|
| 11 - Sacramento e Sacramenti |
11.1. Sacramento
Sacramento "segno e strumento" di qualche cosa, come l'anello nuziale o la
stretta di mano o il bacio, qualcosa che significa e insieme produce quello che
significa, lo rende vivo, lo incrementa.
Da quando sono stato
alla scuola dei Padri della Chiesa, per me la parola "sacramentum" ha qualcosa
di magico, di ricco, di stupefacente: la realtà che vediamo e tocchiamo, il
giorno visibile che sperimentiamo, tutto "rimanda" a qualcos'altro di molto più
vero e più grande. Viviamo nel tempo "toccando" l'eternità che ci cammina
parallela da ogni lato, senza spazio né tempo.. Per cui la creazione è
sacramento dell'amore di Dio, la storia è sacramento dell'incontro con lui, il
sorriso di un bimbo, la sofferenza di un vecchio, l'onda del mare sul far del
mattino, tutto può essere in un certo momento, in un certo luogo "densità di un
incontro", segno di qualcosa di inesprimibile che in qualche modo si esprime,
dilagare e sovrabbondare di qualcosa che è nel silenzio eppure grida la sua
vitalità e la mia salvezza..
11.2. Cristo sacramento dell'incontro con Dio
Poi ho incontrato il grande Schillebeeckx, il teologo olandese, esperto al Concilio Ecumenico Vaticano II, che ci ha aperto gli occhi sul sacramento per eccellenza, l'umanità meravigliosa del Signore Gesù. In quell'uomo concreto si è "carnificato" Dio, per cui tutto quello che fa, che dice, e soprattutto quello che è, tutto in lui è "ponte" tra il Padre e noi, e quindi tutto in lui è divino e tutto in lui è umano. La carne del Signore Gesù, cioè l'uomo Gesù nella sua concretezza storica, e oggi, nella sua concretezza glorificata, il Signore Gesù, intronizzato Signore dell'universo, è il segno primo e lo strumento più efficace della nostra riconciliazione con Dio Trinità, ma che dico, riconciliazione, devo dire di più, unione, deificazione, filiazione, partecipazione.. Toccare Cristo, anche solo la frangia del suo mantello, come quel giorno la donna che soffriva perdite di sangue, vuol dire entrare in contatto con la Vita con la "V" maiuscola, la vita eterna. E questo grazie a qualcosa che si è fatto come noi, è entrato nella storia in cui siamo noi, ha vissuto giornate come le nostre, ha camminato su strade come le nostre, è stato concreto nella storia, come si fa concreto nel pane che in suo memoriale noi benediciamo e nel vino che si fa "corpo del suo sangue", cioè presenza vera e vivificante..
Dunque con Gesù Cristo tutto è sacro e tutto è profano, come sappiamo. Non ci sono più i confini tra lo "spazio" di Dio e lo "spazio" dell'uomo, il sacro e il profano di tutte le religioni di origine naturale. Ora Dio si è fatto uomo e quindi Dio è dentro ogni realtà umana e ogni realtà creata: per questo servire un povero nel suo nome è servire lui, perché il povero è sacramento di lui. Laddove tu vuoi, laddove tu vivi come sacramento ogni realtà creata, tu vivi un incontro possibile con lui.. I cieli sono suo sacramento perché ti parlano di lui, la terra con la sua bellezza grida il suo nome, l'altro, ogni altro, compreso il tuo nemico, nasconde e insieme rivela un volto che ti chiama a rispondere "Amore"..
Di fronte ad una prospettiva così vasta, dove la religione è il respiro della vita e tutta la vita è religione, tutta la vita è alfabeto per pronunciare il tuo amore per lui, "leggendo" in tutta la vita segni e strumenti del suo amore, cioè suoi sacramenti, dunque di fronte ad una prospettiva così "abbracciante", parlare di qualche sacramento finisce per essere riduttivo, se non si sta attenti.. Certo, noi possiamo dire che nell'incarnazione di Dio tutto si fa sacramento dell'incontro con il Padre per mezzo del Figlio nello Spirito, ma anche che egli ha voluto dei segni particolari come momenti di "densità" particolare del contatto con lui e della sua azione su di noi, in cui il suo dono e la nostra risposta si incontrano in maniera privilegiata..
11.3. La Chiesa, sacramento che fa incontrare Dio in Cristo e il mondo
Così la
Chiesa Cattolica si definisce all'inizio del suo documento più importante del
Concilio Ecumenico Vaticano II: "la
Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo
strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano" (n.
1). La Chiesa è il Cristo totale, sacramento di Dio sulla terra, concretezza di
incontro con Dio e tra gli uomini, segno e strumento di quella "umanizzazione"
di Dio che è Gesù Cristo e di quella "divinizzazione" dell'uomo che è il suo
compito primario.
E' nella concretezza della nostra carne, della nostra storia di assemblea
visibilmente convocata per sperimentare la misericordia di Dio e cantarla lungo
le strade del mondo, che la Chiesa è sacramento di Cristo e in Cristo. Qui
l'amore deve diventare credibile. Qui la misericordia è la legge quotidiana
dell'amore.
11.4. Sacramento e sacramenti: linee di riflessione e riforma
Senza continuare a dare per scontato tutto, a ripetere formule e discorsi sentiti da sempre e mai più analizzati da molto tempo, dovremmo metterci in cammino come Chiesa anche su questo importante argomento. Alcuni suggerimenti, ovviamente assolutamente non esaustivi:
1) E' ora di ripartire dalla dimensione globale del "sacramento universale" che è l'umanità di Cristo incarnata e glorificata, il Corpo del Signore glorificato, invisibile e presente, sacramento che noi viviamo a a cui ci uniamo in quel sacramento di comunione e visibilità che è la Chiesa di Cristo.
2) E' ora di rivedere il collegamento tra i riti fondamentali delle società antiche e moderne e i riti sacramentali cristiani. Non dico che non si debbano continuare a fare, dico solo che vanno rivisti in una visione molto più ampia, soprattutto tenendo conto di quanto il Signore effettivamente ci ha insegnato e quanto noi uomini abbiamo pensato di dover "dedurre" da alcune sue parole e atteggiamenti. Nascita-Battesimo, Prima Comunione-pubertà, Cresima-maggiore età, matrimonio-matrimonio, Unzione-dolore, Ordine-autorità, riconciliazione-riconciliazione, vanno rivisti alla luce di un contatto ben più vasto e profondo tra cielo e terra mediante l'umanità dell'unico Mediatore
3) Soprattutto credo debba essere portato a conoscenza di tutti i credenti questo discorso sacramentale più vasto, perché li si aiuti a "leggere" la presenza e l'azione di Dio in Cristo in tutta la loro vita e non soltanto in alcuni riti.. Insegnare ai credenti fin da piccoli a valorizzare il visibile come sacramento dell'invisibile; a leggere i segni dei tempi come segni sacramentali dell'amore di Dio lungo la storia, perché ancora la nostra storia sia una storia di salvezza..
4) Infine non sottolineeremo mai abbastanza il pericolo di vivere i sacramenti in maniera "magica", quasi che ponendo certi riti, con certe formule e certi gesti, automaticamente avvenga qualcosa nella vita del credente. Diversamente dai riti magici i riti di fede sono momenti e strumenti di un incontro le cui caratteristiche rimangono la libertà assoluta, da una parte e dall'altra, e insieme il dono totale da parte di Dio a noi, la sua grazia, il suo dono gratuito, e il dono nostro a lui, la nostra offerta, il nostro unirci al Cristo.. Il sacramento cristiano è tale quando è un incontro tra la grandezza di Dio e la nostra povertà. Ma ricordiamoci: per poter moltiplicare i pani e i pesci Gesù ha voluto aver bisogno di cinque pani e due pesci che un ragazzo portava forse per sé o al massimo per la sua famiglia. Per venire incontro al mondo Dio ha voluto aver bisogno della nostra povertà..
5) Al vertice della nostra considerazione dobbiamo sapere che per il nostro Dio ci siamo noi, noi come persone, noi come comunità. Noi dobbiamo arrivare a considerarci e a comportarci come sacramenti viventi dell'amore di Dio: vedendo noi, sperimentando l'incontro e la vita con noi, gli "altri" devono poter ricevere un segno che Dio c'è e Dio li ama. Esattamente come Gesù Cristo. Oggi i credenti siano veramente "alter Christus" come si diceva dei presbiteri.. Accogliendo in noi il sacramento "fontale" di ogni altro sacramento, il Cristo vivente, non fantasma ma incarnato, morto risorto e oggi Vivente, noi dobbiamo diventare "Bibbia vivente", segno e strumento dell'incontro tra l'umanità e Dio. Non per nulla, ricordiamocelo bene, la Chiesa dice questo di se stessa iniziando il suo documento più importante del Concilio Ecumenico Vaticano II, la "Lumen Gentium", Costituzione Dogmatica sulla sua vita, laddove dice che la Chiesa, cioè se stessa, cioè tutti noi convocati dall'amore di Dio in Cristo siamo e dobbiamo essere "il segno e lo strumento dell'unità di tutto il genere umano con se stesso e con Dio"..