|
| 25 - Famiglia, Chiesa domestica |
25.1. Famiglie veramente "piccole Chiese" "Chiese domestiche"
Fortunatamente in questi ultimi anni molto si sta facendo nella nostra Chiesa perché si realizzi questa impostazione: la famiglia cristiana "piccola Chiesa" all'interno delle mura domestiche. Ma molto, il più rimane da fare. E ben maggiore deve essere lo sforzo per una riforma di quella che è la cellula base della società e della Chiesa, voluta da Dio nel suo progetto creazionale sull'uomo e la donna, a cominciare dalla costituzione della figura dei catechisti delle famiglie in ogni comunità cristiana.
"Piccola Chiesa" deve voler dire realizzazione delle caratteristiche fondamentali della Chiesa all'interno della famiglia, e cioè: evento di comunione inserito nel Dio Trinità, evento di parola profetica (quindi le famiglie che devono diventare luoghi di ascolto comunitario della Parola di Dio e luogo di scambio a livello di parola umana), evento di sacerdozio (offerta quotidiana nella preghiera, nella gioia e nel dolore, quindi le famiglie che siano aiutate a stabilire momenti di preghiera all'interno e a partecipare insieme ad eventi civili e religiosi), evento di servizio (all'interno della famiglia, e insieme anche all'esterno, tra i parenti, i vicini, il volontariato, ecc..).
Ora tutto questo è presente oggi in tante famiglie cristiane, ma siamo ancora soprattutto ad un numero ristretto ed elitario. Occorre fare ogni sforzo perché certe impostazioni diventino di realizzazione comune fra tutte le famiglie delle comunità. E siccome oggi la tendenza è alle famiglie "nucleari" e spesso sole, occorre, soprattutto nelle città, fare un vasto progetto di impostazione della vita delle famiglie in senso cristiano.
25.2. Famiglie protagoniste della vita della comunità, famiglia di famiglie.
Occorre che le famiglie siano protagoniste della vita comunitaria, anzi che le famiglie siano tenute ben presenti nell'organizzazione della vita comunitaria, perché sia una vita "possibile" anche per le famiglie.
Si può pensare addirittura al decentramento in famiglia di attività comunitarie, prima fra tutte la catechesi ai più piccoli. Secondo l'antica tradizione della nostra fede, sono i genitori i primi testimoni della fede. E quindi forse fino alla fine del primo ciclo scolastico sarebbe bello tentare di fare catechismo alle famiglie che poi testimonino la fede e facciano formazione ai figli, piuttosto che "lasciare" i figli alla comunità, in gruppi spesso dominati dalla partecipazione rumorosa piuttosto che dall'insegnamento e dalla testimonianza, mentre i genitori "delegano" troppo dei catechisti. Pensiamo infatti che il catechista quando va bene ha i bambini qualche ora alla settimana, mentre ben di più ce l'hanno i genitori!
La comunità cristiana, come va ripensata "comunità di comunità", deve essere ripensata soprattutto come "famiglia di famiglie", luogo di incontro, di scambio, di aiuto vicendevole fra le famiglie, "casa" comune delle case particolari.
25.3. Famiglia e Famiglie. Le famiglie non più sole.
In modo particolare occorre riformare la vita delle
comunità e delle famiglie in senso comunionale, soprattutto laddove la
spersonalizzazione della vita è più diffusa ed evidente. Occorre che la
comunione in Cristo dia origine a condomini solidali, a gruppi di acquisto,
all'affido diffuso, all'"adozione" di famiglie sole e in difficoltà da parte di
altre famiglie più forti e sicure.
Fenomeni quali l'immigrazione, la perdita del lavoro, problemi gravi con qualche
componente della famiglia chiedono una solidarietà ancora ben poco praticata tra
le famiglie di una comunità cristiana. Uno strumento importante in questo senso
può essere la "comunità di via" o di caseggiato, cioè una organizzazione
comunitaria più capillare della famiglia parrocchiale, che in città spesso
supera le 10.000 unità, con difficoltà insormontabili ad attualizzare una vita
comunitaria fatta di conoscenza, stima e aiuto reciproco..