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| 18 - Le nostro comunità, comunità di comunità |
18.1. Noi tutti battezzati in Cristo abbiamo la comunità come "casa quotidiana della fede"
E' ora, come abbiamo già detto, che questo sia chiaro
alla coscienza di tutti i credenti, fin dall'inizio della loro scelta di fede:
il cristiano non è mai un isolato, essendo uno dei membri dell'immenso Corpo di
Cristo che abbraccia ogni tempo e ogni spazio e che sarà perfetto nella vita
eterna.
Per essere cristiani è poco andare alla Messa, fare dei riti, pregare da soli:
va bene tutto questo, ma occorre riconoscere nella propria comunità l'"utero
vitale" della nostra Madre Chiesa (come lo chiamavano i Padri). Ognuno di noi
(tutti noi, non solo alcuni, non solo gli "eletti"!) deve poter dire "la mia
comunità".
18.2. La comunità locale e la comunità universale
La Chiesa è una sola, ma essendo essenzialmente un
avvenimento, l'avvenimento della comunità visibilmente riunita in cui l'amore
deve diventare credibile e ben praticato, la comunità non può essere un'idea, un
ideale astratto, una appartenenza del cuore a qualcosa che non si vede. La
comunità di appartenenza deve essere visibile e concreta.
Per questo si dice che la Chiesa di Cristo è una sola e si estende in ogni tempo
e in ogni luogo, ma si visibilizza e si vive concretamente nella Chiesa
locale concreta che è la mia diocesi, o ancora più a fondo la mia parrocchia.
Unendomi fattivamente alla mia comunità locale visibilizzo, incarno e appartengo
alla Chiesa universale.
Ricordiamoci che il Papa è vescovo della Chiesa Cattolica perché vescovo di una
comunità concreta, la Chiesa di Roma, e non è vescovo di Roma perché Papa!
18.3. La comunità deve essere a dimensione di vivibilità. Le piccole comunità.
Una grande riforma della vita della Chiesa è per me la
suddivisione della comunità in spazi e tempi vivibili, dove le relazioni
personali e umane siano possibili, credibili, e alimentino una storia personale
e comunitaria.
Per questo io propongo da tanti anni alla nostra Chiesa di suddividere le
comunità in piccole comunità. La Chiesa italiana stessa negli anni '80 parlava
della comunità cristiana come "comunità di comunità".
Ora questo si attua con i movimenti (pensiamo ad esempio al movimento delle
"cellule di evangelizzazione" sparse sul territorio), con le comunità di
consacrati, con le comunità spontanee, come ce ne sono tante, di caseggiato, di
via..
Gesù ci ha dato una misura precisa e molto piccola: la sua comunità fatta di 12 apostoli e poi un po' di persone che si univano a loro.
Occorre riprendere a fondo questo modello e creare tanti tipi di comunità, come fa ad esempio il Cammino Neocatecumenale, che abbiano alcune caratteristiche precise:
- non devono essere per la divisione ma per la comunione,
quindi con momenti propri della piccola comunità e con inserimenti frequenti e
precisi all'interno della grande comunità, nonché della famiglia diocesana e
della Chiesa universale, con rapporti concreti e frequenti con le altre piccole
comunità
- devono curare e rendere possibile relazioni personali di amicizia, di aiuto,
di testimonianza, di correzione fraterna: un Cristianesimo quotidiano ricco,
anche se faticoso (perché i cocci messi vicini su un carretto facilmente
sbattono tra loro durante il viaggio!)
- devono diventare presenze sul territorio, in modo che ogni persona sola, ogni
bisognoso, ogni famiglia, ogni gruppo, ogni unità abitativa, lavorativa o
ricreativa abbia nella piccola comunità di zona un punto di appoggio e di
riferimento...
In una società massificante, alienante e spersonalizzate come la nostra, le piccole comunità in cui suddividere le comunità più grandi sul territorio, devono essere quelle che trasformano i "non-luoghi" della relazione umana (supermercati, vie, piazze, luoghi di lavoro, avvenimenti culturali, economici, politici..) in "luoghi dell'incontro", per cui è possibile "annusare il profumo" dell'amore e dell'amicizia cristiana da parte di tutti, credenti e non..
18.4. Attività delle piccole comunità
Non si può tipizzare l'attività delle piccole comunità, prima di tutto perché sono quasi da inventare, almeno come concetto, e poi perché saranno sicuramente estremamente diverse fra loro, specialmente se si pensasse di trasformare in comunità un po' tutte le entità esistenti all'interno della Chiesa: i gruppi di movimenti come comunità, i gruppi di catechismo come comunità, le famiglie ovviamente come comunità e piccole Chiese, i caseggiati come comunità, le vie come comunità, le società sportive come comunità, le fabbriche e i luoghi di lavoro come comunità..
Ovviamente non tutti all'interno di queste "comunità di base" (come si chiamavano una volta) saranno cristiani o vorranno appartenere alla comunità. E qui entrano fortemente i concetti come missionarietà, essere sale, luce, fermento, lievito.. La piccola comunità che "sta davanti a Dio" per gli altri..
Parlare di comunità è fondamentale anche per sapere quello che caratterizza una comunità, qualunque sia l'ambito in cui vive: un po' di Parola, un po' di Sacramento e un po' di servizio. Quindi annuncio della Parola tra le persone componenti e nell'ambiente, momenti di offerta, lode e preghiera, e attività di servizio, perché sul territorio dove è presente la comunità non ci siano persone sole, sofferenti abbandonati, gente senza amicizia..