Sei qui -> Home -> Opere -> Riforma della Chiesa -> 03 - Carismi, Partecipazione e responsabilità

 

31 - Ad ognuno il suo "carisma": stile di partecipazione e responsabilità. La "disoccupazione" nella Chiesa

 

31.1. Il principio: lo Spirito distribuisce carismi per il bene comune: ognuno di noi è un dono per gli altri

I principi sono chiari e ripetuti: ognuno di noi è un dono per gli altri, perché ognuno di noi è una persona, un centro capace di capire, di amare, di decidere; è una realtà chiamata ad esistere dall'amore di Dio e destinata a rimanere in dialogo con questo amore per sempre.

C'è una terminologia ben precisa nella Chiesa per indicare questa ricchezza di ogni persona: il concetto di "carismi" dello Spirito: lo Spirito del Padre in Cristo dona liberamente ad ognuno di noi qualcosa, qualche capacità per il bene di tutta la comunità. Diciamo spesso ai giovani di mettersi nell'ottica del servizio, perché "se non fai tu quello che ti è stato affidato, per sempre non lo farà nessun altro".

Nessuno inutile, dunque, nessuno superfluo, tra i credenti, anzi fra gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni luogo. Noi veniamo dal dono di Dio e siamo un dono di Dio per gli altri. Ognuno ha la sua vocazione, ognuno al suo posto, ognuno ha i suoi carismi per il bene comune. Basta rileggere 1Co 12 per esserne convinti, se ce ne fosse bisogno.. Noi siamo persone che sentiamo di dare amore perché abbiamo creduto all'Amore. Perdoniamo perché siamo stati perdonati. Non teniamo per noi (e non dobbiamo tenere per noi) quello che ci è stato donato, i nostri talenti, fatti apposta per il "commercio" tra noi..

31.2. Nella storia dei cristiani, finora, le cose sono andate un po' diversamente..

Ma ancora una volta, storicamente, di fatto, tutto questo discorso dei carismi e dei talenti è stato applicato solo ad alcune persone, non a tutte. Se tutti, ma proprio tutti i battezzati e credenti cristiani cattolici si mettessero attivamente ad annunciare la Parola di Dio, a condividere e promuovere la celebrazione comunitaria e personale, a servire gratuitamente e fattivamente il prossimo e soprattutto i poveri, non penseremmo forse che c'è qualcosa che non va?

La "normalità" del 99% e passa dei credenti sembra essere l'apatia.
Non troviamo che questo è totalmente in contrasto con il principio enucleato sopra?

31.3. Il pericolo di dividere i carismi per "ambiti", soprattutto tra "sacro" e "profano".

Ora mi si fa il discorso dell'ambito: sì, ognuno ha i suoi doni da esercitare per il bene comune, ma ognuno nel suo ambito. Le persone consacrate nell'ambito della proclamazione della Parola, nella presidenza del sacramento e nella guida della comunità, mentre i laici devono esercitare i loro doni nell'ambito mondano e civile, santificando il mondo e portandolo al Padre.

A parte che la Parola di Dio e gran parte della tradizione spirituale della Chiesa non parla precisamente in questa direzione, nel senso che certi servizi che spontaneamente attribuiamo solo a certe categorie di cristiani in realtà appartengono a tutti, mi starebbe bene anche questo se effettivamente avvenisse qualcosa del genere. Ma mi sapete dire quanti cristiani credenti che lavorano in fabbrica oggi, in questo giorno, mentre sto scrivendo, e mentre tu stai leggendo, stanno promuovendo l'annuncio della Parola di Dio nel loro ambito di vita e di lavoro? Oppure fanno "vedere" la loro fede con gesti di preghiera e di carità gratuita?

31.4. Carismi diversi per un solo intento: mostrare a parole e a fatti l'amore di Gesù Cristo

Mi si potrebbe fare il discorso che "la destra non deve sapere quello che fa la sinistra" e che quindi i credenti lo fanno, ma lo fanno in silenzio con la loro testimonianza.. Ma a parte che spesso, troppo spesso questa testimonianza non si vede proprio, e non c'è alcuna differenza tra credenti e non credenti (anzi a volte sono peggio i credenti dei non credenti), mi dite che fine fanno parole del tipo "Andate e annunciate" (Mt 28,16-20); "risplenda la vostra luce davanti agli uomini" (Mt 5,13); "Avevo fame e mi avete dato da mangiare.." (Mt 25,31-46), ecc.. ecc..

E non mi si venga a dire che quando il Signore parlava, si rivolgeva solo a quelli che lo avrebbero seguito più da vicino! Discepoli siamo tutti, assolutamente tutti, e per tutti devono valere le stesse regole: fede, amore, vita di comunità attiva e partecipata, annuncio della Parola, celebrazione del sacramento e servizio gratuito di carità..

31.5. Carismi di tutti e per tutti. Non solo di qualcuno. Carismi per la fede. Su questo punto la Chiesa deve camminare molto.

Qualche tempo fa, esprimendo queste idee, fui ripreso da un venerando padre cappuccino dell'"Opera Padre Pio" di Fano, come se avessi detto che "non c'è niente nella Chiesa".. Io non dico che non c'è niente. Anzi, c'è molto. Ci sono esempi bellissimi di disponibilità e servizio, e ci sono sempre stati, e sempre ne susciterà lo Spirito.

Ma il punto è proprio qui. E veniamo al punto che voglio proporre all'attenzione e riflessione della mia Chiesa. E' come se in uno Stato ci fossero tre occupati e tre milioni di disoccupati. Penseremmo forse che va bene così?? E allora perché nella Chiesa Cattolica (per lavare i panni di casa nostra) va bene così? Perché la maggior parte del credenti devono essere "disoccupati" rispetto al "lavoro" proprio dei credenti, quale è l'annuncio incessante della Parola, la lode incessante personale e comunitaria e il servizio veramente presente sul territorio? Perché il Signore ci sfida dicendo ai discepoli "Date voi loro da mangiare" e abbiamo ancora milioni di persone che in questo momento stanno morendo di fame? Dove sono i credenti? Tutti i credenti? Non qualche sparuto missionario o volontario, ma "tutti" i credenti? Quanto, in percentuale sul proprio stipendio, ogni credente mette a disposizione per i poveri? Quanto, in percentuale sul proprio tempo, ogni credente impegna nello studio e nella promozione della Parola di Dio e della parola della tradizione ecclesiale? Siamo forse "battuti" dai Testimoni di Geova che comunque si mettono a disposizione per andare in giro ad annunciare la Parola del Regno?

Io sogno una Chiesa veramente tale, come Gesù l'ha sognata, voluta e proposta. E in questa Chiesa tutti, dico tutti, devono ricoprire un ruolo, un ruolo attivo e responsabile. Tutti devono poter mettere a frutti i doni personali ricevuti dallo Spirito per l'utilità comune.

E mi riferisco a servizi e attività specifiche della fede. Non basta rispondere genericamente "Io sono disponibile a pensare alla mia famiglia", perché sappiamo bene che "chi ama il padre, la madre o i figli più di me non è degno di me" (Mt 10,37). La famiglia "non conta". Certo, ci deve essere. E' già tanto. Perché tante, troppe famiglie si sfasciano, perché i membri non sono più disposti a "morire" l'uno per l'altro. Quindi sostenere la famiglia è già qualcosa di bello e di luminoso. Ma non basta. Occorre sostenere anche le famiglie degli altri, occorre sostenere la famiglia della Chiesa, occorre sostenere la famiglia umana, occorre sostenere chi non ha famiglia..

 E vorrei esprimere un ben preciso convincimento: lo Spirito ci ha fatti in tanti, e ognuno con i suoi doni, perché il da fare è tanto e da soli non andiamo da nessuna parte. Il dono dello Spirito ad ognuno è la via per dire che nessuno di noi è padreterno e nessuno di noi è inutile, e che il corpo di Cristo è composto da tutti, e che tutti sono un dono per tutti, e tutti, solo stando insieme, ricevono il dono dello Spirito che è il "collante" dell'amore per tutti (come diceva Agostino).

31.6. Una situazione che dovrebbe essere quella "normale" per i credenti!

Ma la cosa che a me sembra ovvia, e invece intorno a me non lo è, è che tutto questo sarebbe "normale", non eccezionale, non occasionale. Semplicemente "normale": da realizzarsi nei giorni normali, nei luoghi normali, da parte delle persone normali. Non normale è Cristo, la sua Chiesa, la sua proposta, la sua Parola, l'infinito a cui ci apre. Questo non è normale. E la fede deve essere sempre di nuovo l'irruzione del "non normale" nel normale: la grazia santifica la natura, innalzandola. Siamo, come persone umane e come credenti, contemporaneamente inseriti in un dinamismo di umanità e di divinizzazione, di filiazione a Dio Padre, figli adottivi, figli nel Figlio, "trascinati" "afferrati" "rinnovati dal di dentro" dallo Spirito Santo, che è la Vita stessa di Dio Comunione.

31.7. La comunità il "luogo" in cui si scoprono e si coordinano i carismi di tutti.

Allora, concretamente, io sogno le parrocchie come luoghi in cui si organizzano e si coordinano i carismi di tutti. La mia parrocchia, una comunità di 3000 persone che si vogliono bene in 3000, dove ognuna delle 3000 ha un servizio da svolgere: chi catechista, chi animatore di via, chi responsabile dei contatti con l'Uganda, chi contatta per la mia comunità i fratelli luterani di Danimarca, chi quelli di Svezia, chi cura i rapporti col Comune, chi segue questa famiglia bisognosa, chi è addetto allo sportello Caritas, chi organizza feste per tutti, chi va di casa in casa a portare la Parola del mese o della settimana.. E poi tutti insieme che abbiamo dovuto fare la chiesa più grande perché in 3000 non ci stavamo. Ma niente paura, perché i 3000 mettono insieme, ogni mese, la decima delle loro entrate reali, mediamente 100 euro a persona e siamo a 300.000 euro tutti i mesi..

 Sogno? Non credo. Soltanto mettere in pratica quello che siamo e quello che siamo chiamati ad essere: non disoccupati che si accontentano delle briciole, ma "occupati" che realizzando se stessi fanno del bene agli altri..

31.8. "Creativi" nella carità del Cristo

 Non riusciamo a fare grandi numeri? Non riusciamo a mettere su quell'organizzazione che la natura della Chiesa farebbe presupporre (dove tutti, migliaia, sono disponibili a coinvolgersi)? Beh, almeno "inventiamo" piccoli servizi di carità e di disponibilità. Come stiamo facendo. Ma su più vasta scala. Coinvolgendo il più possibile "tutti" o più gente possibile.. Essere creativi nella carità è uno dei compiti più affascinanti di questo inizio di terzo millennio.. Perché il mondo ha fame: ha fame di pane, ha fame di tenerezza, ha fame di senso. E la gente bisognosa, bisognosa in ogni senso, non è solo in Africa (dove c'è certamente) ma anche vicino casa e dietro l'angolo..

Qualche esempio? Gemellaggi con comunità povere del "Terzo Mondo", gemellaggi con fratelli cristiani separati, mense di solidarietà, centri di ascolto parrocchiali, rete interparrocchiale di iniziative, di notizie, di scambio, comunità di via, giornale parrocchiale, consiglio pastorale, consiglio economico (veramente rappresentativi, attivi e funzionanti), nuovi cori parrocchiali, iniziative ricreative e sportive, commissioni culturale, missionaria, liturgica, catechistica, delle famiglie, dei giovani, ecc.. Basta così, come idee e come "assaggio"? No, perché potrei continuare ancora a lungo. Ma so che ogni credente che è dentro la sua comunità sa bene cosa "bisognerebbe" e "si potrebbe" fare..

31.9. Un discorso particolare: le donne.

Non sono una donna e non voglio addentrarmi troppo laddove non sono esperto. Ma certamente la donna ha avuto un ruolo eccezionale nella vita di Gesù e della Chiesa. Gesù le ha valorizzate e si è creato una madre stupenda. In quale società antica poi ci sono state organizzazioni di sole donne (come conventi e monasteri) gestite solo da loro?

Però è indubbio che c'è un punto dolente: la responsabilità delle donne dentro la comunità credente. Non solo il presbiterato (o meglio il "sacerdozio"), ma anche in genere la funzione di presidenza e di decisione. Anche questo è un cammino da fare, da fare subito, una riflessione da fare a lungo, con carità, con attenzione, ma anche senza blocchi precostituiti, così come sono stati messi negli ultimi decenni da chi gestiva l'autorità nella Chiesa.

A questa problematica voglio portare un piccolo contributo, sul terreno sul quale mi muovo meglio. Io dico che fino a che concepiamo il responsabile della comunità come persona "sacra" e come "sacerdote", "intermediario sacro" tra noi e Dio, e quindi con la funzione di "autorità attiva e con potere di decisione", non troveremo molte strade per dare spazio a questa aspirazione di tante donne. Si dirà sempre: Gesù era uomo, ha scelto uomini pur valorizzando le donne, ma le donne al loro posto, perché come gli uomini sono chiamati al ruolo di padri, fonti  (e unici per quel tempo!) attori della generazione, e quindi al servizio di autorità. Mentre le donne sono chiamate al ruolo materno, recettivo, affettivo, di servizio che accoglie e promuove la vita.

Fermo restando che questo discorso può avere una sua logica (non va accantonato, io credo), occorre fare un altro tipo di discorso: se il presbiterato è un servizio come gli altri, e così il diaconato o l'episcopato e non un "cambio ontologico" della persona, allora un servizio può essere svolto da chiunque, a seconda della società in cui ci si trova. E la società di oggi, pur mantenendo ancora una prevalenza di maschi, ha aperto il vasto campo della responsabilità anche alle femmine.. Dipende quanto ancora vogliamo conservare la struttura "clerico-sacrale" al centro della comunità cristiana e nella interpretazione della Parola di Dio.

Attento! Io credo quindi che il problema vada risolto altrove, dove sembra che non ci sia un nesso per forza, nella visione del "Popolo di Dio", dove tutti hanno pari dignità e servizi e carismi diversi, e non nella contrapposizione uomo-donna, o nella voglia di concedere più o meno spazio alle donne a seconda dell'apertura o chiusura mentale di ognuno..

31.10. Un altro discorso: il recupero di servizi quasi dimenticati, primo fra tutti il servizio della profezia.

Gli elenchi della prima chiesa sono piuttosto eloquenti.

Rileggiamo uno dei testi fondamentali per l'organizzazione del Corpo di Cristo sotto il soffio dello Spirito (1Co 12,4-11.28-31):

[4]Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito;
[5]vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore;
[6]vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.
[7]E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune:
[8]a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza;
[9]a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito;
[10]a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle lingue.
[11]Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole...
[28]Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue.
[29]Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli?
[30]Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?
[31]Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.

Carisma ed istituzione, o meglio, prima l'istituzione (apostoli) e poi il carisma libero (profeti) devono essere compresenti nella Chiesa. Ma da secoli, almeno nella nostra Chiesa latina, abbiamo quasi esclusivamente le figure istituzionali. Di fatto solo loro (Papa, Vescovi, Presbiteri) possono spezzare ai fratelli la Parola di Dio (almeno nei momenti che contano di più, i momenti ufficiali) e amministrare i sacramenti, nonché presiedere alla carità.

Tra le altre tante cose, credo invece sia giunta l'ora anche di rivalutare i doni dello Spirito nella linea Apostoli - Profeti - Maestri - Operatori della carità - Carismi particolari. Anche in questo settore non dico che la Chiesa attualmente non abbia e non valorizzi delle figure, ma credo che vada data una bella spinta in questa direzione.

Prendiamo ad esempio il profeta. Adesso praticamente se uno dice delle cose che "sente" vere e le "sente" come donate nella loro interiorità e sentono il bisogno di comunicarle a tutta la comunità, automaticamente lo si guarda con sospetto e si dice di lui che "si atteggia" a profeta. Invece il Signore potrebbe parlare per mezzo suo. Occorre che molto più che nel passato e nel presente la Chiesa ascolti tutti coloro che hanno parole nel cuore da dire a tutta la comunità. E poi sarà la comunità, sotto la guida dei legittimi pastori, degli Apostoli e i loro successori, a riconoscere quel parlare come proveniente dalla Spirito e quindi come messaggio a tutta la comunità credente. Troppe volte nella storia il disprezzo dei carismi spontanei e il riconoscimento tardivo di tanti profeti che il Signore ci aveva donato ha causato danni gravissimi al cammino di tutta la comunità.

Sappiamo che il profeta normalmente tende a non essere accolto e a soffrire per quello che dice e fa, ma questo è normale, perché dalla Parola di Dio e dall'esempio del primo dei Profeti, il Signore Gesù, il profeta deve pagare prima di tutto sulla sua pelle quello che sente di dover comunicare alla comunità..

E prendiamo per finire la figura dei diaconi: quanto è difficile che i presbiteri accordino loro una autonomia di valutazione e decisione, specialmente in campo economico, ed anche su tanti campi della vita comunitaria (catechesi, carità, famiglie, giovani, ecc..). Spesso purtroppo i nostri diaconi sono poco più che dei semplici "servitori all'altare". E invece è importante che siano protagonisti della vita e del servizio comunitario, perché veramente i presbiteri possano dedicarsi ai compiti che sono primari per loro, secondo la parola di Atti 6: la preghiera e l'annuncio del Vangelo, nonché la cura personale di ogni fratello e sorella della comunità.