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| 19 - Chiesa ed Ecumenismo |
19.1. Ecumenismo: più incontri di persone che confronto sulla verità
Sull'Ecumenismo non posso esortare la mia Chiesa a riprendere il cammino, la
ricerca e il dialogo. Lo sta già facendo in molte occasioni e a molti livelli.
Nella mia stessa città ci sono comunità parrocchiale che da anni portano avanti
un colloquio direi "di vita" con comunità anglicane, ortodosse e luterane..
Ma anche
su questo punto vorrei elencare alcuni punti dolenti della presente situazione
(almeno come la sto sperimentando io nel mio angolo di mondo):
1) Prima di tutto, il dialogo ecumenico, a mio parere ed esperienza, sta soffrendo di una stasi a livello teologico. Abbiamo grandi incontri, preghiamo insieme, ci diamo pacche sulle spalle. Ma non parliamo praticamente mai di quello che ci divide o della verità che dovremmo cercare insieme. Forse prima era troppo. Forse Agostino e gli altri hanno scritto troppi libri "contro" (Contro Giuliano, Contro Cresconio, Contro Petiliano, ecc..). Forse c'era troppa impazienza nel voler "vincere" ad ogni costo l'eretico e magari per emarginarlo e "bruciarlo".. Però adesso stiamo rischiando che "tutto sia uguale a tutto": basta che tutti facciamo riferimento al nome del Signore Gesù e ci diciamo cristiani, e poi tutto va bene, o, meglio (o peggio), tutto va passato sotto silenzio, in nome dell'accoglienza delle persone..
E così ogni volta che mi provo, in incontri pubblici e privati, con i fratelli separati, a porre questioni di "verità" teologica, a porre la proposta di dibattere quello che ci divide, mi sento dire (dai miei fratelli e sorelle nella fede, attenzione!) che "non so fare ecumenismo", "non sono attento alle persone"..
E non capisco dove sbaglio, perché cerco di uniformarmi alla regola preziosa data da Agostino: "amare le persone e perseguitare il loro errore".. Il vero amore fraterno non è tale se non è unito alla correzione, e all'annuncio della verità ad ogni costo, perché la vera amicizia cristiana va basata sulla verità e non sulla falsità o sul passare sotto silenzio un qualsiasi errore..
19.2. Provare a gestire il dialogo su altra base: la testimonianza vicendevole più che il convincere per forza
Sulla via e sul modo, invece, sono più d'accordo con i moderni che con gli antichi. A parte il fatto che molte divisioni antiche sono nate a causa delle difficoltà enormi di comunicare, difficoltà che grazie a Dio non abbiamo più. Pensiamo solo al tempo che ci voleva per far passare una notizia semplicemente fra due sponde del Mediterraneo e quante storture tante notizie subivano!
Su cosa sono d'accordo con i moderni? Sono d'accordo su un nuovo modo di dialogare, che ho anche proposto in un mio libro contemporaneo sul metodo (Methodus antevertit"): dialogare facendo nostro lo stile proposto da Paolo in Fl 3,15-16: "Quanti siamo perfetti dobbiamo avere questi sentimenti. Se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo. Intanto dal punto in cui siamo arrivati, continuiamo ad avanzare sulla stessa linea". Cosa ricavo da questo testo quanto a metodologia di dialogo?
a) Che ognuno deve rimanere nella posizione in cui è finché Dio in qualche modo (direttamente o tramite qualche fratello o sorella) non gli rivela la verità, una verità che sia diversa da quella che egli crede che sia.
b) Che ognuno si deve impegnare con tutte le forze, con onestà intellettuale e senza pregiudizi, a cercare la verità, perché solo Cristo è Verità. Ognuno di noi non può che essere riflesso parziale della ricchezza infinita del Cristo nel suo Spirito. Ma nessuno è dispensato da una ricerca continua, seria, sofferta, aperta..
c) Ognuno sia pronto a condividere con gli altri i risultati della propria ricerca, le ragioni che egli ha trovato, le posizioni che lo convincono, lasciando agli altri il tempo di maturare, e nello stesso tempo "inseguendoli" con amore, a "tempo e fuori tempo" (2Tm 4,1ss) come chiede lo stesso Paolo. Il primo servizio di carità è e deve essere il servizio dell'annuncio della verità..
d) Il dialogo così impostato può andare avanti molto e molto tempo, collegato non soltanto al parlare, allo scambio verbale, ma alla maggiore condivisione di vita, di preghiera, e di tutta quella trama che è la vita cristiana, nel nome del Signore, non avendo paura di nessuno e non considerando nessuno "lebbroso", rispettandosi e aiutandosi, senza mai tradire - nessuno - la propria coscienza.
e) Per quanto invece riguarda eventuali decisioni concrete da prendere sulla vita delle nostre comunità, stante il dialogo che non andrebbe mai interrotto, i vari responsabili istituzionali devono prendere le decisioni che ritengono opportune e vitali per il buon andamento della vita delle persone loro affidate. Se riescono nel frattempo a "salvare" gli spazi di libertà dove poter portare avanti il dialogo, tanto meglio. Ma ognuno è chiamato ad agire secondo la sua coscienza davanti a Dio e davanti agli uomini. Dico, realisticamente, che può succedere (come è successo in passato) che si debbano prendere delle decisioni molto dolorose, ritenute essenziali per il bene della comunità, e che possono creare difficoltà gravi ad una delle parti in dialogo. Ma purtroppo a volte la vita non riesce ad aspettare i tempi del dialogo. Ma d'altra parte guai a chi prende decisioni che non sanno aspettare i risultati di un lungo dialogo senza effettivo bisogno e quindi calpestando una delle parti in dialogo!
f) In ogni fase del dialogo va tenuta presente la preghiera del Signore "Che tutti siano una cosa sola" (Gv 17): non ci sono alternative, non ci devono essere altri obiettivi e altre strade. Il Cristianesimo, la fede nel Cristo vivente si realizza così: nella comunione e nell'unità. Chiunque non cerca la comunione e l'unità con cuore sincero, chi non lotta per realizzarla, per chiarire quello che divide, per concretizzare e rafforzare quello che unisce, pecca contro il Signore di tutti. Lo dobbiamo sapere.
E in questo senso io credo che ancora una volta anche questo movimento ecumenico sia troppo di élite. La gente normale, il 99% dei credenti delle nostre comunità non ne sa niente, non vi è coinvolta. E invece occorre che lo sia, in questa attività come in ogni altra attività che riguardano l'annuncio e la fondazione del Regno tra di noi..
19.3. Una parola sui Testimoni di Geova
Da tempo li seguo con simpatia e dico che loro per adesso fanno quello che non dovremmo fare e non facciamo: un annuncio sistematico della Parola di Dio sul territorio. Io credo che in questo obbediscano al Vangelo molto più di noi.
E mi dispiace quando sento dire che un cattolico ha chiuso loro (o sbattuto loro) la porta in faccia. So che arrivano quando uno la domenica mattina ha molto da fare o sta facendo il bagno ai bambini, so che attaccano dei bottoni da cui non ci si libera.. Ma so anche che stiamo parlando del Vangelo, del Signore, dell'annuncio di ciò che ci dovrebbe stare più a cuore.
E quindi dico (e cerco io stesso di praticare):
1) Saper trattare sempre le persone da quello che sono e che valgono, persone umane, e per di più impegnate (nel modo che dovrebbero fare o comunque come sentono) nell'annuncio di Gesù e della sua Parola. Per me cacciarli come cani è come cacciare il Signore che bussa alla nostra porta.
2) Saper fare tesoro di quello che ci dicono per confrontarlo con la "nostra versione": il che costringe molti di noi, ignoranti oltre misura, a prendere in mano la Parola di Dio e a confrontarci con essa e tra noi come mai abbiamo fatto. Ricordiamoci cosa dice Paolo: E' opportuno che ci siano divisioni fra noi perché si manifestino i veri credenti (1Co 11,20), il che vuol dire che i Testimoni di Geova o altri del genere sono uno strumento della Provvidenza per aiutarci ad essere noi stessi..
3) Può succedere di non essere all'altezza di rispondere a tutte le loro domande e obiezioni. Ma nulla vieta di interpellare la nostra comunità e di chiedere un confronto pubblico con loro, di studiare insieme i loro testi e i loro discorsi. Perché - diciamocelo chiaro - se la verità di Gesù Cristo fosse quella che annunciano loro, dobbiamo in coscienza diventare tutti membri della loro Congregazione! Perché è la verità quella che dobbiamo seguire!! E questo non va controllato a cuor leggero, ma con una ricerca lunga, minuziosa, appassionata, attenta e aperta a qualsiasi soluzione.. E se sentiamo di non farcela noi, chiediamolo alla nostra chiesa. E la chiesa ha il dovere di intervenire!
4) Due cose certamente i Testimoni ci potrebbero aiutare ad organizzare e impostare: da una parte un cammino settimanale serio e costante di formazione personale e comunitaria sulla Parola di Dio (esattamente come fanno loro) e dall'altra una seria attività di annuncio capillare della Parola sul territorio affidato alle nostre cure pastorali, affidato alla cura e alla testimonianza della nostra comunità. E veramente non son due cose da poco..
5) Alla fine, ma solo alla fine, dopo molto tempo e molto lavoro, dopo chiarimenti personali e comunitari, potremo dire ai Testimoni e a quelli come loro: Grazie, abbiamo già discusso, chiarito e decisa la strada che la nostra chiesa segue, obbedendo alla chiamata di comunione del Signore..