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15 - Le tre dimensioni di Cristo e del cristiano: Parola, Sacramento e Servizio

A proposito di questo punto delle proposte per il rinnovamento e la riforma della vita della Chiesa ripropongo quanto ho scritto nel 1997 nel "Documento Base della fede cristiana"

15.1. Tre erano le figure – guida del popolo d’Israele.

Tre sono le figure fondamentali che guidano il popolo di Dio nell’Antico Testamento: il profeta (colui che “sente” la Parola di Dio e la comunica al popolo, colui che “vede” con gli occhi di Dio la storia e il mondo), il sacerdote (l’uomo del rito, per il rendimento di grazie, il mediatore dell’alleanza tra Dio e il suo popolo) e il re (colui che “regge” il popolo in nome di Dio, obbedendo a Dio e alla sua legge). Tutte e tre queste figure hanno in comune l’unzione con l’olio, segno della benedizione di Dio: Is 61,1. La missione nasce dalla scelta e dalla chiamata di Dio ed è rivolta al bene del popolo.

15.2. Tre sono i ministeri di Gesù Signore.

Conseguentemente ci sono espressioni nella Parola di Dio, secondo le quali queste tre figure guida dell’antico popolo trovano pienezza e compimento in Gesù Cristo: egli è il profeta definitivo che annuncia la presenza del regno del Padre (Lc 4); egli è il sacerdote vero ed eterno che offre non animali, ma se stesso, per una alleanza nuova ed eterna nel suo sangue, vero e unico mediatore eterno tra Dio e gli uomini (1Tm 2,4-5; Eb 4-9); egli è il nostro re, il vero Re d’Israele, il Pastore del suo popolo (Gv 10; Lc 22; Gv 18-20), colui che comanda perché serve e perché dà la vita per riunire insieme i dispersi figli di Dio. Ed è per questo che ci può comandare e dare la sua legge. Egli è il Re dei cuori, Maestro di Parola eterna, Sacerdote vero che porta l’universo riconciliato verso il Padre.

 15.3. Tre sono le dimensioni della vita del cristiano e della comunità tutta.

Troppo spesso si riduce la vita religiosa cristiana alla dimensione del culto, della preghiera (e molto spesso questa “pratica religiosa” è esteriore, stantia, non spinge a conversione..). Invece, se un aspetto Gesù ha privilegiato nella vita dei suoi discepoli, non è il culto, ma la carità, l’amore. Ma certamente una vita cristiana non è completa se non ha compresenti tutte e tre le dimensioni: la dimensione profetica dell’ascolto della Parola e del suo annuncio a noi e intorno a noi, dentro e fuori la Chiesa; la dimensione cultuale della liturgia e della preghiera, che riconduce al Padre il mondo nella lode e nell’offerta; la dimensione regale del “potere di servire”, nell’essere i “reggitori del mondo” coloro che “portano su di se il peso del mondo” (Ga 6,2). Perché con Gesù Cristo, l’unico modo per essere importanti è quello di superarsi nel dono di sè, nel mettersi a disposizione, perché tutto e tutti vivano del nostro dono.. Queste tre dimensioni devono essere compresenti, e questa è una delle grandi sfide per la Chiesa del 2000: riscoprire la ricca completezza della sua vita: non più soltanto una comunità cultuale, ma soprattutto una comunità di vita e di amore, che nasce dall’ascolto della Parola e arriva ad essere sacrificio vivente, santo e gradito a Dio (Rm 12).

15.4. Queste tre dimensioni  vengono chiamate in vari modi, ma sono sempre le stesse.

Quando si sente parlare di questi tre servizi, di queste tre dimensioni della vita della Chiesa e dei cristiani, capita spesso di sentire nomi diversi, ma la realtà è sempre quella: Parola – Sacramento – Servizio; Annuncio – Celebrazione – Carità; Catechesi – Liturgia – Accoglienza; Parola – Pane – Poveri; Ascolto – Benedizione – Condivisione. Queste tre dimensio rendono in qualche modo la Chiesa immagine della trinità: Spirito (Parola e Profezia) Figlio (Sacerdozio e Sacramento) Padre (Regalità, Amore e Servizio): lo Spirito ci fa penetrare in tutta la verità (Gv 16,12); il Figlio si offre al Padre e ci offre con lui nel suo Mistero Pasquale (Eb 5,7-10); il Padre regge l'universo fino a che egli sarà tutto un tutti (1Co 15,28).

15.5. Il dinamismo di queste tre dimensioni nella comunità cristiana.

Ad immagine della Trinità (in cui ogni Persona è se stessa, ma insieme è inscindibile dalle altre due), la vita della comunità cristiana deve essere permeata in maniera inscindibile da queste tre dimensioni. Se ne manca una, c’è qualcosa che non va. Essere cristiani è anzitutto accogliere il dono della fede che ci viene dall’ascolto della Parola proclamata. Tutta la comunità deve imitare l’assiduità dell’ascolto della prima comunità cristiana. Ma questo ascolto si deve fare vita, nel servizio di amore, perché la Parola è fatta per portare frutto e il tralcio sterile viene tagliato via. Ma il servizio è fine a se stesso se non arriva a rendere grazie al Padre, per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Nulla è fine a se stesso, tutto è mezzo per arrivare a quella comunione nella lode che sarà il tessuto della vita eterna. Ma d’altra parte, non ci si può limitare alle azioni di culto: la preghiera deve essere una vita di amore (e anche di difetti!) portata all’altare per essere purificata, offerta, rafforzata e rinnovata, nell’ascolto della Parola e nella celebrazione dei sacramenti. E insieme chi fa solo ed esclusivamente opera di disponibilità, fa qualcosa di grande, ma non è completo se questo amore non viene esercitato nella direzione richiesta dalla Parola ascoltata e non arriva alla lode e all’Eucaristia di ringraziamento, per cui tutto viene ricondotto a Dio Trinità.

 15.6. A quale livello di vita della Chiesa ci vogliamo porre? La questione della qualità della vita.

Dio fa tutta la sua parte. Noi dobbiamo fare tutta la nostra parte. Questa è la Chiesa. Ma mentre Dio è fedele, noi possiamo essere infedeli. Possiamo collocarci, in una scala da 0 a 100, in vari livelli di qualità di vita. Sta a noi scegliere a quale livello collocarci. La pienezza della vita della Chiesa è data dalla compresenza di queste tre dimensioni. Andare alla Messa soltanto o soltanto aiutare i poveri o soltanto meditare la Parola non è il miglior livello di vita cristiana in cui possiamo collocarci. Quale percentuale di raccolto darà il grano della Parola seminata in noi? (Mt 13,23)

La proposta alla nostra Chiesa è semplice quanto impegnativa: annunciare a tutti i credenti questa loro triplice dignità che diventa anche triplice impegno e compito: tutti e non solo vescovi e preti devono parlare di Dio in Cristo a tutti coloro che incontrano, per la loro vocazione profetica; tutti e non solo vescovi e preti devono offrire se stessi personalmente e offrirsi come comunità tutti insieme al Padre per il mondo in unione con la croce di Gesù Cristo e le sue braccia spalancate per sempre, preghiera e liturgia dimensioni quotidiane di tutti i credenti; e infine tutti e non solo i soliti specializzati (spesso così bravi e meravigliosi) sono chiamati alla dignità regale del servizio, ad essere re nel senso di "reggere" il mondo, pronti a dare la vita per tutti attorno a loro, nella comunità e fuori, per amore del Signore e non solo per pura filantropia, pronti ad essere "l'anima del mondo" come dice la lettera a Diogneto.

Quando diremo che andare a Messa non esaurisce il precetto della domenica? Quando diremo che ogni cristiano deve essere "luce del mondo e sale della terra" né più e nemmeno come il suo Signore e insieme a tutti i fratelli di fede? E che quindi questi fratelli bisogna frequentarli per essere con loro un cuor solo e un'anima sola e fare in modo che non ci sia tra noi alcun bisognoso?