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30 - "Il caro estinto": i defunti, le preghiere per i defunti, il Purgatorio, le indulgenze..

30.1. Un problema spinoso

Tocchiamo adesso un problema piuttosto spinoso, e anche piuttosto tenuto "in penombra": se ne parla tra gli addetti ai lavori a livello organizzativo, come fare, come organizzarci, ma praticamente mai ho sentito delle riflessioni a livello di principio. E i principi sono quelli scontati da secoli e secoli..

Parlo della "Messa per il caro estinto", di quel modo di fare che mi ha sempre fatto difficoltà nella Chiesa, il sentire la gente parlare in questo modo "oggi c'è la messa per il mio povero padre"; "No, scusi la messa è mia, l'ho prenotata io un mese fa e ho dato anche l'offerta", e via con queste amenità..

Capisco che per certi preti è una fortuna che esistano le Messe per i morti, specialmente durante la settimana: servono per arrotondare..

Capisco il dolore dei familiari che sono sollevati al "sentire il nome" del defunto pronunciato da un luogo così importante e significativo, quale l'altare della chiesa..

Capisco che c'è una (sola) frase della Parola di Dio, in cui si dice che "è buona cosa pregare per i morti" (2Mc 12,38-42), e che è nell'Antico Testamento e basta..

Capisco che la fonte di tutto è la convinzione che esista un "tesoro dei meriti" di Gesù Cristo e dei Santi che è a disposizione per "alleviare le sofferenze" di chi è uscito da questa vita non proprio "pulito" del tutto..

Ma credo veramente che sia da fare (finalmente direi!) una riflessione chiara, precisa, sincera e intellettualmente onesta su queste cose.

Per dare, come sempre, un contributo alla discussione e ricerca su questo punto, provo a mettere in fila una serie di considerazioni, così come mi vengono in mente, dopo tanti e tanti anni passati a rifletterci su e a discuterne or con l'uno e or con l'altro. Sono spunti: ognuno di prenda, ne faccia base di partenza per la propria riflessione, ne trovi altri, e tiri fuori quelli che eventualmente già ha.. E' alla fine della ricerca che si svelerà la verità che come sempre è una sola, una persona, Cristo Verità, che è anche Cristo nostra Risurrezione e nostra vita..

30.2. "Purificazione temporale" dopo la morte? 

Questa convinzione della purificazione temporale dopo la morte è tuttora da chiarire

Sarebbe il Purgatorio. Non è nel Simbolo di fede, non si sa bene se è stato definito di fede o meno. Si basa su un discutibilissimo testo di Paolo (discutibile se applicabile al Purgatorio e non discutibile se parola di Dio: 1Co 3,11-15). Ma quello che per me fa più difficoltà è il fatto che analizzandolo con la ragione (che come sappiamo si basa sul principio di non contraddizione) vi si trovano elementi contraddittori: come può esserci un tempo dove non c'è più tempo? Nella religione del cuore come può essere barattata la salvezza in termini di quantità di cose da fare o da "scontare"? E poi chi può essere "puro" davanti a Dio in modo assoluto uscendo da questo mondo? E poi, quello che pesa di più, forse che tutta questa visione non è più legata alla visione giurisdizionale, legale e penale romana (della giustizia retributiva, della colpa e della pena, del danno che comunque sempre va riparato e ripagato) che non alla visione della rivelazione di Dio in Cristo, di colui che fa nuove tutte le cose e le persone? Comunque sarebbe ora che la Chiesa impegnasse la sua autorità a chiarire bene la questione del Purgatorio..

30.3. "Applicazione" del sacrificio di Cristo al "suffragio" dei defunti 

Il sacrificio di Cristo, o meglio il memoriale del sacrificio di Cristo, è celebrazione di qualcosa che è avvenuto una volta per sempre, in "spirito di eternità", sulla croce

E quindi vale per tutti i tempi e tutti gli spazi. Cristo non è un agnello che i parenti del defunto sacrificano agli dèi infernali perché il loro congiunto sia trattato meglio nei regni dell'Ade. Non siamo più pagani, svegliamoci! Il sacrificio di Cristo, avvenuto una volta per sempre, viene attualizzato oggi qui e investe ogni persona, ogni cosa, i vivi, i morti, il passato, il presente e il futuro. Gli si addice la lode, il ringraziamento e chiede che i presenti si offrano con Cristo, configurandosi a Cristo nella morte al peccato, per potersi configurare a lui nella risurrezione. Rileggiamo il capitolo 9 della lettera agli Ebrei, e in particolare 9,14!

Ma, come sottolineava Agostino, tutto questo vale per i vivi. I morti ormai sono morti. E la loro situazione si è fermata al momento della morte. Se sono morti lontano da Dio, a nulla serviranno per loro le nostre preghiere. Se invece sono vicini a Dio, già ci sono e le nostre preghiere saranno piuttosto una "corrispondenza di amorosi sensi con loro" piuttosto che un beneficio di "maggior gloria". Piuttosto sono loro che possono pregare per noi. Per una realizzazione meravigliosa del principio della comunione ecclesiale che abbraccia visibile e invisibile, passato, presente e futuro.

Dunque la Messa è per tutti e sempre. Se vogliamo fare memoria di vivi e di morti, va benissimo, perché la comunione che offre Cristo e se stessa con Cristo è la comunione della Chiesa che abbraccia tutti i luoghi e tutti i tempi, e si rende presente oggi qui. Per questo la Chiesa chiede di lodare, ringraziare e intercedere per tutti, dilatando i muri del luogo della celebrazione fino a raggiungere ogni luogo, spazio, persona, situazione, ecc..

30.4. Il "pagare" è piuttosto pagano..

Il rito "mio" e il rito "pagato" in qualche modo, sono concezioni assolutamente pagane, del tutto estranee alla gratuità, alla condivisione, alla meravigliosa comunione cristiana.

Anche su questo punto noi Chiesa dobbiamo urgentemente fare chiarezza. Nulla vieta infatti, nella religione del cuore, che un fedele possa offrire tutti i soldi che vuole alla sua comunità, in occasione della memoria particolare del proprio defunto all'altare di Dio, ma deve sapere con precisione che non c'è collegamento tra i soldi che dà e il "possesso" suo della celebrazione eucaristica. Tutto deve essere libero e gratuito, come libera e gratuito è il dono di Dio in Cristo. Altrimenti siamo ancora alla religione del "baratto", del commercio tra uomo e divinità.

30.5. Una concezione magica sullo sfondo?

C'è qualcosa di peggio, sullo sfondo: la concezione magica della religione pagana.

L'insistenza con cui si chiede di "dire il nome" del morto, e la situazione psicologica per cui il parente si arrabbia se non lo ha sentito, ci ricollega direttamente alle pratiche magiche pagane. Perché un nome di persona (che rappresenta la persona stessa) pronunciato vicino al nome della divinità (che rendere presente la sua potenza, spesso "catturata" dal sacerdote) serve per collegare i due, e per fare un servizio al caro estinto, che, avendo a disposizione la forza del dio, trmite il mediatore sacerdote, potrà vivere meglio.

Ma evidentemente qui siamo a livello di immaginazione, di religione naturale piuttosto arcana, di pensare il divino simile in tutto all'umano. Leggi a questo proposito il libro scritto da me in questi tempi "Lettera e Spirito. Paganesimo e Cristianesimo nel nostro tempo".

30.6. L'"intenzione" del prete da "applicare" nella Messa..

E poi c'è l'"affare" della "intenzione" del prete nel dire la Messa.

Pur avendo presieduto Eucaristie anch'io per anni, pur avendo studiato teologia, veramente questa cosa è stata sempre per me un "oggetto misterioso" e lo è a tutt'oggi. Si dice: fondamento di questa prassi, per cui il prete può "applicare la Messa" ad "una sola intenzione" è che egli celebra la Messa "in persona di Cristo", e acquisisce meriti per la passione del Signore. O giù di lì (forse sono impreciso nella formulazione di un oggetto che finora nessuno mi ha spiegato proprio bene!).

Cosa voglia "dire" tutto questo non ne ho idea. In ogni messa il prete (e chissà perché lui e non ogni credente presente all'Eucaristia!) ha come un "asso nella manica" un "jolly" che può "giocare" come vuole per far morire o far vivere, salvare o tralasciare la salvezza di qualcuno..

Se fosse vero questo, quanta parte della nostra teologia cattolica cadrebbe? Quanto San Paolo andrebbe per aria? E il Signore cosa sarebbe venuto a fare? A portare i "buoni sconto", però affidati solo a "personale specializzato", a "quelli di mestiere", che così in sicura coscienza possono anche guadagnare e sopravvivere? Mamma mia, che pasticcio!

Sono proprio contento se qualcuno, nel prossimo futuro, mi spiegherà per filo e per segno una prassi e i suoi presupposti che migliaia e milioni di persone ancora praticano nel mondo con grande devozione, non sapendo bene quello che fanno (e per cui il Signore, secondo il detto di Stefano, li perdonerà senz'altro..)...

Ma se la Chiesa è chiamata ad essere ed è colonna e fondamento della verità, non avrà l'obbligo di essere più chiara e precisa su cose come queste che stanno tanto a cuore a tanta gente del suo popolo e a tanti preti, al punto che entrando in molte chiese noi non vediamo annunci di convocazione per l'ascolto della Parola o per il servizio di carità, quanto piuttosto l'ordine di celebrazione delle Messe per i morti, soprattutto durante la settimana..

30.7. Cosa fare? La Chiesa dovrà riflettere a lungo e prendere decisioni forse dolorose...

Abolire tutto? Non so. Deve dare una risposta prima la riflessione e poi una nuova prassi ecclesiale. Quello che è sicuro è che vanno messe le cose in chiaro, anche se ci fosse un problema economico.. E' ridicolo del resto pensare che per il problema economico possa condizionare così pesantemente la vita di fede..

Non ci sono controindicazioni di fede nel ricordare vivi e defunti all'altare di Dio. Non ci sono controindicazioni nell'offrire denaro per la vita della comunità. Nella vita della comunità ci deve essere spazio anche per la nostra umanità, per gli affetti, i ricordi. Noi possiamo e dobbiamo aprire il nostro cuore davanti a Dio.

Ma quello che non dobbiamo più fare è pensare (e organizzarci di conseguenza) che la comunità cristiana e la sua santa Eucaristia (sinonimo di assoluta gratuità) sia simile ad una stazione di servizio, dove si fa, si usufruisce di un servizio, si paga e si va via. Il prete ha fatto il suo mestiere e tu hai fatto il tuo. Assolutamente.

Quello che non dobbiamo più fare è andare alla messa solo quando "è per la povera mamma". Perché L'Eucaristia è la tua mensa di Parola e di Pane ogni giorno, o almeno ogni settimana. E' la tua immersione (insieme a tuo padre e a tua madre e a tutti i defunti) nel mistero rigeneratore ed eterno del Cristo morto e risorto

Quanto mi fa male, vedere le chiese piene e stracolme di gente per il funerale di amici e parenti, specie se giovani, specie se morti in circostanze particolarmente tragiche, e poi vedere che al vespro normale della comunità ci sono, se va bene, tre persone, e che nelle celebrazioni più importanti, significative e costitutive della comunità cristiana, non ci sono altrettante persone, pur essendo convocata tutta la comunità..

Queste sono le cose da dire, queste sono le cose da valorizzare

Ma prima di tutto, come sempre, queste sono cose di cui parlare, parlare a lungo, parlare con franchezza, senza avere in mente qualcosa da salvare sempre, al di là di tutto e nonostante tutto..

E quanto al "prezzo della Messa" e al prete che l'intasca, è forse ora passata di pensare ad una giusta retribuzione di chi fatica per il Vangelo, come chiede Paolo in 2Co 8-10?