità circa il cammino, ma senza scoraggiarsi. Quante volte non ci si confessa più "tanto i peccati sono sempre gli stessi". In realtà se cadi mille volte, la legge del cammino ti chiede di rialzarti e camminare 1001 volte. "Il peccato non è cadere ma non rialzarsi" dice ancora Agostino. E lui ne ha saputo qualcosa!
Prendiamo il caso molto evidente dei rapporti sessuali tra coniugi, tra esigenze di coppia e apertura alla generazione. L'ideale è e rimane essere aperti contemporaneamente ai due valori e vivere la relazione unitiva totalmente aperta al dono della vita verso i figli. Ma a volte (anzi forse normalmente nella vita di tante coppie) questa totale apertura non è possibile per tanti motivi. E qui è il cuore della coppia, magari in dialogo con i fratelli nella fede, che dovrà scegliere il cammino da fare. Ma se per un periodo si riesce solo a vivere il valore unitivo e non quello procreativo, l'importante è rimanere in cammino. Il peccato maggiore è essere chiusi del tutto all'uno o all'altro valore, non di scegliere una strada "percorribile" in concreto, nella vita di ogni giorno. Quante coppie abbiamo conosciuto in passato quando per obbedire al comando di procreazione (o di astinenza da rapporti quando non si volevano o non si potevano avere figli) si è arrivati a tensioni e problemi che hanno minato la consistenza stessa del vivere insieme!
Allora si dirà: quindi ognuno può fare come gli pare! Non credo sia così: primo, perché stiamo parlando di credenti che conoscono e rispettano l'ideale così come lo propone Gesù e la Chiesa di Gesù, e sanno che quello è comunque la meta cui tendere; secondo, perché parliamo di persone che devono vivere tutto con il cuore, e quindi convertendosi ogni giorno, nella preghiera, nella comunione e nella carità; terzo, perché la vita non è a una dimensione sola, ma la vita concreta di ogni giorno ha tanti aspetti dove incarnare l'amore del Signore, e l'importante che ci sia quell'amore al centro di tutto.
La morale in cammino scaturisce anche dall'affermazione del Signore "il sabato è per l'uomo e non l'uomo per il sabato": la legge deve costruire l'uomo e deve essere vissuta dall'uomo, e l'uomo è storia, è possibilità e limiti. Per questo occorre che questa visione della morale sia accompagnata da un grande rispetto delle persone fra di loro, una grande accoglienza, una grande correzione vicendevole: pensiamo a quello che diceva Paolo riguardo ai fratelli, alcuni dei quali mangiavano carni immolate agli idoli senza problemi, mentre altri erano inorriditi all'idea: "Colui che mangia non disprezzi chi non mangia; e chi non mangia non giudichi male chi mangia, perché Dio lo ha accolto" (Rm 14,3).
10.4. Attenti a non valutare con criteri umani la legge di Cristo!
Dio in Cristo è sempre "al di là" del nostro pensiero e
del nostro sentire. Una visione "dinamica" della morale cristiana deve scaturire
anche dalla consapevolezza che i criteri del Signore non sono i nostri criteri (Is
55,8-13).
Non è detto che comportamenti che gli uomini stigmatizzano come "peccati gravi"
siano più gravi di altri al cospetto di Gesù Cristo.
Prendiamo ad esempio la prassi attuale della nostra Chiesa: un divorziato
risposato non può accostarsi alla Comunione; uno che ha nel cuore odio, rancore
o proposito di vendetta, oppure uno che ha accumulato ricchezze senza
organizzarsi per farne dono ai fratelli bisognosi, sì.
Se prendiamo alla lettera tutte le disposizioni del Signore, forse molti preti
non dovrebbero nemmeno presiedere l'Eucaristia!
Con questi discorsi ovviamente non dobbiamo giustificare comportamenti non secondo i valori proposti da Gesù, e non dobbiamo dare modo a nessuno di adagiarsi nel proprio egoismo. Ma parlando di cammino in ogni senso, proponiamo esattamente l'opposto: l'impegno a guardare comunque all'ideale, a camminare e non stare fermi, avanzando anche di un millimetro all'anno, a confrontarsi con l'autorità della Chiesa e con i fratelli, salvo poi ad accogliere tutti nella carità di Cristo, che è venuto per gli ammalati e non per i sani, per i peccatori e non per i giusti (o quelli che si credono tali).