Sei qui -> Home -> Opere -> Riforma della Chiesa -> 21 - Vescovi, pastori o burocrati?

 

21 - Vescovi: come pastori o come burocrati?

A. per questo punto di riflessioni e proposte per la riforma della Chiesa propongo quanto ho già scritto nella lettera a tutti i vescovi d'Italia del 1997:

21.1. IL VESCOVO, SACRAMENTO DI CRISTO MAESTRO, SACERDOTE E PASTORE

 

 Il vescovo è in mezzo alla sua comunità il sacramento del Capo, del Signore Gesù nella sua triplice  dimensione di Annunciatore della Parola, di Presidente delle celebrazioni comunitarie e di Guida della comunità, punto di riferimento della comunione e animatore della carità.
Egli, dice il Concilio nei documenti espressamente dedicati alla sua figura, è il "presidente normale" della vita comunitaria, idealmente in contatto con tutto il suo gregge, persona per persona, perché il rapporto di Cristo Pastore è con ognuna delle sue pecorelle!

 

21.2. QUALE COMUNITÀ PER IL VESCOVO?

 

 Di quale comunità il vescovo è riferimento concreto e giornaliero? Non so adesso, ma il mio vecchio vescovo celebrava la Messa quotidiana nella cappella privata! Perché quando si è la guida di tutti, di troppi, si rischia di finire di essere la guida di nessuno. È un fatto: per i nostri cristiani normali delle nostre comunità cristiane, catechisti compresi (spesso), il vescovo è un'idea, uno "che viene a far la cresima", uno che a volte parla sul giornale o che viene benedicente a fare la visita pastorale ogni certo numero di anni.. Ma veramente la sua comunità cresce perché lui spezza la Parola, presiede l'Eucaristia e dà direttive cui obbedire veramente? Non rispondetemi subito: certamente! Ho assistito lungamente a celebrazioni unitarie diocesane dove non era presente nemmeno la metà del presbiterio, figuriamoci dei fedeli!

 

21.3. MA HA I PRESBITERI..

 

 Si dice oggi: ma il vescovo è segno di unità che poi opera attraverso il suo presbiterio! Questo è vero. Ma non finiscono i presbiteri per essere di fatto i vescovi del popolo cristiano? Non parliamo per principi, come stiamo facendo per la Cresima! Convertiamoci a guardare i fatti.

 

21.4. L'AFRICA DI S. AGOSTINO

 

Io studio S. Agostino, tuttora, e ogni volta mi trovo a domandarmi: come mai nell'Africa Proconsolare di allora, che avrà avuto non più di 1 milione di abitanti, vi erano 300 vescovi cattolici e altrettanti donatisti? Perché quando celebrava Agostino, era quotidianamente presente lui, attorniato da presbiteri e diaconi, e il popolo faceva riferimento direttamente a lui? Ci siamo evoluti o abbiamo fatto del vescovo più una figura burocratica che kerigmatica?

 

 21.5. PONGO UNA DOMANDA

 

 Non è che per caso le esigenze di organizzazione, di "politica ecclesiastica" tendano a sopravanzare le esigenze della comunità cristiana, così piccola, così insignificante eppure così esigente e così importante agli occhi di Dio? Non abbiamo trasformato per caso i presbiteri in vescovi e i vescovi in metropoliti? Se così fosse, riconosciamo chiaramente che è così e comportiamoci di conseguenza. Che senso ha che in pratica il parroco di una parrocchia ha la pienezza del presbiterato in tutte le sue funzioni e poi una volta all'anno, occorra il vescovo per amministrare la Cresima? Per adesso in molte diocesi, in attesa di avere pastori che abbiano tempo e forze da dedicare veramente al loro gregge, abbiamo pastori impegnati a correre da un luogo all'altro per visite pastorali (che spesso lasciano il tempo che trovano), per amministrazioni di Cresime e per essere presenti a manifestazioni pubbliche...

 

B. Dal mio libro "Alla mia Chiesa Cattolica"

 

21.6. IL VESCOVO, PASTORE O BUROCRATE?

Quando abbiamo studiato la figura dei vescovi, abbiamo visto, soprattutto negli splendidi documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II, che essi sono i successori degli Apostoli, centri dell'unità della comunità, centri propulsori della vita cristiana, "molla e filtro" di ogni dimensione della Chiesa loro affidata, e che loro sposano con il loro anello pastorale, perché come diceva Agostino "è un compito di amore pascere il gregge del Signore".
E così nel capitolo della "Lumen Gentium" (la Costituzione Dogmatica del Concilio in cui la Chiesa presenta se stessa rinnovata al mondo) come nel decreto esplicativo "Christus Dominus", vediamo, solo per citare qualche aspetto, che il Vescovo, innamorato della sua chiesa, è e deve essere il primo annunciatore della Parola, responsabile dell'annuncio della Parola, coordinatore di tutti gli annunciatori, vigile perché si annunci la Parola vera e ortodossa, e poi è il presidente quotidiano e normale dell'Eucaristia e di tutta la liturgia della sua Chiesa e infine è il "presidente della carità" della sua Chiesa, coordinatore e armonizzatore dei carismi. Veramente, come diceva e come si sentiva Agostino vescovo, "il vescovo è pastore, sacramento dell'unico Pastore, il Cristo": pastori, membra del Pastore supremo, voci esteriori che guidano alla voce interiore del Cristo Verità che abita nel cuore di ognuno di noi.

Tecnicamente, si dice nella Chiesa, i vescovi sono i successori degli Apostoli, che continuano nella Chiesa la presenza di fede e l'opera pastorale dei collaboratori che Gesù scelse per sé, come nucleo del nuovo popolo di Dio, il nuovo Israele, come giudici e animatori della comunità credente. 

Ora tutto questo la Chiesa lo ha scritto, vi ha riflettuto sopra, ha elaborato immagini sempre più belle, ricche e complesse sulla figura del vescovo, come su tanti e tanti altri punti di dottrina. Veramente mai nella storia il popolo cristiano ha avuto tanta messe di dottrina a disposizione per capire, per chiarire dubbi, per annunciare agli altri, dentro e fuori la comunità credente..

Ma, come spesso avviene, a volte la vita è diversa dalla teoria. E qualche volta, molto, troppo diversa..

E credo che anche qui, come in quasi tutti gli argomenti presentati e affrontati in questo elenco di proposte e punti per la riforma della Chiesa, il primo problema sia il "dare per scontato", l'andare avanti secondo schemi conosciuti, comuni e condivisi da generazioni di credenti.. Addirittura con la paura che parlando di certe cose, non si sa se si è efficaci in qualche modo, ma sicuramente "ci si rimettono le penne"..
Occorre sempre di nuovo purificare e migliorare la prassi con la pratica costante, intensa e condivisa della riflessione, a livello personale e comunitario, per purificare l'oggi al confronto continuo, quasi pignolo, quasi testardo, con l'ideale che ci è offerto..

Ora questo ideale del vescovo-padre della sua Chiesa, sposo della sua Chiesa, primo credente della Chiesa, immagine realistica quotidiana e concreta del Padre buono e del Figlio Pastore che dà la vita per gli altri, in questo momento della nostra storia (e nella nostra nazione - parlo come sempre di quello che conosco!) rischia di svanire in una fumosa atmosfera burocratica e lontana, senza molti agganci con la comunità cristiana e la sua vita quotidiana.

Il vescovo oggi è il "bubbù" che sposta i preti senza consultare nessuno (lasciando senza prete una comunità che "adorava" quel prete), oppure che viene a fare la Cresima in parrocchia una volta all'anno (se ci riesce, se no manda il sostituto), che fa presenza a qualche cerimonia ufficiale, che manda qualche lettera in qualche occasione molto rara, e che presiede riunioni specializzate di preti e convegni di persone "del settore"..

C'è o non c'è il vescovo è oggi sostanzialmente "inutile", a meno che non sia una personalità di grandissimo rilievo. Basterebbe sostituirlo con un "Presidente" della Chiesa che faccia le varie nomine a tutti i luoghi di incarico..

Per il resto, le disposizioni "vengono da Roma", e non c'è bisogno che il vescovo ce le trasmetta, come succedeva una volta: basta andare sul sito del Vaticano e c'è tutto. E poi la vita delle comunità cristiane è affidata al parroco. E' lui, di fatto, il vescovo del nostro tempo. Noi chiamiamo vescovo uno e concretamente ce ne abbiamo un altro.

Si dice che il "vescovo" è, per sua natura il "sovrintendente" (epìskopos) e quindi deve solo "vigilare" sulla sua Chiesa, non entrare in contatto diretto con tutti e singoli i cristiani.
Ma allora non si parli di lui come se ne parla nei documenti della Chiesa: se ne parli anche lì in maniera burocratica, o comunque con funzioni di vigilanza e coordinamento, mentre le cose che si dicono dei vescovi, a livello di sacramenti pastorali di salvezza, sacramenti del Cristo Pastore in mezzo al suo popolo, siano dette di chi realmente è chiamato ad esserlo, i presbiteri, che da collaboratori del vescovo, quali erano all'inizio, in realtà sono diventati in tutto e per tutto i vescovi effettivi delle loro comunità.

 Lo stesso concetto di "Chiesa locale" oggi, a mio parere, soffre molto. Non certamente nella teoria, ma di fatto nella pratica. So io quanto ho sofferto e soffro tutt'ora per dire alla mia Chiesa che l'ascoltarci, l'incontrarci, il confrontarci a livello di diocesi viene prima del fare queste cose a livello di parrocchia. Ma non c'è la convinzione di questo, nemmeno nei preti. E abbiamo così preti in gambissima che non si confrontano mai con nessuno, che non li vedi mai (alla faccia della comunione che sicuramente anche loro proclamano!), e che nelle loro comunità si comportano da "Papi e Re". E tutti zitti, perché altrimenti il prete "viene levato anche da lì"!

 La domanda è sempre la stessa: La Chiesa deve vivere per quello che può, fin dove può, arrabattandosi come può in questo tempo del suo declino, che sembra inarrestabile, almeno in termini di partecipazione e di peso sociale e politico, oppure infischiandosi di qualsiasi successo deve ragionare in base ai suoi principi e valori? Se poi dovrà morire, lo sa il Signore e se dovrà vivere non saranno né gli uomini di Chiesa né i loro avversari a farla prosperare o morire: c'è il suo Dio che ci pensa!

 Voglio riportare una sola considerazione, che mi sta sul gozzo da tanti e tanti anni, da quando cioè ho cominciato a frequentare le opere di sant'Agostino. Al suo tempo nell'Africa proconsolare, per una popolazione che certamente non superava il mezzo milione di abitanti, c'erano 579 vescovi! Oggi da noi invece si ha la tendenza a fare un vescovo per non meno di un milione di abitanti.. Allora sbagliavano loro o sbagliamo noi? Oppure non sbaglia nessuno perché i tempi sono cambiati?

Ma il ruolo del vescovo è cambiato?

Quando intorno al 408 Agostino si rese conto che una frazione di Ippona, a una quarantina di km dal capoluogo, Fussala, era cresciuta come abitanti e lui, vescovo, non riusciva ad essere presente come doveva esserlo un vescovo, si preoccupò di far eleggere un altro vescovo in quel luogo, faceva una cosa secondo lo spirito e lo stile della Chiesa o "moltiplicava enti senza necessità"?

 E questo introduce un altro discorso, per me terribile. Nessuno mi toglie dalla testa che questa riduzione dei vescovi più che ad altri motivi sia dovuta al fatto che ogni vescovo "deve" avere un codazzo di collaboratori, di strutture, di pratiche, di soldi non indifferente, ancora oggi. E allora "meglio snellire..". Ma diciamocelo chiaramente: al Signore Gesù che ci vuol amare e servire nella persona del vescovo, e a noi credenti  di una comunità che abbiamo bisogno del pastore immagine del Pastore per essere guidati ai "pascoli della vita", cosa ci importa delle scartoffie?

Né, a mio parere, vale il discorso di uniformare le nostre terre alla situazione di altre terre in altre parti del mondo, dove un vescovo ha ha territorio di giurisdizione sei volte l'Italia. Se là non c'è una situazione ideale, per problemi di varia natura, perché dobbiamo metterci nei problemi anche noi??

 Insomma, è vero o no che il vescovo è il "Presidente normale dell'Eucaristia" nella sua comunità? E' o non è l'Apostolo che "spezza il pane" per i suoi fratelli, che si interessa di ognuno di loro, che organizza la carità in modo tale che "fra loro non ci sia alcun bisognoso"?
E come può essere "presidente normale dell'Eucaristia" un vescovo che normalmente "celebra la sua Messa" nella sua cappellina privata? Un vescovo la cui parola, se va bene, la sento due volte all'anno? Un vescovo con cui non riesco personalmente a parlare se non previo appuntamento ogni tot di mesi?

E' questo quello che significa e deve significare un vescovo nella sua chiesa?
E se i vescovi sono i presbiteri, qual è il fondamento teologico della funzione e della figura dei presbiteri?

Perché non fare il salto e chiamarli con il loro vero nome, cioè "vescovi", mentre gli attuali vescovi sarebbero da chiamare con l'antico nome, molto più corrispondente alla loro attuale funzione, di "metropoliti"?
Perché non chiamare le cose per come sono? O abbiamo bisogno di mantenere vecchie terminologie? A che pro?
Perché questo è il vescovo che sogniamo, il vescovo che ci propongono i documenti della Chiesa, il vescovo successore degli Apostoli:
il vescovo che annuncia la Parola ogni giorno nella sua chiesa (sia frequentata o no la celebrazione che egli presiede
il vescovo che è attorniato da tutti i suoi collaboratori, presbiteri, diaconi, accoliti, lettori e laici
il vescovo che presiede e manda a lavorare, secondo direttive concordate insieme, e frutto di riflessione comune, i membri del consiglio presbiterale e quelli del consiglio pastorale,
il vescovo che passa parte del suo tempo ogni giorno a girare per le parrocchie, a parlare, sostenere, rimproverare, verificare il lavoro comunitario dei fedeli
il vescovo che stabilisce orari e modalità per incontrare chiunque voglia incontrarlo
il vescovo che scrive libri e circolari per la sua chiesa, attualizzando, "personalizzando" e "sminuzzando" le disposizioni e riflessioni di tutta la Chiesa (universale e nazionale) per la situazione concreta della sua comunità diocesana
il vescovo che "tiene le fila" di certi dialoghi particolarmente difficili e impegnativi: il dialogo ecumenico, il dialogo con i non credenti, il dialogo con le strutture civili, culturali, sociali e politiche..
il vescovo presidente della carità, che direttamente e tramite collaboratori si fa vicino a tutti e ad ognuno i sofferenti della sua comunità, servitore dei poveri (e non solo a parole), che sa tendere la mano ai potenti per donare a chi è nel bisogno..
il vescovo fautore della promozione umana, che sa accogliere i profughi, che cerca l'integrazione sociale tra cristiani e non..
un vescovo in continuo dialogo e confronto con gli altri vescovi e con tutta la Chiesa..

ecc..

Un compito meraviglioso, sconfinato, difficilissimo, che, direi, andrebbe portato avanti su un territorio piuttosto limitato, da poterlo ben controllare e servire..
Le strutture burocratiche vanno strutturate e organizzate, in modo che non siano né troppe né troppo poche.. Quello che conta è la realizzazione secondo lo spirito, il resto "deve venire da sé"..

 E comunque, come per tutti gli altri problemi, è fondamentale che anche di questo argomento si parli e si discuta, guardando anche a tanti esperimenti e forme di vita presenti su altre zone della terra e della Chiesa universale.. Perché il tempo si è fatto breve.