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27 - Rinnoviamo con coraggio il cammino di iniziazione cristiana

 

27.1. Non diamo più nulla per scontato

E' giunto il momento che la comunità cristiana non dia più nulla per scontato. E' giunto il momento di imparare dalla macchina pubblicitaria a "farsi presenti" alla persone: con più discrezione, con più amore, ma certamente a farsi presenti.
Occorre rinnovare l'iniziazione cristiana in modo da inserire i nuovi fratelli e sorelle profondamente nelle comunità cristiane. Soprattutto chi percorre la via dell'iniziazione da adulto deve essere finalmente reso protagonista della sua fede e all'interno della comunità cristiana.
E ben venga il rito rinnovato per l'iniziazione cristiana degli adulti. Ma sappiamo bene che il rito non basta.

27.2. Troppo confondono "iniziazione" con "inizio"

E' ora di fare chiarezza su qualcosa su cui tanti, anche personalità di una certa importanza e peso, fanno confusione. L'iniziazione non è l'inizio di qualcosa e basta. Prendiamo l'espressione ben conosciuta fin dall'antichità "iniziare ai misteri" (per esempio ai "misteri dell'amore"). "Iniziare" non è solo "dare inizio" a qualcosa, ma è dare inizio e accompagnare fino a che l'"iniziato" non è nel pieno possesso della vita, o della tecnica, cui è stato "iniziato". Dunque la vera iniziazione è "full immersion", immersione totale in una relazione, in uno stile di vita, in un rapporto, in un'arte, in una prassi, in uno studio, ecc..
L'iniziazione cristiana trova una delle sue migliori definizioni in quella che il Rinnovamento della Catechesi chiama la "mentalità di fede": attraverso l'attività combinata di studio, esercizio pratico, inserimento comunitario, preghiera, meditazione, dialogo, ecc.. il nuovo discepolo deve arrivare a vedere le cose come le vede Gesù, a gustare le cose che gusta Gesù, ad avere la relazione filiale con il Padre che ha Gesù, a valutare i tempi, i gesti, le persone, le parole come le valuta Gesù: insomma arrivare a che la sua testa non debba fare una "traduzione" delle cose che vive dal mondo alla fede, ma spontaneamente affronta la realtà come la affronterebbe il suo Signore Gesù.. Almeno in parte!

27.3. Quello che fanno i movimenti deve farlo la Chiesa tutta

Oggi c'è una specie di "sostituzione" tra la Chiesa ufficiale, la comunità di tutti, e l'attività dei movimenti, specialmente alcuni, come il Cammino Neocatecumenale, che si dedicano a cammini di iniziazione cristiana, verso un recupero personale e significativo del proprio battesimo. Sembra quasi che la Chiesa "deleghi" ai movimenti quello che le appartiene di più. Come dire: i cristiani "normali" mandiamoli avanti come si può e come si riesce; poi chi vuol fare qualcosa di veramente serio si affidi ai movimenti.
E' ora che la Chiesa faccia al suo interno cammini seri di iniziazione cristiana per tutti i credenti, per essere "semplicemente" cristiani, chiamati ad essere e a fare sul serio quello che significa il nome "cristiano", "discepolo di Gesù Cristo", senza creare cristiani di serie A e di serie B. La specializzazione e l'arricchimento procurati dai movimenti rimangano pure, ma non sull'essenziale. Pregare, servire, vivere in comunità, formarsi, responsabilizzarsi non sono dimensioni "opzionali" e "aggiuntive" per un cristiano, per cui si possono affidare all'attività di un movimento. Ma sono centrali e costitutive dell'essere quello che si professa di essere! Non bisogna essere prete o di CL per impegnarsi a pregare tre volte al giorno!

27.4. Il caso particolarissimo del sacramento della Cresima

Siccome ormai sono più di 30 anni che mi batto perché il sacramento della Riconciliazione abbia la sua giusta collocazione, superando quello che chiamo "il buio teologico e pastorale" attorno a questo sacramento, inserisco qui quanto scritto a tutti i vescovi d'Italia nella lettera del 1997, sperando di contribuire a riaccendere il dibattito, la verifica e la scelta su questo Sacramento che può essere decisivo nell'esistenza delle persone di fede:

 

Sono passati dieci anni dalla mia lettera a tutti i vescovi d'Italia, caro Gigi, e la situazione rispetto al sacramento della Confermazione, o Cresima, è più o meno rimasta la stessa. Con qualche miglioramento, forse, con qualche presa di coscienza in più. Ma credo ancora che il lavoro più grande rimanga da fare.. Del resto, a forza di sbattere la testa contro lo stesso palo, anche il più ritardato degli uomini alla fine si domanda se ha una qualche scappatoia per non continuare a farlo!

 

Credo che tu sia d'accordo sul fatto che anzitutto, su questo come su tanti altri argomenti, manca anzitutto il dialogo, il confronto vero, la ricerca, personale e comunitaria. Ed è questo che va ripreso. A suscitare questo è riferito questo libro. Almeno a dare un piccolissimo contributo a far capire a tutti noi, e alla nostra Chiesa Cattolica, quanto sia importante riprendere il dialogo di ricerca, con carità, con attenzione e rispetto per le persone, con la disponibilità ad attenderle lungo il cammino, senza dare loro degli "eretici" dopo la prima ora di confronto.. Occorre camminare. Perché la Verità è una sola, ed è Cristo. Noi ne siamo dei riflessi piccoli, parziali, soggetti ai condizionamenti del tempo e dello spazio. Litighiamo per un nulla, e soprattutto il nostro cuore troppo spesso non parte dall'amore per Dio e per gli altri, ma da tante altre motivazioni molto meno nobili..

Cerchiamo dunque per trovare, e troviamo per cercare ancora..

Chi è più avanti non si sdegni di comunicare quello che il Signore gli ha fatto scoprire a chi è rimasto indietro, in modo che, come si dice della manna e poi dell'Eucaristia, chi ne raccolse di più non ne ebbe di più e chi ne raccolse di meno non ne ebbe di meno.. (Es 16,18).

La condivisione di carità è e deve essere sempre la prima regola del nostro operato di fratelli e sorelle cristiani in ogni settore.

Ma detto questo occorre che la ricerca ci sia, sia seria, sia guidata dalla maggiore onestà intellettuale possibile, volta cioè a riconoscere e vagliare i dati e i documenti oggettivi attinenti all'argomento trattato, senza giudicare o scartare le cose per partito preso o "perché si è fatto sempre così". Sappiamo bene che una impostazione mentale di questo genere non avrebbe mai permesso a Gesù Cristo e alla sua Chiesa di affermarsi nel mondo!

 

Fatta questa doverosa premessa, veniamo al sacramento della Confermazione, o Cresima.

Qual è il problema è sotto gli occhi di tutti, da anni e anni, da tempo immemorabile: quella che dovrebbe essere la festa di inizio Cristianesimo adulto, la festa di ingresso attivo e responsabile nella comunità cristiana, la festa della missione dei nuovi apostoli, come lo fu la Pentecoste per i discepoli del Signore, la festa della nuova Pentecoste è divenuta da decine di anni la "festa dell'abbandono della fede", la festa del "motorino regalato", la festa di "fine catechismo" (che barba!), la festa di "ognuno per la sua strada".

 

E questo è tremendo. Da anni e anni, ad ogni anno che si ripete questa festa "quasi del nulla" mi viene un'angoscia colossale. Perché ci devo partecipare essendo una festa della mia comunità cristiana. E così mi trovo a sentire parole il cui significato sfugge alla maggior parte dei presenti, parole spesso false, la cui falsità evidente raggiunge il culmine quando tutti insieme (o uno per tutti) dice davanti all'assemblea di "aver scoperto Cristo Signore della sua vita" e di "scegliere da oggi in poi la comunità cristiana come famiglia della propria fede". Attenzione! Non dico che tra i cresimandi non ci siano lodevole eccezioni. Uno o due ogni due o tre gruppi rimangono in comunità cristiana,attivi, presenti e responsabili. Ma questo non intacca il problema. Semmai lo acuisce.

 

Ma per capirci qualcosa, in questo problema che io amo definire "fumoso" sia nella sua riflessione di base, la sua teologia, che nella sua prassi, io credo sarebbe bene chiarirne la natura e il fondamento. Che cosa è la Confermazione? Che cosa comporta? A quale evento salvifico fa riferimento?

 

Premesso che tutti sono d'accordo nel collegarla all'evento di Pentecoste, e quindi al dono dello Spirito che ci costituisce "perfetti" cristiani, nel senso di cristiani adulti, pronti per andare in tutto il mondo a testimoniare e vivere il nostro innamoramente del Cristo Risorto, il primo problema è capire la specificità di questo dono rispetto agli altri doni, in particolare all'unzione di Spirito che ognuno di noi riceviamo nel Battesimo.

 

E qui entra in ballo il concetto di "Confermazione": questo sacramento dovrebbe essere il momento in cui il cristiano, battezzato da piccolo sulla fede dei suoi genitori e padrini, cullato nel seno della sua comunità, ora afferma "con la propria bocca", perché lo "crede con il proprio cuore" che il Cristo Signore è il suo Signore, che accoglie per sempre Dio Abbà, il Figlio Creatore e Redentore, lo Spirito Santo vivificatore, la comunità della Chiesa e tutte le altre cose che l'evento Cristo-Chiesa ci propongono come "svelamento" su un mondo diverso da quello che vediamo con gli occhi del corpo e tocchiamo con le mani.. E così la Cresima (così detta perché collegata al segno sacramentale dell'unzione secondo lo Spirito di cui parla Is 61,1ss) è il momento in cui il cristiano, collegando il dono dello Spirito (che la Chiesa invoca su di lui) e la sua risposta di fede e impegno personale realizza quanto dice Paolo in Rm 10,8-13:

 

[8]Che dice dunque? Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore: cioè la parola della fede che noi predichiamo.

[9]Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo.

[10]Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.

[11]Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso.

[12]Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l'invocano.

[13]Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

 

Testo stupendo e centralissimo nell'esperienza di questo sacramento.

 

Ma tutto questo, il fatto cioè di "confermare" la propria fede battesimale, che coincide con l'entrata da adulti nella comunità cristiana, presuppone che il candidato abbia una età e una maturità di fede e di umanità minima perché il dono dello Spirito non cada nel vuoto. Quanto cammino hanno fatto gli Apostoli prima della Pentecoste, al punto che spesso Gesù diceva loro che per il momento non potevano capire ma avrebbero capito dopo!

 

E qui si innesta un altro discorso, estremamente importante a proposito di tutti i sacramenti, ma specialmente per questo. Di fatto la nostra Chiesa ha accolto indicazioni dal Signore Gesù e da tutta la Parola di Dio e dalla sua Tradizione per fissare una serie di sacramenti, di momenti forti in cui tramite il segno in qualche modo cielo e terra si toccano e il visibile si collega all'invisibile ed eterno, collegati anche ai momenti forti della vita dell'uomo. E questo, come ho mostrato nel libro su "Lettera e Spirito", è servito nei secoli ha poter far far ai pagani, seguaci di religioni naturali, un trapasso più dolce e comprensibile possibile tra i loro riti umani di "sacralizzazione" dell'esistenza ad altri riti in cui Dio in Cristo per mezzo dello Spirito sia in primo piano:

ai riti della nascita sono collegati i riti della nuova nascita, il battesimo

ai riti della condivisione del pasto è collegata l'Eucaristia

ai riti e alla prassi del perdono è collegata la Riconciliazione

ai riti di costituzione della famiglia il Matrimonio

ai riti della costituzione dell'autorità nella comunità il sacramento dell'Ordine

ai riti (e scongiuri) spesso fatti sugli ammalati e morti il sacramento dell'Unzione

ai riti di ingresso del bambino nella pubertà (accettato bambino nel gruppo sociale) la festa della Prima Comunione

 

E la Confermazione? Essa di fatto va in parallelo con i riti della "maggiore età", della entrata dell'individuo nel gruppo sociale come adulto, e non più come bambino, non più sotto la tutela di genitori e tutori, ma, almeno parzialmente libero di agire, decidere, soggetto di diritti e doveri, pronto a farsi una famiglia, e pronto ad essere forza attiva del gruppo sociale stesso. Ora il tempo e i modi della "maggiore età" sono variati e variano tantissimo da luogo a luogo e da tempo a tempo. Da noi ad esempio, in questo momento, ma da non molti anni, è ai 18 anni..

 

Ora questa associazione, al momento della "maturità" sociale (momento importante e cruciale comunque per i nostri ragazzi, alla fine delle superiori, all'inizio dell'università o del lavoro, inseriti nel tessuto sociali, "liberi" sempre di più...) a me andrebbe anche bene. Basterebbero due cose: 1) che il cammino verso la maggiore età fosse curato non solo umanamente e socialmente ma anche con un lungo cammino di "accompagnamento nella fede" fino alla maggiore età; 2) che la celebrazione del sacramento sia soggetta ad un minimo di valutazione della disponibilità del nuovo credente a credere con il cuore e a professare con la bocca che Gesù Cristo è il suo Signore e ad impegnarsi di conseguenza. Infatti la maturità anagrafica - lo sappiamo bene - non coincide quasi mai con la maturità fisica e sociale..

Ma invece l'età della Cresima, specialmente negli ultimi tempi, è tendenzialmente spostata più in basso possibile. Chi fa questo si può basare su una di queste tre ragioni, o due o tutte e tre di esse:

1) la riscoperta dei "sacramenti della iniziazione cristiana" nella loro natura unitaria (Battesimo-Cresima-Eucaristia) postula che i tre battesimi vengano dati più vicino possibile l'uno all'altro e che l'Eucaristia debba essere il vertice di questo processo di portare la persona dalla dimensione "umana carnale" a quella "cristiana spirituale".

A parte che questa posizione si contraddice perché non alza l'età del Battesimo o non abbassa fino al battesimo gli altri due sacramenti (sarebbe più logico!), io credo che questa posizione, teoricamente giusta, o per lo meno spesso esposta in pubblico dagli uomini di chiesa, ha tre gravi limitazioni: a) "Iniziazione" non vuol dire "inizio", ma esattamente l'opposto: "iniziare a qualcosa", ad esempio ad un rito, una setta, un gruppo, è aiutare una persona dall'inizio al pieno inserimento. E quindi partire dal battesimo da piccoli, nutrire con l'Eucaristia appena si può, e arrivare alla professione pubblica e personale di fede nella Confermazione è proprio "cammino di iniziazione cristiana"! Invece non si inizia a niente se la Cresima è un semplice duplicato del Battesimo (non si capisce e non si sceglie allora, non si capisce e non si sceglie adesso). b) questo schema è stato modellato sulla iniziazione cristiana di persone adulte. E qui mi può stare anche bene: applicarlo agli adulti che si convertono oggi e chiedono di essere integrati nella comunità cristiana. Ricordo tuttavia che gli apostoli hanno ricevuto prima l'Eucaristia e poi la Confermazione (e probabilmente non il battesimo!). Trasferire uno schema valido in una situazione a tutte le altre è puro formalismo fisso e non malleabile, che spesso, troppo spesso, passa sopra la testa delle persone.. c) Questo è uno schema, non è tutto. Il valore non è lo schema, ma sono Dio e la persona. Se lo schema non è a servizio della persona, possiamo avere tutti i discorsi più belli ma non avremo un evento di salvezza, che è sempre incontro tra il dono di Dio e il "sì" del credente!

2) si dice poi che è bene dare lo Spirito "all'inizio delle battaglie dell'adolescenza" perché si deve confidare su quello che una volta si chiamava l'"ex opere operato" (cioè l'opera di Dio è efficace per se stessa, indipendentemente dalla consapevolezza e disponibilità dell'uomo, un po' come fece Dio con Paolo sulla via di Damasco: gli spaccò la testa e basta..). In pratica si dice: la situazione degli adolescenti è critica, difficile, è il momento in cui la persona umana deve camminare per divenire se stessa. Diamogli lo Spirito che lo accompagni in questo terribile impegno. E se per il momento non capisce, o non capisce del tutto, non importa. Capirà. E' un po' quello che dice il proverbio, frutto di saggezza popolare: "Se non fa bene, non fa neanche male..".

A questa posizione vorrei far notare (in via provvisoria naturalmente, in attesa che la riflessione di tutti noi e dell'intera Chiesa si dedichi a chiarire queste cose bene e a lungo) che va contro uno dei fondamenti irrinunciabili della fede: "se vuoi, seguimi", dice il Signore, sempre. Da sempre la Chiesa ha sostenuto la necessità della libertà nostra vicino al dono dell'amore di Dio. Dicevano gli Scolastici del MedioEvo (lo sanno anche i muri): "la natura non fa salti" "la grazia di Dio non sostituisce la natura", ed è sempre stato citatissimo Agostino "Chi ti ha creato senza di te non ti renderà giusto senza di te" (Serm. 169,1). Mettersi in questa posizione rischia di considerare l'uomo irrilevante a che avvenga l'evento di salvezza. Ma questo è Paganesimo bell'e buono, è magia. Il rito è l'applicazione di una forza appartenente al dio (e che lo sciamano ha in qualche modo catturato e messa al suo servizio) perché avvengano effetti benefici indipendentemente dalla partecipazione e consapevolezza dell'uomo religioso.

E poi facciamo notare solo un'altra cosa: che bisogno c'è di dare un dono dello Spirito all'inizio dell'adolescenza, se questo dono è già stato ampiamente donato nel Battesimo con l'unione post-battesimale? Lo Spirito i battezzati ce l'hanno già. Perché ridarlo?

Non ci accorgiamo che alla fine la cosa si fa perché "si è sempre fatta", ma sfugge il senso profondo di quello che si fa e soprattutto la necessità del farlo?

E poi, cosa ancor più grave, ci sarà più o mai un momento, nella vita di questi credenti, in cui dovranno e potranno professare con la loro bocca che Cristo è il loro Signore, che lo scelgono e la amano per tutta la vita, e da quel momento la comunità può contare su di loro come membra vive?

Ma i risultati si vedono, eh, se si vedono! Chiese cristiane formate da stuoli di innumerevoli "sottosviluppati spirituali" e "bambini religiosi" rimasti tali..

Ma prima di accusare loro, o insieme all'accusa che facciamo a loro, perché la Chiesa non si punta il dito addosso a se stessa? Dove è finita la fine "Maestra in umanità" che sembra non capire dinamiche semplici ed elementari della psicologia evolutiva umana? Di che cosa è esperta altrimenti?

3) Ma veniamo ad un terzo motivo, spesso detto fra i denti, spesso borbottato in qualche riunione con i genitori, ma che forse, nell'animo dei "pastori d'anime" è molto più forte di quanto si creda: ma se aspettiamo ancora qualche anno chi farà la Cresima? Chi le "regge più" questi ragazzi già scatenati a 10-11 anni? E allora la Cresima si configura come "rimedio per l'ordine pubblico", come "festa del buon senso" "festa del compromesso": tu mi stai buono più che puoi fino alla Cresima, io ti faccio fare una bella festa, e poi ci rivedremo in altri momenti importanti della tua esistenza umana, per dare ad essi un "colorito" cristiano (matrimonio, funerale, battesimi dei figli, ecc..)

Devo infierire su questa posizione, che vedo largomente "imperare" nel cuore di preti e famiglie? E pensare che al tempo di Agostino, come sappiamo, facevano il discorso opposto: lasciamoli peccare ancora un po' e poi quando capiranno qualcosa di più li battezzeremo! Non un gran discorso nemmeno quello, ma almeno non le loro celebrazioni non si configuravano, come spesso si configurano le nostre, come veri e propri "sacrilegi", cioè disprezzo oggettivo e pratico di Dio, dei suoi sacramenti, delle cose più sante che si hanno..

 

E' per questo che poi arrivano i nuovi movimenti, anche cattolici, che praticamente fanno questo tipo di discorso, più o meno: "finora la nostra chiesa con te ha scherzato, ti ha dato in maniera generica quello che dà a tutti e che non può non dare. Ora vieni con noi che cominciamo a farti rifare tutto il cammino, stavolta chiedendoti di essere veramente cristiano, per arrivare a rinnovare il tuo battesimo come avresti dovuto fare il primo battesimo e non lo hai fatto..".

La Chiesa deve essere seria per se stessa. Torniamo all'errore fatto a partire da Antonio il Grande: considerare certe cose come opzionali per gli altri, importanti solo per alcuni che si consacrano a speciali cammini. La vita cristiana, il sì  al Padre in Cristo, il dare la vita ogni giorno non sono cose opzionali, ma sono costitutive dell'essere in Cristo.

Alla mia Chiesa dico: non avere paura se la gente ti abbandona. Tornerà. Tornerà se farai le cose in modo serio, il che vuol dire nel modo che ti è stato insegnato dal tuo Maestro. Lui non teneva la gente per forza, e tu devi fare lo stesso.

Ma se un dice sì, che sia sì, perché nel Signore non ci fu sì e no (2Co 1,18-20). E chi è disponibile a ricevere il dono dello Spirito, da giorno dopo deve essere in missione ad annunciare Cristo, a gridare al mondo l'amore di Dio, e non a vergognarsi di aver ricevuto un segno incomprensibile e non a pensare che "anche questa è fatta!"..

Occorre dunque, io credo, suscitare un vasto e profondo dibattito nella Chiesa anche su questo punto: cosa è il sacramento della Confermazione, che valore ha, per la Chiesa e per l'individuo, come va celebrato e soprattutto come va vissuto..

Nel frattempo il mio consiglio tra 30 e più anni è quello di fare dei veri, lunghi, sostanziosi cammini di fede per i nostri giovani (come io nel mio piccolo cerco di fare), e collocare la celebrazione del sacramento della Confermazione del Battesimo o Professione di fede almeno intorno ai 18 anni, crocevia naturale per la maggiore età nella vita di ogni uomo del nostro tempo e della nostra società..

Ma quello che conta soprattutto e prima di tutto è che qualsiasi scelta si faccia, sia motivata teologicamente e spiritualmente, non in base a discorsi di convenienza umana e sociale, di prassi consuetudinaria e di valutazioni più o meno pessimistiche. Il cristiano è tale perché crede in quella stupenda "utopia reale" che è Gesù Cristo. E in lui è possibile domani quello che fino ad oggi non è stato possibile. Se non crediamo e accettiamo questo, cosa rimane effettivamente di lui?

 

A. LE PROBLEMATICHE E GLI INTERROGATIVI

 IL PROBLEMA

 Da tanti anni, già da quando ero parroco, sto conducendo questa battaglia con il mio parroco, con il mio vescovo, con le famiglie e con quanti incontro. Ritengo che uno dei gangli vitali della vita dei credenti sia mal compreso e mal vissuto.

ATTENZIONE: io non voglio giudicare nessuno. Parlo a partire dalla esperienza della mia vita, delle Chiese in cui sono vissuto e ho operato. Se nelle altre le cose vanno diversamente, non posso che ringraziare Dio.

 

1. Affidandoci alla supplenza dello Spirito, noi continuiamo a cresimare gente non formata, addirittura non credente; ragazzi che fanno la cresima per avere il motorino e che non si vedranno più in una comunità cristiana. E questo lo sa il parroco, lo sa il vescovo, lo sanno i genitori e lo sa il ragazzo. Ma in chiesa quel giorno dirà che Cristo è il Signore della sua vita e che ha capito che la Chiesa è la sua famiglia e luogo del suo impegno di credente.

2. Ripetiamo meccanicamente che siccome la Cresima è uno dei sacramenti della iniziazione cristiana deve essere il più possibile una cosa sola con Battesimo ed Eucaristia. Ma si guarda sufficientemente alla natura di ogni sacramento? Si guarda ai tempi diversi oppure ci basta imitare esteriormente l'antica Chiesa?

3. Di fatto manca un momento in cui l'adulto cristiano dice ufficialmente: "Faccio mia la fede che i genitori mi hanno regalato nel Battesimo". Non è forse importante, questo? Non è forse decisivo? E può essere sufficiente per questa decisiva professione di fede avere 10-11..14 anni, aver frequentato alla meno peggio qualche "lezione" di catechismo, magari senza nemmeno andare a Messa?

 L'IMPOSTAZIONE CORRENTE: DOV'È LA FEDELTÀ ALL'UOMO?
LA GRAZIA NON SOSTITUISCE LA NATURA

Si dice: "Diamo lo Spirito, poi ci penserà lui". Non è forse una legge fondamentale del lavoro pastorale, la fedeltà a Dio e la fedeltà all'uomo (su questo principio è fondato, ad esempio, il "Rinnovamento della Catechesi")? Ammesso che siamo fedeli a Dio, dov'è la fedeltà e l'attenzione all'uomo, ai suoi dinamismi di crescita, alle sue esigenze, alla sua decisione e alla sua libertà?

Da sempre la teologia cattolica ha un principio: "La grazia non sostituisce la natura": Dio fa tutta la sua parte, ma non esime l'uomo dal fare tutta la sua parte: "Chi ti ha creato senza di te, non ti giustifica senza di te" (Agostino, Sermone 131).

 È VERAMENTE CHIARO CHE COSA È LA CRESIMA-CONFERMAZIONE?

Forse il problema è alla radice, che non abbiamo chiara la teologia e quindi la pastorale di questo sacramento. Che cos'è la Cresima? Di che cosa è Confermazione? Perché è necessaria? Perché completa Battesimo ed Eucaristia? Quanto dura veramente la iniziazione di un credente?

NON È NECESSARIA LA CRESIMA?

 Dal Rituale sembrerebbe di no! Esso recita: "Benché questo Sacramento non sia un mezzo necessario per la salvezza, a nessuno è lecito, datane l'occasione, trascurarlo; anzi i parroci procurino che i fedeli lo ricevano a tempo opportuno" (Rit. Rom. tit. III, cap. I). Cosa vuol dire che non è mezzo necessario alla salvezza? Lo Spirito Santo non è necessario alla salvezza? E se lo Spirito già c'è con il battesimo, perché "ridarlo" ancora con la Cresima?

È QUESTIONE DI DONO DELLO SPIRITO?

Se fosse questione di dono dello Spirito, esso è già stato dato nel battesimo che ci configura pienamente a Cristo, tramite l'unzione, come Sacerdote, Re e Profeta. Noi siamo già "cresimati" nel Battesimo. Dunque la nostra Pentecoste è già nel Battesimo.

Deve essere rafforzata la grazia battesimale (Catechismo della Chiesa Cattolica, pag 336)? Allora dobbiamo dire che il Battesimo è imperfetto?

CONFERMAZIONE: DI CHE?

Le pagine dedicate dal Catechismo della Chiesa Cattolica alla Confermazione sono per me un esempio di testo confuso sia sul piano teologico che su quello pastorale (pag. 336ss).

Secondo quel testo la Confermazione non sarebbe altro, nella tradizione latina, che la conferma del vescovo a quello che ha fatto il presbitero nel battesimo.

Allora perché prepariamo alla Cresima, perché parliamo di discesa dello Spirito? Basta dire che è una questione di struttura gerarchica della Chiesa: per esigenze di comunione l'unzione battesimale fatta dai presbiteri deve essere confermata da colui che ha la pienezza del sacramento dell'Ordine, il vescovo, perché la comunione sia piena.

Dunque dalla Cresima sarebbero esonerati quelli che da piccoli hanno avuto la fortuna di essere battezzati da un vescovo!

Al di fuori di questa esigenze istituzionale, ben poco si dice in quelle pagine sul sacramento, sulla sua peculiare natura, sulla sua necessità. Esso è solo "un più", non meglio specificato, rispetto al Battesimo. Un più che del resto non c'è nel caso di battesimo degli adulti.

STORICAMENTE È ANDATA COSÌ?

La distinzione tra Battesimo e Cresima in Occidente è andata storicamente in questo modo? Non so rispondere, occorre fare una ricerca approfondita su questo argomento. Ma allora si pone un grave problema: che vuol dire che questo sacramento è stato istituito dal Signore? È solo una questione amministrativa? O non c'è piuttosto il legame con il battesimo dei bambini?

 

B. UNA PROPOSTA ORGANICA

Vorrei invece fare un proposta organica, che restituisca a questo sacramento il suo pieno valore, fondamentale in questo momento della storia della Chiesa.

I SACRAMENTI: LA NATURA INNALZATA DALLA GRAZIA

I sacramenti sono situazioni umane fondamentali che la grazia della Trinità innalza alla vita divina, perché l'uomo possa essere partecipe di Dio:

Battesimo: la nascita - la nuova nascita

Matrimonio: la famiglia - sacramento di Cristo e della Chiesa

Unzione degli Infermi: il dolore compagno dell'uomo - unito alla croce

Ordine: funzione di guida tra gli uomini - ministero di guida nella Chiesa

Eucaristia: il mangiare insieme - mangiare Cristo per essere Cristo

Riconciliazione: tensioni e riconciliazioni tra gli uomini - riconciliati con il Padre in Cristo

CONFERMAZIONE: IL MOMENTO DELL'ENTRATA NEL MONDO DEGLI ADULTI

 Umanamente c'è un momento importante nella vita di ogni uomo rispetto alla vita della società in cui è inserito. Da sempre in ogni società e cultura c'è il rito dell'iniziazione per cui il bambino diviene adulto, membro effettivo della società, soggetto di diritti e doveri. In molte società, specialmente "primitive" ci sono dei veri e propri riti di iniziazione. Per noi, ad esempio, c'è idealmente il diciottesimo anno di età, che fa entrare di diritto tra gli adulti della nostra società (diritto al voto, patente di guida, fine delle scuole superiori, ingresso nel mondo del lavoro..).

La Confermazione può essere vista, tra i Sacramenti, il sacramento che innalza questo fatto umano della iniziazione alla società a livello di vita cristiana, come l'ingresso del credente nella comunità degli adulti, attraverso la conferma del proprio battesimo.

Dopo un congruo periodo di formazione, il credente che lo sceglie afferma davanti alla comunità: "Faccio mio il battesimo che mi è stato regalato dai miei genitori e invoco lo Spirito perché io sia credente vero nella sua comunità". Su questa professione di fede la Chiesa invoca lo Spirito perché si rinnovi il miracolo della Pentecoste, e i nuovi credenti siano membra vive della Chiesa, capaci di vivere di Parola, sacramento e Servizio, come Cristo.

ELEMENTI FONDAMENTALI  DI QUESTA IMPOSTAZIONE TEOLOGICO-PASTORALE

Gli elementi portanti di questa impostazione sono:

1. UN CONGRUO CAMMINO DI FORMAZIONE

È vero non è questione di età (come sottolinea anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, pag. 342). Uno può essere cristianamente maturo a 10 anni. Ma può non esserlo neanche a 20! Fondamentale è un cammino di formazione che porti il battezzato a conoscere, approfondire e vivere il proprio battesimo in maniera autonoma e comunitaria insieme. E pensare che per molti parroci il motivo per abbassare l'età della cresima è che "dopo non li si tiene più"! O perché non sanno cosa insegnargli o fargli fare. A questo proposito l'intuizione del cammino neocatecumenale è profonda e interessante. Indipendentemente da esso, del resto, anch'io, quando ero parroco, avevo disposto un cammino "catecumenale" di formazione verso la professione di fede e la Cresima.

2. UNA PROFESSIONE DI FEDE PERSONALE

Chi chiede la Cresima deve essere pronto a rendere la propria testimonianza davanti a tutta la comunità, a dire con la propria bocca che con la grazia di Dio sceglie Gesù Cristo come Signore della propria vita e la Chiesa come famiglia dei suoi fratelli. Per me dovrebbe essere un gesto liturgico o dentro la celebrazione della Cresima o prima. Un gesto ovviamente maturato e preparato, non solo formale. Ricordiamo l'emozione di Agostino quando ricorda la professione di fede pubblica del grande Mario Vittorino.

3. LA RELAZIONE STRETTA ALLA COMUNITÀ

Il cresimato e la sua comunità devono sapere (sapere e vivere!) che la Cresima è unzione per essere inviati (Is 61,1ss), come gli Apostoli, imposizione delle mani per la missione. Il cristiano diventa adulto per portare gli altri, oltre che per essere portato. Dunque una relazione essenziale alla comunità. Un cristiano adulto (nella prospettiva della teologia dei carismi, Rm 12; 1Co 12) dovrebbe avere una "occupazione" nella sua comunità. O siamo anche noi una "fabbrica di disoccupati?".

 

C. ALTRE CONSIDERAZIONI

 CAMMINO DI CHIESA E SURROGATI: LA DIGNITÀ DELLA VITA DELLA CHIESA

 La vita della Chiesa ha una sua dignità in se stessa, è e deve essere perfetta in se stessa. Per essere con Cristo deve poter non occorrere nient'altro che essere nella Chiesa di Cristo.

Ma se continuiamo a dare i sacramenti in massa, come capita (per un buon 98% dei casi), abbiamo la spiacevole conseguenza che la vita della Chiesa è deprezzata, è dare le cose sante ai cani (Mt 7,6).

E allora ecco le proposte alternative, i surrogati. Faccio un solo esempio: il cammino neocatecumenale. Per carità non ho nulla contro il cammino, sono amico di chi lo fa e riconosco che sta portando frutti copiosi nella Chiesa.

Ma c'è un equivoco di fondo, un pericolo teologico e pastorale. Il discorso che non emerge dalle bocche ma dai comportamenti dei neocatecumeni potrebbe suonare più o meno così: diamo per persa la Chiesa ufficiale, che tanto fa le cose a buttar su. Cominciamo a fare le cose per bene. Facciamo finta di non essere stati battezzati. Lasciamo perdere la comunità ufficiale che ci dà niente e facciamo tutto un cammino con un nostro metodo, una nostra liturgia, dei nostri capi, un nostro linguaggio, delle nostre comunità.

Ecco dunque come si passa da un carisma nato per recuperare i lontani alla vita della fede, ad una chiesa alternativa, ben strutturata, al punto che è Kiko che insegna ai vescovi e non viceversa!

A chi mi chiede perché non divento neocatecumeno, perché "non mi converto veramente" io rispondo: non posso fare finta, pur con tutti i miei peccati, di essere stato battezzato, cresimato, sposato, di aver ricevuto il sacramento dell'Ordine, di partecipare all'Eucaristia, di confessarmi e di vivere in una comunità da adulto da tanti anni. Certo. mi devo convertire come tutti i cristiani, ma la vita della comunità cristiana è già il mio luogo teologico e vitale. Non vedo il motivo per uscire dalla comunità per entrare in una comunità alternativa.

Perché di questo si tratta spesso: credenti praticanti e attivi di comunità parrocchiali che all'improvviso spariscono dalla normale vita comunitaria (di Parola, Sacramento e Servizio) e che vanno a ricominciare da capo nella comunità neocatecumenale. Per me un parroco che si fa neocatecumeno è un vero controsenso: va a recuperare la fede, obbedendo ai catechisti colui che è costituito catechista, maestro, pastore e presbitero di una intera comunità credente!

E quanto detto del cammino neocatecumenale vale forse per altri "messianismi" del nostro tempo. Non parlo ovviamente dei casi in cui i movimenti sono correttamente interpretati. Ma facilmente tendono a diventare "luoghi messianici" di "salvezza vera", non come il resto della "plebe cristiana". Azione Cattolica, Comunione e Liberazione, Rinnovamento dello Spirito, ecc.. ecc. tutti doni dello Spirito alla Chiesa, ma solo se vivono da credenti nella Chiesa. I movimenti devono aiutare a inserirsi nella unica comunità cristiana, non a dividere!

Ma finché la Chiesa non recupera la sua vera, profonda e autonoma dignità nella sua pienezza di essere comunità segnata nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, questi carismi tenderanno a divenire chiese alternative piuttosto che carismi dell'unica Chiesa, in cui deve regnare sovrana la carità dell'unica comunione dell'unico Cristo.

FEDE E COMUNITÀ DI VITA

Accenno qui ad un aspetto che svolgerò più ampiamente in altra parte della lettera. La conseguenza fondamentale di questa visione della Cresima è che la comunità credente va vista come luogo quotidiano di vita. Credere è credere nella Chiesa. Chi conferma la sua fede lo fa a vantaggio del Corpo di Cristo, come dice Paolo a proposito dei suoi patimenti (Cl 1,24). Il credente non è un'isola, il credente è un membro, e vive con gli altri membri le gioie e i dolori della vita, cresce con loro fino alla vita eterna. Dov'è tra noi la condivisione della vita?