Sei qui -> Home -> Opere -> Riforma della Chiesa -> 24 - Non c'era fra loro alcun bisognoso

 

24 - "Non c'era fra loro alcun bisognoso.." (At 4,34)

 

24.1. Un sogno da sempre della comunità cristiana: la carità condivisa

"Date loro voi stessi da mangiare": Gesù provoca i discepoli prima della moltiplicazione dei pani. E il sogno da allora è questa frase degli Atti degli Apostoli, purtroppo controbilanciata dall'altra detta dal Signore a Betania: "I poveri li avrete sempre con voi". Come sempre, la comunità è in bilico tra realizzazioni e povertà, tra possibilità e impossibilità. Ma il sogno è quello che non ci sia tra noi alcun bisognoso. E la prima cosa che deve fare ormai la Chiesa all'inizio del terzo millennio è certamente la condivisione dell'impegno di servizio volontario e gratuito da parte di tutti. Troppo pochi sono i credenti che dedicano parte del loro tempo, delle loro forze e dei loro soldi ad aiutare gli altri più bisognosi. Ci sono, ma sono pochi. Addirittura oggi ci sono più organizzazioni di volontariato a servizio della persona umana di ispirazione laica, piuttosto che cristiana. E invece è ora che si cominci a pensare, che il compito di servire gratuitamente nell'altro il Signore non è un lusso per qualcuno, ma un dovere per tutti. Che la domenica non è veramente santificata se dopo aver ricevuto il pane spezzato del Signore non si spezzi il proprio pane e la propria vita per gli altri. L'unica via per andare incontro alla realizzazione di quel sogno è che non qualcuno si ammazzi di fatica, ma che tutti facciano qualcosa, ognuno la sua parte, ogni battezzato, ogni famiglia di battezzati, ogni comunità di battezzati. E non parlo ovviamente delle due monete lasciate in offerta in chiesa durante la messa. Parlo di arrivare a dare almeno un 10% del proprio stipendio, e anche si più, se ci si riesce..

24.2. Propongo una via concreta: l'adozione

Tra le tante vie possibili per lavorare in direzione di quell'ideale, per arrivare a che tra noi non ci sia alcun bisognoso, propongo quella dell'adozione: ogni credente, ogni famiglia credente, ogni comunità credente, dovrebbe "adottare" delle situazioni di bisogno, in maniera condivisa, cioè non alcuni troppo, ma tutti qualcosa. Adottare un anziano, una persona sola, una persona malata, una famiglia in difficoltà, un'altra comunità in difficoltà e fare di tutto, a livello di aiuto materiale e anche spirituale perché l'altro sia messo in condizione di essere se stesso. Non sostituendosi agli altri in quello che possono e devono fare, ma aiutandoli per arrivare ad essere in grado di gestire se stessi. Con attenzione, con amore, con rispetto, perché l'attenzione d'amore e di servizio non sia una offesa alla persona umana dell'altro, ma sia occasione di amicizia e amore nel nome del Signore. Promuoviamo tra noi l'adozione, come c'è già e molto di più. Magari anche l'"adozione a vicinanza" e non solo quella "a lontananza": adottare e promuovere chi vive nella porta accanto e non solo uno studente del Terzo Mondo!

24.3. I beni della terra in prospettiva di attenzione

E' in direzione di quell'ideale, che tra noi si arrivi a non avere alcun bisognoso, che bisogna sempre gestire i nostri soldi e i nostri beni materiali. Non importa se ne abbiamo pochi o tanti, l'importante è che quelli che abbiamo siano per noi, per la nostra famiglia, e per i nostri fratelli e sorelle, perché siano umane le persone con cui veniamo a contatto. Resta come una frustata in faccia all'egoismo la frase famosa di san Basilio (che personalmente divideva la sua casa tra sé, i suoi monaci, i poveri, gli ammalati e ia gente di passaggio): "Il vestito che tieni nell'armadio e non usi, lo stai rubando al povero che ne ha bisogno" (Omelia contro l'avarizia).

Il Cristianesimo di per sé non è né a favore né contro le ricchezze. Rileggiamo l'esortazione ai ricchi in 1Tm 6. Gesù ci esorta al dono, ci esorta a sapere amministrare quanto ci è stato affidato, non a buttarlo via. Inutile essere puritani sognatori: la vita va gestita, e oggi in cui tutto è monetizzato, i soldi ci vogliono e come! Ma occorre che i soldi servano l'amore e non asserviscano l'amore, che siano usati per creare benessere di tutti e comunione, non divisione e sfruttamento. Ancora una volta non sono i beni esteriori a tracciare una linea di confine tra gli uomini e dentro ognuno di noi, ma è il cuore, con il suo amore o il suo egoismo. E' dal cuore che parte, o non parte, ogni movimento di dono, di amore e di servizio. E al centro del cuore ci deve essere Dio in Gesù Cristo con l'amore dello Spirito.