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| 22 - "Non ci indurre in tentazione". Le parole del Padre Nostro |
22.1 Il Problema.
IL "SUONO" DELLA PAROLA "NON CI INDURRE IN TENTAZIONE"
Il problema nasce fondamentalmente dal "suono" che ha oggi per noi la parola "non ci indurre". Il ragionamento è presto concluso: se Dio può tutto e vuol essere pregato per non indurci in tentazione, vuol dire che è lui che ci costringe a essere tentati. Un Dio, Padre buono, che ha dato per noi il suo Figlio Unigenito, e poi ci tira dentro per i capelli nella tentazione, facciamo molta fatica a comprenderlo. Si preferisce non approfondire e non indagare, oppure si danno interpretazioni riduttive di questa espressione.LEX ORANDI, LEX CREDENDI
Il problema è accresciuto da questa antichissima convinzione della Chiesa: la preghiera, specialmente quella ufficiale, la preghiera liturgica, è luogo privilegiato dell'espressione e anche della formulazione della fede della comunità. Quindi la Chiesa nel corso dei secoli giustamente ha posto tutta la cura perché le formulazioni della sua preghiera fossero teologicamente esatte e ricche, perché, ripetute nella preghiera quotidiana, nutrissero la mente e il cuore dei fedeli, sorgente quotidiana della teologia del popolo di Dio.
Ora una formulazione di questo genere ("non ci indurre in tentazione") può portare i credenti ad una specie di fatalismo rassegnato: tutto viene da Dio e se Dio ha deciso di perseguitarti devi prendere dalla sua mano quello che egli vorrà mandarti..
L'ORIGINE LATINA DELLA ESPRESSIONE
"Non ci indurre in tentazione" è la traduzione diretta della espressione latina "ne nos inducas in temptationem". Ora il verbo latino - inducere - non ha sempre e soltanto il connotato di costrizione che ha l'italiano "indurre": vuol dire "condurre dentro", "far entrare", "indurre"..Certamente il suono rimane abbastanza forte: non è un semplice "introdurre"; però certamente non c'è per i latini tutto il significato di costrizione e quasi di inganno che contiene per noi la parola "indurre".
22.2. Il testo originale dell'ultima invocazione del Padre nostro
Mt 6,13:
kaì mèh eisenénkhehs ehmàs eis tòn peirasmòn
allà rusai ehmàs ek tou ponerou
2.1 KAI MEH EISENENKHEHS EHMAS
Si tratta dell'ottativo aoristo del verbo eisphèro, che significa portare dentro, condurre dentro, introdurre indurre far entrare
L'AORISTO: QUALCOSA DI PUNTUALE
In genere in greco si usa la forma aoristica per indicare qualcosa che avviene una volta per tutte oppure qualcosa di cui si vuol mettere in luce non la durata ma il fatto che avviene, l'accadimento isolato e considerato in se stesso.Questo può concorrere a dimostrare la tesi secondo la quale Gesù ci fa pregare soprattutto in vista della grande Tentazione finale, quella dell'apostasia, in cui Satana cercherà di strapparci definitivamente a Dio. Di questa tentazione tutte le prove e le tentazioni della vita quotidiana sono anticipazioni e simboli.
Gli studiosi sono concordi dell'affermare che molto
probabilmente alla base di questo verbo c'è in aramaico la forma causativa del
verbo "bò", il che fa pensare ad un'azione precisa da parte di Dio: è lui che
causa il nostro entrare in una situazione di tentazione e di prova Zorell cita
questi luoghi in cui viene usato il termine greco eisphèroh nel senso causativo:
2Cr 36,10: Nabucodonosor che fa "entrare" in prigione Ioiachin
Cc 1,4: Ci introduca il re nelle sue stanze
Lc 12,11: Vi faranno entrare davanti alle sinagoghe..
Il verbo corrispondente alla forma causativa sarebbe "eisèrkhomai", entrare. I testi fondamentali sono:
Mt 26,41: Vegliate e pregate per non entrare in tentazione
(cfr. Mc 14,38)
Lc 22,40: Pregate per non entrare in tentazione (cfr. Lc 22,46).
Il problema è proprio questo: è Dio che ci costringe ad
entrare in una situazione che ci può perdere, una situazione di tentazione?
L'apostolo Giacomo reagisce a qualche probabile interpretazione della preghiera
del Padre nostro quando dice:
"Nessuno quando è tentato dica. 'Sono tentato da Dio'; perché Dio non può essere
tentato dal male e non tenta nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla
propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concupisce
e genera il peccato, e il peccato quando è consumato produce la morte" (Gc
1,13-15).
A mio parere occorre tener presenti le seguenti cose onde evitare degli eccessi:
1. Dio non vuole il male delle sue creature
2. Di fatto noi ci veniamo a trovare giornalmente in situazioni di tentazione
3. Siccome tutto proviene da Dio, se non vogliamo ammettere che esistono due
principi, uno del bene e uno del male (come dicevano i manichei), dobbiamo
ammettere che in qualche modo Dio è all'origine anche di situazioni di
tentazione.
4. Siccome Dio lascia anche che la vita del mondo si svolga secondo le leggi che
lui gli ha dato e la vita degli esseri intelligenti secondo la libertà che lui
ha loro dato, si è distinto nei secoli tra ciò che Dio opera direttamente e ciò
che Dio permette
In questo caso ovviamente, quando si tratta di tentazioni cattive, Dio
permetterebbe una certa situazione, senza volerla e causarla direttamente.
Questo sarebbe il senso di Gc 1,13s.
Quindi ritengo che non si possa togliere alla forma causativa di "far entrare"
tutta la sua forza, ma d'altra parte essa non va spinta all'eccesso di arrivare
al senso di "costrizione", come suona in italiano il verbo "indurre".
Come sottolinea Schneider, al tempo di Gesù non si distingueva tra "volere
assoluto" e "permesso" di Dio e siccome tutto risale a lui, anche la tentazione
risale a lui. E cita Rm 9,18: "Dio usa misericordia con chi vuole e indurisce
chi vuole".
LA SITUAZIONE DEL NOSTRO MAESTRO: Mt 4,1
Mt 4,1: Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.
Questa situazione di Gesù può essere illuminante al fine di comprendere il rapporto tra l'azione di Dio e la tentazione:
È lo Spirito che mette Gesù in condizione di essere tentato ma è il satana che lo tenta
Quindi l'iniziativa del Padre nello Spirito è quella di voler mettere alla prova il Figlio e per questo lo fa entrare in una situazione, il deserto, in cui il satana e le difficoltà oggettive lo metteranno alla prova e da questa prova emergerà che egli è veramente tutto dalla parte del Padre e del suo regno. In lui non c'è ombra di peccato o di cedimento (2Co 1,20).
In fondo la tentazione di Giobbe si svolge in modo analogo: è il satana che richiede Giobbe per tentarlo ed è Dio che permette che Giobbe si venga a trovare, "entri" in situazioni che permetteranno di mettere a nudo la sua fede e il suo attaccamento a Dio (Gb 1-2).
2.2 EIS TON PEIRASMON
ETIMOLOGICAMENTE: OLTRE IL CONFINE
In greco la radice 'per-' 'pera-' indica un limite che va scavalcato, che va superato, spesso aggiungendo l'idea di lotta e di sofferenza. Il peirasmòs è la prova che conduce oltre la situazione attuale, situazione di pericolo, ma anche di crescita.
DUE TIPI DI TENTAZIONE NELLA BIBBA: QUELLA PER LA CRESCITA E QUELLA PER LA PERDIZIONE
Esistono due tipi di tentazione nella Bibbia:
1. La Tentazione per la crescita
È il genere di tentazioni cui Dio sottopone il suo popolo nel deserto, perché cresca nell'amore del suo Dio, conoscendo anche dai fatti la situazione del proprio cuore. Così viene provato Abramo (Gn 22,1), il popolo a Mara (Es 15,25), il re Ezechia (2Cr 32,31). Così viene provata la fede di Giobbe (Gb 1-2). Dio prova il suo popolo e viceversa la mancanza di fede del popolo mette alla prova Dio (Dt 6,16). Dio saggia i suoi giusti come oro nel crogiuolo (Sp 3,6), come un padre che corregge (Sp 11,10). L'angelo è stato inviato per provare la fede di Tobia (Tb 12,13).
Dio vuole mettere alla prova il popolo per vedere se cammina sulle sue vie (Gd 2,22; Dt 8,2.16; 13,4; 33,4).
2. La tentazione per la perdizione
È la tentazione come più facilmente noi la intendiamo, la forza (attribuita normalmente a Satana) che si oppone alla fede dei giusti e cerca di perderli tramite le difficoltà della situazione in cui sono, appunto, "entrati". È il continuo pericolo dell'apostasia, che sarà al colmo nella grande tentazione finale:
2Ts 2,3: Prima dovrà avvenire l'apostasia, dovrà essere
rivelato l'uomo iniquo..
Mt 24,18-19: per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà ma
chi persevererà fino alla fine sarà salvato
Mt 4,1: Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato
dal diavolo.
1Co 7,5: .. perché satana non vi tenti nei momenti di passione.
1Ts 3,5: ..per paura che il tentatore vi avesse tentati e così diventasse vana
la nostra fatica (la tentazione che presuppone poi la caduta!)
1Pt 5,5-9: satana come un leone che cerca chi divorare..
Lc 22,31-32: Simone, Simone,. ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il
grano, ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede, e tu una volta
ravveduto, conferma i tuoi fratelli.
Di questa tentazione diabolica, la tentazione dei nemici di Gesù è un'immagine e uno strumento: Mt 16,1; 19,3; 22,18.35.
La congiunzione avversativa "allà" va intesa probabilmente nel senso che, visto che di fatto Dio non vuole sottrarci del tutto alla tentazione, visto quindi che a qualche "test" dobbiamo sottoporci, egli ci liberi al più presto da ogni male e da chi cerca di portarci al male.
Senso di "liberare", "strappare da.." .
Secondo Lagrange, Poneròs in Matteo (eccetto Mt 13,19) non è
inteso del demonio (così nemmeno la LXX), ma è ogni specie di male morale: 2Tm
4,14: Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno.
Però la presenza dell'articolo determinativo, che in greco fa riferire sempre ad
una persona o cosa ben precisa, conosciuta singolarmente da chi parla e ascolta,
fa propendere per una identificazione personale. Del resto è ben conosciuta la
lotta di Gesù contro il satana, e il ruolo importante che l'Anticristo ha nella
tentazione escatologica definitiva dell'apostasia di massa.
Con la maggior parte degli studiosi, forse conviene interpretare questa parola principalmente del Satana che tenta in maniera definitiva il credente, ma poi, con il dinamismo di prefigurazione-pienezza (per cui ogni realtà escatologica è presente oggi nelle piccole e grandi realtà della vita quotidiana), Gesù ci fa pregare perché il Padre ci liberi da ogni male e da ogni suggestione di male. Se ha permesso che entrassimo in una situazione in cui il Satana ci può tentare, come Gesù nel deserto, e ci tenta tramite la sofferenza come Giobbe, tramite le difficoltà come il popolo nel deserto, tramite le passioni del nostro corpo, come dice Paolo, tramite la volontà cattiva degli altri, come i farisei che tentavano Gesù, o tramite il potere di ogni genere, come Pilato o Erode o i sommi sacerdoti, il Padre ci liberi da ogni specie di male e da ogni autore di male.
Per Sabourin invece non c'è dubbio: nel N.T. 'o poneròs' è
essenzialmente il Maligno:
Mc 4,15: Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola;
ma quando l'ascoltano viene subito il satana e porta via la Parola seminata in
loro.
Lc 8,12: I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, poi
viene il diavolo e porta via la parola dai loro cuori, perché non credano e così
siano salvati.
Ef 6,16: Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete
spegnere tutti i dardi infuocati del Maligno
1Gv 2,22: Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo?
L'anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio.
1Gv 5,18: Sappiamo che chiunque è nato da Dio non pecca: chi è nato da Dio
preserva se stesso e il maligno non lo tocca.
Gv 17,15: Non chiedo che li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno.
2Ts 3,3: Ma il Signore è fedele; egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
22.3. Traduzioni correnti in varie lingue
Passiamo ora in rassegna brevemente una serie di traduzioni
e interpretazioni dell'ultima richiesta del Padre Nostro.
Le traduzioni utilizzate sono nell'ambito di cinque lingue: italiano, francese,
inglese, tedesco e spagnolo.
1. NON CI INDURRE (CONDURRE) IN TENTAZIONE
Traduzioni che conservano l'espressione adottata anche dalla traduzione ufficiale italiana, o che comunque parlano di 'tentazione'
- Do not bring us into the final
temptation <ANCHOR BIBLE/LUKE> (tentazione, ma in prospettiva
escatologica)
- Et ne nous soumets pas à la tentation <BIBLE DE JERUSALEM>
(introdurre come sottomettere)
- Et ne nous conduis pas dans la tentation <BIBLE OECUMENIQUE>
- Und fuehre
uns nicht in Versuchung <JERUSALEMER BIBEL>
- Et ne nous induis point en tentation <LAGRANGE/MATHIEU>
- Y no nos dejes caer en la tentaciòn <NUEVO TESTAMENTO>
- And do not bring us to the time of trial <OXFORD BIBLE>
- Ne nous induisez pas en tentation <PIROT-CLAMER>
2. NON FARCI ENTRARE NELLA PROVA
Prevale qui il concetto di prova, spesso di natura escatologica. Preghiamo perché Dio non ci porti ad una situazione di prova difficile e dall'esito incerto.
- Do not bring us to hard testing
<AMERICAN BIBLE SOCIETY>
- Do not bring us into the final test <ANCHOR BIBLE/MATTHEW> (punta
esplicitamente sul carattere escatologico della prova)
- Ne nous fais pas entrer dans l'èpreuve <CHOURAQUI/MATHIEU>
- Fa' che non entriamo in tentazione <SABOURIN/MATTEO>
- And do not bring us into testing <WORD BIBLICAL COMMENTARY>
3. FA' CHE NON CADIAMO NELLA PROVA
Traduzioni che sono più libere e spingono ancor più decisamente verso il concetto di prova e sono interessate all'esito della prova stessa: non soccombere..
- Y no nos dejes ceder en la prueba <BIBLIA ESPAÑOLA>
- Subjet us not to the trial <NEW AMERICAN BIBLE>
- E non lasciarci cadere in tentazione <SABOURIN/MATTEO>
1. LIBERACI DAL MALE
Come la forma ufficiale italiana, si traduce con il concetto
di 'male' in genere.
- sino libranos del Malo <BIBLIA ESPAÑOLA>
- sondern erlöse uns von dem Bösen <JERUSALEMER BIBEL>
- mais dèlivre-nous du mal <LAGRANGE-MATHIEU>
2. LIBERACI DAL MALIGNO
Altre traduzioni fanno riferimento esplicito al Maligno
- but keep us safe from the Evil One <AMERICAN BIBLE SOCIETY>
- but save us from the Evil One <ANCHOR BIBLE/MATTHEW><ANCHOR BIBLE/LUKE>
- mais dèlivre-nous du Mauvais <BIBLE DI JERUSALEM>
- mais dèlivre-nous du Tentateur <BIBLE OECUMENIQUE>
22.4. Una nuova proposta di traduzione
A favore di una nuova traduzione dell'ultima petizione del Padre nostro possiamo invocare le seguenti esigenze:
1. ATTENUAZIONE DI "NON INDURCI IN TENTAZIONE"
Questa espressione, derivata a noi direttamente dalla antica traduzione latina, che è una traduzione letterale dell'originale greco, rischia di farci avere di Dio Padre un concetto distorto, quasi fosse un satana che ci costringe in situazioni di prova e di tentazione, dalle quali si esce spesso sconfitti.
Mentre infatti il "ne nos inducas in temptationem", può essere interpretato come il "non condurci dentro la tentazione", "non condurci a tentazione" - e i latini usavano il verbo 'inducere' in questo senso -, per noi oggi 'indurre uno' vuol dire solo fare un'opera di costrizione psico-fisica, più o meno forte, in modo che egli faccia quello che noi vogliamo.
Occorre sempre porre attenzione al principio "lex orandi, lex credendi": inconsciamente colui che prega quotidianamente il Padre Nostro rischia di tendere ad un certo fatalismo ("così era scritto").
2. ADERENZA AL TESTO E AL CONTESTO BIBLICO, EVITANDO GLI OPPOSTI
Di conseguenza, occorre forse recuperare il suono ricco di sfumature del testo originale e anche del contesto di tutta la Bibbia, che si impernia sul concetto di "tentazione".
È fondamentale però una onestà intellettuale che non permetta di scadere in opposte posizioni estremiste:
1. Da una parte evitando il problema e traducendo con una invocazione generica ad essere salvati dal male, del tipo "non permettere che soccombiamo alla tentazione". Non così suona il testo originale!
2. Dall'altra, evitare appunto una espressione che suoni "fatalista", del tipo "non costringerci alla tentazione".
I DATI CERTI SUI QUALI BASARSI IN VISTA DELLA TRADUZIONE DA SCEGLIERE
Elenchiamo i dati certi sui quali basarsi per scegliere la traduzione opportuna, dati che risultano anche dal nostro piccolo studio:
1. Esiste di fatto la "prova" da parte di Dio, la prova cui
egli sottopone i suoi fedeli e anche gli infedeli, perché gli uni e gli altri
fossero rivelati nel cuore, per quello che veramente sono
2. Esiste anche la "tentazione" da parte di colui che è stato infedele fin dal
principio, il Maligno. Esso cerca di smontare la fede dei credenti tramite le
difficoltà della vita
3. Tutte le cose che accadono in ultima analisi fanno riferimento a Dio. Però,
come ha chiarito la riflessione teologica nei secoli, non è sottigliezza
distinguere tra ciò che Dio vuole direttamente e ciò che Dio permette, nel senso
che egli è fedele alle sue scelte e avendo fatto la creazione con le sue leggi e
gli esseri intelligenti con la loro libertà, li sostiene nell'essere e
nell'agire anche quando le loro scelte non sono secondo il suo cuore. Del resto
non si deve negare la forma causativa del verbo usato per esprimere l'azione di
Dio rispetto alla tentazione.
4. Il Signore e Maestro, Gesù, è stato condotto dallo Spirito in situazioni di
prova e tentazione, così pure Pietro e i discepoli. Grandi prove e tormenti sono
profetizzati per coloro che credono.
Non bisogna dunque pensare che Dio non c'entri affatto con le situazioni di tentazione e di pericolo in cui ci veniamo a trovare, ma non bisogna nemmeno pensare che egli sia il dio invidioso della tradizione greca, il dio della nemesi, o il bambino della tradizione indù che continuamente gioca con noi sue creazioni particolari, che sono zimbello nelle sue mani..
NON FARCI ENTRARE IN TENTAZIONE, MA LIBERACI DAL MALE (oppure: DAL MALIGNO)
È la traduzione che io personalmente preferirei. Le parole
hanno più o meno lo stesso suono e la stessa struttura del "non indurci in
tentazione", ma il significato è più biblico, e ricorda l'invito di Gesù ai
discepoli nell'Orto "Vegliate e pregate per non entrare in tentazione".
Quanto al "male" o "Maligno", bisogna dire che, come abbiamo evidenziato nello
studio, sarebbe più conforme all'originale la traduzione che si riferisce ad una
volontà personale di peccato e di traviamento. Però la traduzione generica
potrebbe sempre essere interpretata sia del Maligno come pure di ogni altra
forma di male, fisico, morale, storico, cosmico, dietro il quale si profila
sempre l'ombra del Tentatore per eccellenza.
NON PERMETTERE CHE SIAMO TENTATI, MA LIBERACI DAL MALE
NON PERMETTERE CHE SOCCOMBIAMO ALLA TENTAZIONE, MA LIBERACI DAL MALE
Sono traduzioni più elaborate e già interpretative del
testo, che di fatto non suona in questo modo. Però il significato fondamentale è
comunque questo: l'interesse dell'orante è quello di riuscire a superare una
situazione in cui si viene comunque a trovare.
Questa traduzione sembra sia quella che la Conferenza Episcopale Italiana è più
propensa a proporre ai credenti di lingua italiana.
NON FARCI ENTRARE NELLA GRANDE TENTAZIONE, MA LIBERACI DAL MALIGNO
Questa traduzione sarebbe marcatamente escatologica, come forse è il concetto basilare dell'originale del Padre Nostro, ma forse è un po' poco intuitiva per i credenti che dovrebbero pregare con queste parole.