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13 - Luce del mondo e sale della terra: Cristiani, Politica e mondo

13.1. I cristiani "anima del mondo", cittadini anche della città terrena

Già nel secondo secolo l'oscuro autore della "Lettera a Diogneto" definiva così i cristiani, che non si differenziano dagli altri per altro, che non sia per il loro amore, il loro comportamento e la loro fede. Per questo vivono nel mondo, sono leali, operosi, e arricchiscono l'ambiente in cui vivono. In questo inizio del terzo millennio è ora di scoprire a fondo la dimensione "terrena" e missionaria della fede, non per fissare qui una stabile dimora, ma per abitare qui lealmente e con impegno, facendo della città terrena, per quanto possibile, l'inizio della città celeste.
E questo per in mezzo ai lupi, ad un sistema spesso malvagio, corruttore e corrotto, ben difficile da gestire. Ma dopo tanti dubbi e ripensamenti, pretese di potere mondano e totale fuga da esso, ormai il Cristianesimo è maturo per una presenza secondo il cuore di Cristo: nel mondo ma non del mondo, cittadini ma non compagni di merende, pronti a dare la vita, ma sempre dando il primato al loro Signore..
E' ora che i cristiani siano protagonisti, molto più di quanto lo siano oggi, della "politica" vera, che non è partitismo, non è lotta di potere, non è spartizione di interessi, ma interesse alla "polis" alla città comune, guidati dall'ideale del "bene comune" che cerca di coniugare il bene del singolo con il bene di tutta la comunità..
Come già gli imperatori romani, anche i cittadini del mondo di oggi devono sapere che possono contare sui cristiani, come cittadini modello, e insieme che non ci possono contare se li vogliono compagni di misfatti, perché il loro baricentro, pur stando nel mondo, è fuori dal mondo..
 

13.2. Profeti, sacerdoti e re dentro la realtà temporale. Parola d'ordine: partecipare!

La parola d'ordine per il cristiano di oggi, anche in mezzo al mondo e alla società, deve essere: partecipare! Essere presenti! Lasciarsi coinvolgere!
E invece c'è troppa assenza, specialmente tra i giovani, c'è astensionismo nel votare, c'è fuga dal prendere impegni di responsabilità. E come si potrà permeare del vangelo la nostra società, se a governarla lasciamo chi è impermeabile al Vangelo?

I cristiani sono chiamati (e lo dovrebbero essere ben più convocati ed esortati sia dai pastori che dagli altri fratelli) a vivere nel mondo il loro essere profeti (nella "lettura" dei segni dei tempi alla luce della Parola di Dio, nel porre gesti profetici di significato e speranza), sacerdoti (pregando sulle strade del mondo, nei luoghi di lavoro, offrendo se stessi e coloro che incontrano perché il mondo sia ricondotto a Dio) e re, cioè "reggenti" il mondo, dando forza e significato a persone e situazioni, a iniziative e impegni che sempre più spesso non trovano sufficienti motivazioni per andare avanti..

I cristiani devono essere in prima linea nella lotta per la giustizia, e per la verità, in prima linea soprattutto in tutto ciò che si fa per aiutare e valorizzare i poveri e gli ultimi.
Quanti giovani, delusi dalla comunità credente, preferiscono impegnarsi nelle tante organizzazioni di volontariato di matrice laica!
 

13.3. La Dottrina sociale della Chiesa: quanti la conoscono e la praticano?

La Chiesa Cattolica, a partire dall'Enciclica "Rerum Novarum" di Leone XIII, nel 1891, si è data tutto un "corpus" di documenti che passa sotto il nome di "Dottrina Sociale della Chiesa", dove vengono esposte le linee programmatiche della presenza dei cristiani nella società.
A livello ideale e di principio ci sono tutti i presupposti e tutti gli strumenti per una presenza saggia, motivata e strutturata.
Adesso è ora di mettere in pratica tutto quanto insegnato e indicato, ben più di quanto fatto finora.
Come in tutte le altre problematiche che trattiamo in queste pagine, non che non ci sia stato e non ci sia nulla tra i cristiani: ci sono fratelli e sorelle stupendi impegnati nel sociale e nella politica, e persone che coltivano la conoscenza e la pratica di questa dottrina sociale..
Ma è una questione di generalizzazione che è un po' troppo lontana da essere realizzata: tutta non comunità, tutti i cristiani, o per lo meno in maggior numero, non sotto l'1% come forse è adesso!
Si tratta di cominciare a far conoscere la dimensione sociale e politica della fede fin dai tempi del catechismo; occorre avere strutture, gruppi e commissioni in ogni comunità sul territorio; occorre esprimere seriamente amministratori e uomini politici..
 

13.4. La "legittima autonomia" delle realtà temporali. L'arte della mediazione e del possibile

Qualcuno, seguendo un'antica interpretazione della fede, più volte ripresa nella storia, dice che il mondo è "regno di Satana" e che i cristiani devono fuggire il mondo. Ora è vero che nel mondo è piuttosto difficile non farsi ammaliare e irretire dalle tentazioni del potere, del piacere, dell'egoismo e dello sfruttamento.
Qualche altro dice anche che nel mondo è del tutto impossibile che si possa attuare la giustizia. E quindi chi ci lavora finisce per essere in "concorso di colpa" con chi gestisce il tutto con logiche diverse da quelle della fede.

A queste problematiche (che comunque dobbiamo fare oggetto di ricerca e di studio, prima di tutto) potremmo rispondere affermando quella "legittima autonomia" delle realtà terrene che in occidente è divenuto patrimonio culturale comune di tutti gli uomini di buona volontà.

Il mondo della società civile, della politica, del sociale, dell'economia e della culturale, vanno vissuti cercando di fare il meglio possibile, anche se a volte, o forse spesso si richiedono mediazioni. Sapendo che il nostro bene definitivo non è qui e non è in queste cose, dobbiamo trarre il maggior bene possibile da realtà che camminano in modo loro proprio. A volte, come si dice, in queste cose "l'ottimo è nemico del buono'. Per cui i cristiani devono scegliere, all'inizio di questo terzo millennio: o disinteressarsi di tutto e far fare "agli altri", oppure essere vicini e al servizio anche delle realtà terrene, curando però la libertà del cuore e il riferimento al Signore di tutti.


13.5. Vivere il presente con la "riserva escatologica"

Il grande segreto del cristiano è proprio questo: la cosiddetta "riserva escatologica", di cui è maestro san Paolo nel capitolo 7 della Prima Corinti: usare del mondo "come se" non ne usassimo, "perché passa la scena di questo mondo". La scena passa, ma l'amore con cui avremo riempito tutte le cose che avremo fatte rimane.
La riserva escatologica ci fa vedere tutte le cose, anche quelle che sembrano più belle e definitive, come "realtà penultime", perché Dio ha sempre in serbo qualcosa di infinitamente più grande per i suoi santi.

Questo non vuol dire che non dobbiamo essere presenti. Anzi, dobbiamo essere presenti per testimoniare nel tempo che passa l'unico che non passa, Dio e il suo amore, e che solo in Dio tutto ha senso e può avere uno sbocco di eternità.

Ma chi lo saprà, se nessuno lo griderà ai distratti uomini e donne del nostro tempo?