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17 - Chiesa e Movimenti

17.1. Favoriamo i movimenti, evitiamo le "chiesuole"

Un argomento su cui la Chiesa deve imparare a confrontarsi a lungo, con saggezza, equilibrio e determinazione insieme, è quello del rapporto con i Movimenti che sorgono e prosperano al suo interno, le sue associazioni, i suoi gruppi.
A proposito di movimenti, si sa qual è la situazione ecclesiale di oggi e di sempre: quando qualcuno scopre di avere un dono suo proprio, un suo "carisma" (che Paolo definisce "dono dello Spirito per l'utilità comune") e cerca di viverlo, spesso tante altre persone si coinvolgono con lui, e insieme danno vita a qualcosa che risponde ad una esigenza della Chiesa in quel particolare momento storico. Pensiamo a Francesco e ai francescani all'inizio del 1200, pensiamo al grande movimento monastico da Benedetto in poi, pensiamo ai Gesuiti di Ignazio di Loyola, o anche alle dame di san Vincenzo di Federico Ozanam, ecc.. ecc.. La storia della Chiesa è fortunatamente piena di persone che hanno avuto l'idea e la forza dallo Spirito per realizzare cose stupende nell'amore del Signore.. La nostra storia cristiana recente non è stata forse segnata anche dai movimenti come il Movimento Neocatecumenale, i Focolarini di Chiara Lubich, CL di don Giussani, l'Azione Cattolica, ecc..?
Ma normalmente, quando uno si innamora di una idea particolare, è facile che non tenga più conto dell'insieme, e sia talmente assorbito nel portare avanti la sua scelta da quasi dimenticare tutte le altre. E così i movimenti si mutano in "sette", in "congreghe", in qualcosa di "particolare" che comincia ad essere di ostacolo alla comunione sempre Cattolica, vocazione prima della nostra Chiesa.. E la "frizione" riguarda i membri del gruppo o movimento (che si comportano in maniera quasi "eretica", cioè nella scelta di qualcosa di particolare in modo eccessivo), ma anche gli altri membri della Chiesa che non vedono di buon occhio il nuovo gruppo o movimento.
Tutte cose che ci sono da sempre e ci saranno sempre. Non chiediamo per favore ad un innamorato di essere una persona equilibrata e "serena", come spesso la intendiamo noi, cioè senza passione, chiusa dentro la sua scialba quotidianità.. Uno diventa membro di un movimento o gruppo o Ordine religioso, insomma di una entità più piccola per sentirsi più amato, seguito, per potersi esprimere meglio, per poter vivere meglio relazioni personali, e quindi anche sperimentare meglio la presenza e l'azione salvatrice del Cristo..

A volte ci viene da dire, in verità, che noi siamo già gruppo, siamo già movimento, in quanto siamo Cristiani. E come tali siamo chiamati ad essere e siamo di fatto "diversi" dal resto della gente di questa società. C'è chi idolatra lo sport, chi lo spettacolo, chi i motori, o chi la palestra o cos'altro: noi amiamo Cristo e Cristo crocifisso.. Ce n'è di che essere veramente "particolari" come non lo siamo mai stati. E poi visto che non più tutti sono credenti (spesso nemmeno i battezzati!) di fatto le nostre comunità cristiane sono della misura e dimensione di un gruppo o movimento! Suddividersi ulteriormente in certe situazioni ha poco senso, visto che c'è anche un movimento contrario nella Chiesa, che è quello di "accorpare" le realtà!
Ma anche qui, al cuore non si comanda. E se uno è "preso" da una esperienza che lo fa sentire vivo e vitale, tanti discorsi di organizzazione e opportunità non serve..

17.2. Movimenti dentro l'unità della Chiesa

Quello che sicuramente deve essere oggetto della riflessione di scelte concrete da parte delle nostre Chiese, specialmente le Chiese locali, è il rapporto con i movimenti che ci sono a livello nazionale, mondiale e locale. Non si tratta subito di fare guerra, o di evitarci tra fratelli quasi avessimo la rabbia... Si tratta di fare chiarezza e di camminare insieme, perché, appunto come dice Paolo, un dono particolare non ha senso se non giova all'utilità di tutto il Corpo. Anche dire (come sento da qualcuno) "questo movimento mi aiuta ad essere veramente cristiano, come non mi aiuta la nostra Chiesa", anche se psicologicamente può essere vero, di fatto è una eresia, o comunque una svalutazione e delegittimazione di quanto rimane fondamentale: il nostro essere Chiesa, Chiesa unica di Cristo, Chiesa Cattolica...

Per questo, per questa situazione di divisione, di ambiguità e di sospetto, che si sente presente anche nelle nostre comunità locali, nelle nostre parrocchie e nelle nostre diocesi (anche se devo dire che ultimamente molto di meno..), occorre iniziare cammini di chiarificazione e di scelte dove ognuno deve fare la sua parte, e chi nella Chiesa è costituito nell'autorità di dover scegliere, scelga.. Per questo da anni chiedo alla mia Chiesa un bel sinodo pubblico sul rapporto tra Chiesa e movimenti. Anzi, ritengo che lo strumento del Sinodo, preparazione, riunione, dibattito e scelte, sia da cominciare a usare veramente tra noi, come si faceva nella Chiesa antica!

17.3. Alcune linee concrete

Anche su questo argomento mi permetto di elencare alcune tracce di riflessione e di sottolineare alcuni aspetti che andrebbero tenuti presenti per un dialogo continuo, impegnato e possibilmente sereno sul rapporto tra Chiesa Cattolica e movimenti:

1) I movimenti devono nascere, crescere, prosperare e finire, secondo come lo Spirito dà modo di esprimersi, per dare alla Chiesa e alla sua vita il contributo specifico che sentono di dare. Quel vuol dire "vivere il proprio carisma": i movimenti sono autentici se vivono quello per cui sono nati. Punto. Non si devono allargare a diventare "fonte di salvezza" per chiunque e per qualunque situazione. Una volta sorgevano per esempio ordini di consacrati dedicati al riscatto di schiavi cristiani presso gli arabi. Ora i tempi sono cambiati e quegli ordini non ci sono più. Ma la carità della Chiesa c'è e ci deve essere ancora. Non dobbiamo scandalizzarci se il carisma di una istituzione non serve più alla Chiesa nel volgere dei tempi. E d'altra parte quando un ordine o congregazione o movimento o gruppo riflette su se stesso deve essere ricercare la propria autenticità nel "riscoprire" le proprie radici, la propria ispirazione originaria..

2) I movimenti non devono mai e poi mai configurarsi come "Chiesa parallela", con tempi, persone, riti, formule, attività e organizzazioni che finiscano per configurarli come "Chiesa dentro la Chiesa". La Chiesa è e rimane una sola. E quindi è fondamentale che certi momenti siano vissuti insieme da tutti, indipendentemente dall'appartenenza a questo o quel movimento. L'unità della Chiesa è il bene più prezioso per tutti. Altrimenti torniamo alle divisioni di cui si lamenta Paolo in 1Co 3, "Io sono di Pietro.. io di Paolo.. io di Apollo".. Guai, se questo avviene! E' la nostra povertà, non la nostra ricchezza! Quindi, a mio parere, mai un movimento dovrebbe dire ai cristiani "comuni": "venite da noi che da noi c'è un Cristianesimo più autentico", perché tutti devono anzitutto lottare per l'autenticità della Chiesa come tale! I movimenti non devono essere "surrogati di Chiesa": visto che la vita della Chiesa come tale fa schifo, mettiamoci in pochi e facciamo "sul serio". Tutti infatti devono lottare perché si faccia sul serio nella casa comune...

3) I movimenti si devono raccordare gli uni con gli altri, e tutti devono obbedienza ai pastori della Chiesa. La differenza tra Francesco e i fraticelli spirituali fu che egli cercò l'approvazione del Papa e della Chiesa, gli altri tirarono dritto per la loro strada..

 4) Nella loro sottolineatura di aspetti e servizi particolari, i gruppi e movimenti devono impegnarsi a non perdere di vista l'essenziale, e quindi per esempio è molto pericoloso sottolineare particolari aspetti rituali e devozionali, perdendo il riferimento concreto alla Parola, al Sacramento e al Servizio della Chiesa Cattolica. In pratica, i movimenti devono contribuire a vivificare l'essenziale della nostra fede, e in base ad esso vanno anche valutati e giudicati, e non appesantire la vita dei credenti con "gioghi" inutili. Tutta la diatriba tra Paolo e i "giudaizzanti" insegna, quando volevano imporre ai credenti tutte le usanze della legge mosaica e Paolo gridava "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi. Vedete di non lasciarvi imporre ancora il giogo della schiavitù!" (Ga 5,1ss).. Perché sappiamo bene che la contorta psiche umana a volte si sente gratificata e giustificata da sacrifici inutili e gratuiti, ma fatti credendo di rendere gloria a Dio!

In questi ultimi anni - non lo nascondo - il problema del rapporto tra Chiesa e movimenti l'ho vissuto in modo tutto particolare nel rapporto con il Movimento Neocatecumenale. Ne voglio parlare, quasi per una esemplificazione.

Il movimento di Kiko secondo me è nato sottolineando un qualcosa di estremamente urgente, importante e anche trascurato dalla Chiesa Cattolica: il fare sul serio a livello di singola persona, il vivere a fondo il proprio battesimo. E quindi il Movimento propone un "cammino" di "riscoperta" del proprio battesimo, attraverso un metodo suo proprio, che si serve della costruzione di piccole comunità (dove l'impegno e la relazione personale sono più possibili) per far fare un itinerario impegnato a chi è già battezzato, ma non ha mai capito o vissuto il proprio battesimo o che l'ha abbandonato da tempo.

Fin qui, tutto bene, e tutto positivo. Il pericolo, a mio parere, è quando il cammino neo catecumenale non è più un cammino, ma diventa una "Chiesa parallela", con i suoi tempi, i suoi riti, le sue persone; quando sono i loro catechisti a dettare legge e cose da fare e non i presbiteri o vescovi della Chiesa; quando le loro celebrazioni per anni e anni, per un tempo indefinito, vengono fatte non insieme al resto della comunità credente; quando l'ascolto della Parola, la celebrazione del Sacramento e il servizio di carità, vengono fatti "a parte", con riferimenti zonali e nazionali ai capi del movimento, ecc..

Perché il movimento sia un evento positivo e basta, occorre che sia secondo il suo carisma originario: che segua le persone non credenti o che hanno abbandonato la fede, e non i più impegnati delle comunità, che sia a tempo, con tappe e cammini ben precisi, che faccia le cose "a parte" solo per breve tempo e finché servono, che punti concretamente a reinserire i cristiani rinnovati dentro le comunità cristiane "normali", e che essi stessi diventino sempre più protagonisti del rinnovamento della Chiesa e delle comunità come tali, in parrocchia, in diocesi, nella Chiesa.. E non come adesso, quando ancora non li vedi mai ad un tavolo di riflessione o di decisione, in parrocchia come in diocesi.. O solo molto occasionalmente e raramente..

E quale dovrebbe essere la fine di questo movimento? Io credo che quando la Chiesa avrà recuperato sufficientemente la serietà del suo battesimo e degli altri sacramenti, quando avrà recuperato a livello locale e parrocchiale la dignità delle sue celebrazioni, quando avrà strutturato cammini di ascolto della Parola e di formazione seria per tutti i suoi membri, allo saremo tutti neocatecumenali, o meglio, saremo tutti cristiani, e il movimento avrà esaurito la sua forza di novità particolare e carismatica.. E magari fosse giunto quel tempo! Non perché io ce l'abbia con il movimento, ma semplicemente perché sarebbe vero che la nostra Chiesa è adeguatamente cresciuta!