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| 26 - Per un vero rinnovamento della Catechesi |
Riprendere assolutamente in mano il documento-base della catechesi in Italia "Il Rinnovamento della catechesi" del 1970. Questo prezioso documento dovrebbe stare in mano sia dei catechisti che delle famiglie e poi dei presbiteri e dei vescovi. E' da quel libro che enucleiamo alcune proposte concrete di impostazione e di riforma della vita ecclesiale:
Prima del catechismo è la Comunità, la Chiesa che fa catechismo. E Prima del suo fare catechismo, c’è una Comunità che vive l’amore del Padre per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo. La Chiesa trasmette dunque quello che vive. E quello che vive si basa sulla Rivelazione, una Parola data a noi una volta per tutte e normativa per tutti i secoli, che va riletta alla luce dei propri tempi e della situazione di ogni persona e comunità. Prima è la comunità: la catechesi deve nascere dal nostro essere comunità e deve tendere a educare i nuovi cristiani alla vita di comunità.
Grande meta della catechesi è farsi strumento della grazia di Dio per far maturare nelle persone cui annunciamo il Vangelo una autentica “Mentalità di fede”: Si tratta di sapere e di conoscere, si tratta di celebrare, si tratta di servire, si tratta di tutto questo insieme e tutto fuso in una “mentalità” in un modo di essere e di pensare, guardare il mondo con gli “occhiali” di Gesù Cristo. Chi ha maturato questa mentalità, pensa come Gesù. ama come Gesù, spera e soffre come Gesù. Allora veramente gli si può dire “ama e fa’ quello che vuoi”. Vita di fede come una seconda “natura”, un secondo “modo di essere”, una “sapienza”, una sensibilità che viene scritta e maturata dentro.
26.3. INIZIAZIONE ALLA FEDE
La catechesi deve essere iniziazione alla fede. "Iniziazione" non vuol dire soltanto "inizio", ma "imparare il mestiere". Dunque si tratta di coinvolgere delle persone in una avventura umana e cristiana, che le fa diverse, da come sarebbero state se non avessero incontrato Cristo e la sua Chiesa. Si tratta di far "entrare in un mondo", quello di Gesù Cristo e della sua Chiesa. L'uomo impara a vedere la gioia e il dolore con gli occhi di Gesù, proteso verso il Padre, confidando nella forza dello Spirito.
In questo momento della sua storia la Chiesa si interroga profondamente sul "come" iniziare e accompagnare l'uomo di oggi all'incontro con Gesù e con il Padre, nella forza dello Spirito. E i documenti ufficiali della Chiesa e l'esortazione dei Pastori ci indirizzano verso un metodo sempre più "catecumenale", cioè un cammino lungo, scandito da tappe che segnano i punti di un progressivo incontro, approfondimento e crescita. Si tratta di quella crescita nella mentalità di fede e nella iniziazione di cui parliamo sopra, fatta per gradi, coinvolgendo tutta la vita e non solo la conoscenza, coinvolgendo nella riflessione, nella celebrazione, nel servizio di carità, nella vita della comunità. Il tutto per gradi, con attenzione alla persona umana e alle esigenze del Regno.
26.5. IL FINE: DIO TRINITA’
La catechesi in ogni momento deve fare riferimento al Dio di Gesù Cristo che è un Dio Trinità e quindi comunione. Sempre il dinamismo: al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo. Dio Padre, come Abbà, sia sempre all’orizzonte di ogni incontro di catechesi, di ogni impegno dei catechisti e dei catechizzati. Dio Figlio come Signore Vivente, Maestro, Capo Vivente del suo corpo, è sempre l’unico a cui rivolgersi, è la realtà da vivere, da sentire vicina, perché egli vive per la fede nei nostri cuori. Ed è Vivente, ed è risorto. Dio Spirito va continuamente presentato e proposto come “luogo” del credente, per affidarsi alla sua azione, per leggere alla sua luce i segni dei tempi, anche le cose quotidiane del nostro vivere..
Noi siamo cristiani per lui, con lui, in lui, in vista di lui, e perché da lui veniamo. Lui, il Dio Trinità, insieme Unità e Comunione è la sorgente, la via e la patria. Non deve mancare mai sulla bocca e nel cuore del credente e di coloro cui egli testimonia la sua fede.
26.6. LA CHIESA, LUOGO QUOTIDIANO VISIBILE DELLA FEDE
Come dicevamo sopra, la Chiesa è e deve essere il luogo quotidiano e visibile della fede. I cristiani sono tali perché convocati (Ekklesìa in greco vuol dire “convocazione visibile”). Nessun cristiano è un’isola. La Chiesa è la Madre che ti genera alla fede, è il grembo in cui riposi sicuro, è il luogo in cui sopporti te stesso e gli altri, è il luogo in cui gioisci, servi, condividi, cammini.. E’ il luogo del perdono dei peccati e dell’incontro con il sacramento del Signore. La Chiesa è rivelazione visibile del volto del Dio Trinità e della umanità gloriosa di Cristo. Dunque la Chiesa va vissuta, vissuta il più possibile, vissuta in maniera visibile. “Non c’era fra loro alcun bisognoso” (At 15), “erano assidui e concordi” (At 1), “erano un cuore solo e un’anima sola” (At 4). Il catechizzato che viene solo a catechismo e poco più non sta camminando su una ricca strada di comunione..
26.7. LE TRE DIMENSIONI DELLA VITA QUOTIDIANA DEL CREDENTE: PAROLA, SACRAMENTO E SERVIZIO
Parola: prima che essere preghiera, prima che essere celebrazione dei sacramenti, addirittura prima che essere servizio di carità, la fede è anzitutto ascolto della Parola, ascolto personale e comunitario, ascolto e confronto, “ruminazione” quotidiana di quello che il Signore ha voluto rivelarci e di quello che ogni giorno ci rivela attraverso la nostra interiorità, nel creato, nei fatti e negli incontri della vita.. La catechesi deve essere progressiva iniziazione al confronto con la Parola di Dio, alla sua accoglienza, alla sua obbedienza, a farne il giudice e il sostegno della vita. Prima di tutto conoscere la Parola rivelata, e poi arrivare a comprendere il dinamismo di Parola, di Rivelazione di Dio, laddove tutto è grazia e tutto è Rivelazione..
Sacramento: La catechesi deve essere iniziazione a vivere la realtà come sacramento, segno e strumento dell’incontro con Dio. In particolare. iniziazione a incontrare e vivere il sacramento del battesimo e della Eucaristia. In genere, sacramento può essere considerata ogni cosa che è vissuta come segno e strumento dell’incontro con Dio. E tra queste cose spiccano i sacramenti istituiti dal Signore Gesù come strumenti e mezzi tutti particolari, e tra essi l’Eucaristia, segno e strumento della sua presenza tra noi. Comprendere la vita nella sua dimensione sacramentale, vivere l’incontro nel segno, diventare noi stessi segni (“Mangiamo quello che siamo” dice Agostino, il Corpo di Cristo che è la Chiesa si nutre del corpo sacramentale del Cristo che è l’Eucaristia)..
Servizio: Non ci illudiamo come catechisti e non illudiamo i ragazzi e in genere le persone a noi affidate: saremo giudicati sull’amore e il servizio di carità. Un credente che ogni giorno non pone gesti di amore gratuito per amore dell’amore di Gesù Cristo non ha ancora capito e vissuto niente della fede. Il Padre va amato a fatti e nella verità, servito nel profondo del cuore, con amore attento, obbediente e non esibizionista di se stesso. La catechesi come scuola di attenzione, con piccoli gesti di amore e servizio, con disponibilità ai servizi della comunità, soprattutto con disponibilità verso i poveri, i sofferenti, gli anziani, gli emarginati, la catechesi come scuola di vita, in cui il catechista dice agli altri “fate come me”, come poteva dire Paolo alle sue comunità..
26.8. FEDELTA' A DIO E FEDELTA' ALLA PERSONA UMANA
Una delle leggi fondamentali della catechesi è la doppia fedeltà, la fedeltà a Dio, alle sue esigenze, alla sua pedagogia, al suo modo di manifestarsi e di operare nella storia, e insieme la fedeltà all'uomo, alla persona umana, alle sue esigenze, alle sue dimensioni, al suo modo di percepire la realtà. Il nostro Dio è fatto in un certo modo, non in un altro; e così pure le persone sono fatte in un certo modo. La duplice fedeltà vuol dire annunciare Dio quale è (il nostro Dio esigente, il nostro Dio Comunità di Amore, il nostro Dio Giudizio e Misericordia, il nostro Dio nascosto, il nostro Dio Misterioso, il nostro Dio rivelato..) e far crescere l'uomo quale è (nella sua sensibilità, nella sua cultura concreta, nella sua dimensione personale e comunitaria, nella sua libertà, nei suoi problemi e limiti, nei suoi tempi di crescita..). Questo vuol dire che il catechista deve saper rispettare i tempi e le azioni di Dio e insieme la libertà, la sensibilità e i tempi di crescita delle persone. Il catechista deve studiare l'arte di saper intervenire e di sapersi tirare indietro al momento opportuno..
26.9. SAPERE E VIVERE. L'ARTE EDUCATIVA
Occorre sapere, occorre vivere. La catechesi deve cambiare la vita dei catechizzati. La fede senza le opere è morta (Gv 2,14). Questo principio rimane valido. Occorre dunque che il cammino catechistico sia anche verifica, sollecitudine, e anche correzione e rimprovero. Occorre sapere, ma occorre anche incarnare. Non tutto è uguale a tutto, e questo i ragazzi lo devono sapere con precisione. Per questo l'antica Chiesa aveva gli scrutini dei credenti che camminavano verso il Battesimo. Se la vita non cambia, qualcosa non funziona. Il seme che non matura nelle spighe vuol dire che è già morto da tempo, sotto i rovi, tra le pietre o beccato dagli uccelli lungo la strada..
26.10. UNA DIMENSIONE FAMILIARE DELLA CATECHESI
I primi catechisti rimangono i genitori, per quello che riguarda i bambini e i ragazzi. La catechesi va configurata come collaboratrice dell’opera dei genitori e non sostitutrice (eccetto nel caso di genitori non credenti). Dunque, occorre prendere e stabilire iniziative adeguate per rispettare questo principio. I genitori sono chiamati per primi a condividere la comunità, all’ascolto della Parola, ad essere protagonisti della loro vita di fede. Il catechista deve fornire spunti di contenuto, strumenti e metodi di lavoro e di verifica alle famiglie impegnate nell’opera di evangelizzazione verso i propri figli… Le famiglie chiamate ad essere “piccole Chiese”, luoghi di fede, di preghiera, di condivisione totale non solo per l’amore umano, ma anche nell’amore di Dio in Gesù Cristo..
26.11. GRUPPO - FAMIGLIA - PARROCCHIA - CHIESA LOCALE - CHIESA UNIVERSALE - SOCIETA'
Esiste una serie di anelli "concentrici" a cui ognuno di noi è chiamato a partecipare. Educare alla vita di fede vuol dire anche educare a vivere i vari livelli di appartenenza.
Occorre curare un minimo di coesione del gruppo di catechismo, la prima e piccola comunità in cui i ragazzi cominciano a fare esperienza di appartenenza e di fede.
Ma il gruppo non deve essere chiuso. Prima di tutto deve essere aperto verso le famiglie dei ragazzi, per cui i genitori siano coinvolti per una rinnovazione della loro fede, oltre che per espletare il loro servizio di primi catechisti dei figli.
Il gruppo e le sue famiglie si coinvolgano nella vita della parrocchia e della comunità ecclesiale.
Insieme alla parrocchia il gruppo va educato a partecipare alla vita della Chiesa locale. Occorre avere questo spirito "diocesano" fin da ragazzi, educare al gusto (e al dovere) della partecipazione a vari livelli.
E così pure, in qualche modo e in qualche occasione, occorre aprire i ragazzi, il gruppo, le famiglie e la parrocchia a vivere dimensioni di Chiesa universale. Privilegiate dimensioni in questo senso sono le giornate di celebrazione mondiale che sono disseminate lungo l'anno, e poi una qualche esperienza missionaria ed ecumenica.
Infine, è opportuno cominciare ad educare alla missionarietà verso la società civile in cui si è inseriti. Occorre fin da ragazzi aver presente la convinzione che il cristiano non è tale per se stesso ma per gli altri. Si esiste come cristiani per essere mandati, e andando fare esperienza del Dio del cammino, del Dio della storia, perché la Pasqua si incarni nella storia degli uomini del nostro tempo.