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| 32 - Amare le persone e odiare i vizi |
32.1. Amore della persona e correzione fraterna
Conosciamo bene l'"adagio" agostiniano: ama la persona e odia il suo vizio; ama nell'uomo quello che ha fatto Dio e odia nell'uomo quello che ha fatto l'uomo.
Ora nella tradizione cristiana, sia a livello di principio (nelle sacre Scritture e negli scritti della tradizione spirituale) che a livello di prassi la correzione del fratello (detta anche "correzione fraterna") è qualcosa di molto radicato e praticato per molti secoli.
Negli Ordini monastici, come sappiamo, c'era anche una specie di istituzione che era deputata a questo, il cosiddetto "capitolo delle colpe", dove pubblicamente ogni monaco o monaca era esortato/a a manifestare le proprie colpe (almeno quelle pubbliche, conosciute da tutti e commesse davanti a fratelli e sorelle) e dove ognuno con tutta la carità e il tatto di cui era capace poteva far notare qualcosa agli altri. Il tutto in un atmosfera di accoglienza, di ascolto della Parola di Dio, e del puntare il dito prima contro se stessi e poi contro gli altri..
In realtà per secoli, specialmente in luoghi "stretti" dove l'umanità degli uni era a (troppo) stretto contatto con l'umanità degli altri (pensiamo ai monasteri, ai vicinati di casa, ai luoghi di lavoro e di studio, ecc..) la correzione ha spesso assunto il tono e il dinamismo dell'"ammazzare" l'altro, fino a cacciarlo dal consenso sociale prima e fisicamente dal luogo della comunità poi..
Per secoli molti si sono sentiti come "asfissiati" dal controllo sociale, che ha svolto, è vero, una grande funzione di stabilità della società, ma ha anche svolto un grande ruolo di "blocco" delle personalità, e quel che è peggio, non sempre di blocco di elementi e tendenze errati o comunque non condivisi, ma anche di elementi di "diversità", che non si accettava, perché veniva a turbare gli equilibri esistenti, o anche semplicemente per invidia di qualcuno della comunità.
32.2. La situazione di oggi: libertà individuale
E così, si è passati, in questo ultimo mezzo secolo, alla "privacy" assoluta, al diritto di fare, pensare e agire ognuno come "ci pare", a mettere la persona singola, i suoi desideri, le sue decisioni come uniche legittime linee di realizzazione per lei. Unico limite (variamente inteso a seconda delle situazioni e delle persone) è ovviamente la libertà dell'altro, anche se è ben difficile mettere in pratica il detto "la mia libertà finisce dove comincia quella dell'altro", e "invasioni" negli spazi degli altri sono ben frequente e spesso dolorose, anche perché di "spazi" disponibili per tutti e per tutto quello che vogliono fare non sempre ce ne sono a sufficienza..
Prima era troppo (chi non ricorda i preti zelanti che rimproveravano dall'altare le "signorine con le mezze maniche" d'estate?) ora è forse troppo poco...
32.3. La correzione fraterna: una ricchezza evangelica
Quello che vorrei dire alla mia Chiesa Cattolica con questo capitoletto è incoraggiare a riflettere prima e a praticare poi questa ricchezza evangelica della correzione fraterna, che troviamo teorizzata in Mt 18 con grande precisione:
"[15]Se il
tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti
ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello;
[16]se non
ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta
sulla parola di due o tre testimoni.
[17]Se poi
non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche
l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.
[18]In
verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in
cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in
cielo" (M5 18,15-18).
A proposito di questo brano vorrei esporre brevissimamente la conclusione esegetica cui sono giunto a proposito del versetto 17: sia per te come un pagano o un pubblicano. Questa espressione è stata ed è interpretata come se Gesù avesse detto "sia per te d'ora in poi inesistente, non deve più esistere quella persona, sia un nemico da evitare". Ma questo, ho scoperto un giorno, vale per gli Ebrei, ma non per un cristiano. Per un cristiano infatti il pagano e il pubblicano, se solo guardiamo l'esempio e le parole di Gesù, deve essere colui che è oggetto di speciale attenzione e ricerca. Quindi non allontanamento e distruzione della persona, ma anzi, la scoperta che quella persona non vuol far parte della tua comunità (anche se ufficialmente ne fa parte) e quindi diventi oggetto specialissimo di amore, fino a dare la vita per lui, perché possa ri-convertirsi da pagano e pubblicano a fratello che condivide i tuoi stessi ideali. In pratica Gesù ti dice: apri gli occhi, quella persona è ben più malata di quanto pensi, ha bisogno di tutte le tue cure, non ci puoi più ragionare "alla pari", presupponendo che condivida i tuoi stessi principi e i tuoi stessi metodi. Potenza del rovesciamento evangelico, che avviene nel cuore e cambia le persone e il modo di considerare le persone!!
Ma torniamo alla correzione fraterna. E' importantissimo riprendere a praticare questo comportamento nella comunità, se vogliamo che la nostra sia una comunità d'amore nel nome di Cristo, e non una giustapposizione di persone dove tutto è uguale a tutto. Ricordiamoci il detto così caro agli antichi: il medico pietoso fa la piaga inguaribile.
Non è la correzione che dobbiamo evitare, ma la cattiveria del cuore.
32.4. Alcune piste di riflessione: annunciamoci la verità a vicenda, coinvolgendoci di persona
Tanto per suggerire delle idee e direttive per esercitare questa correzione fraterna secondo il vangelo, vorrei elencare qui alcune "linee di forza" di questa stupenda quanto difficilissima attività comunitaria:
1) Prima di tutto la correzione fraterna deve essere concepita come un "annunciare la verità" all'altro e a se stessi. Non si tratta di puntare il dito su quello che uno fa o non fa, quanto di indirizzare lo sguardo di ambedue verso un qualcosa che va creduto o va praticato da ambedue. Correggere è dunque coinvolgersi, invitare se stessi e l'altro a convertirsi. E' un servizio alla verità, e quindi alla persona nella verità. E' annuncio evangelico anche questo, annuncio delle altissime esigenze del Vangelo, magari incarnate nella situazione concreta.
2) Quindi la correzione fraterna deve partire da se stessi, secondo la ben nota regola data da Gesù: prima di dire al tuo fratello "permetti che io tolga la pagliuzza che hai nell'occhio", tu devi togliere la trave che è nel tuo occhio. Correggere vuol dire offrire un esempio incarnato di quello che va fatto. Correggere è dire "perché non fai con me questo, non fai come me, alla sequela dell'unico Maestro?". Colui che corregge annunciando la verità deve essere sempre disposto a pagare di persona, e, come diceva Gandhi, deve essere più umile della polvere, pensando che possa essere lui il primo a sbagliare..
3) Correggere i fratelli vuol dire essere disposti ad essere corretti.
4) La correzione va fatta in modo che l'altro si converta e non venga "ucciso". In una parola la correzione è e deve essere azione "umana", attenta alla persona umana, da persona a persona, con sinceri sentimenti di amore fraterno e con delicatezza, nell'entrare nel mondo pesonale dell'altro. Pronti a fermarsi laddove l'altro evidentemente non si vuole che si entri. Una azione umana che nasca dall'uomo e promuova l'uomo, quindi attenta alla scelta del momento, del luogo, del modo, delle parole, e dell'impegno che magari la correzione comporta per il prossimo futuro, nel contesto di una storia di rapporto di fraternità e non come una pietra gettata in testa ad un passante..
5) Spesso, come dice Agostino, e come ho avuto modo di dire, la correzione è prima, per lungo tempo, parlare a Dio dell'altro di quanto non possa essere parlare di Dio all'altro. Può esserci un tempo in cui non sia possibile parlare fisicamente all'altro. Allora è il tempo della preghiera, di seguirlo da lontano, da mandare dei messaggi, di mostrare gesti.. Il Signore ci illuminerà sui tempi e sui momenti della manifestazione all'altro..
6) La correzione secondo lo spirito cristiano non deve tener conto della mentalità corrente del mondo, che vorrebbe lasciare ognuno in balia dei suoi sensi, delle sue idee, delle sue tendenze.. Nulla è più fragile di una persona umana che si sta facendo male da sola. E anche un bello schiaffone al momento giusto può salvare una persona dalla morte.. Sappiamo quanto Paolo sia ricco di espressioni sulla correzione fraterna: a tempo e fuori tempo, insisti, esorta, ammonisci.. Quante ne dice a Timoteo in 2Tm 4? E poi in 1Ts 5: correggete gli indisciplinati; e in 2Ts 3, come vuole che siano corretti quelli che non vogliono lavorare! E le esortazioni, e le parole chiare a chi sbaglia! Certamente un vero cristiano non è quella persona asettica "che sta sulle sue", che il mondo adora, per poter continuare a fare "i propri interessi".. Ma certamente quanto è importante che dal cristiano nascano segni di speranza, di attenzione, di delicatezza e di dolcezza che uno non si aspetterebbe mai.. Si dice che una goccia di miele prende più mosche di un barile d'aceto. E a volte la correzione è il rammarico che la persona che sta sbagliando legge nei tuoi occhi, negli occhi di te che le vuoi bene e sei infinitamente dispiaciuto, e seriamente, di quello che sta facendo...
7) E poi la correzione fraterna nella comunità cristiana è importante che riprenda il suo posto di evento comunitario concreto, effettivo, storico: che ci siano più revisioni di vita, personali e comunitarie, che ci si aiuti a camminare con dolcezza e fermezza. Qualche movimento cristiano sta tentando di riprovare.. Indubbiamente questa pratica ha bisogno di tempo, ha bisogno che si condivida un cammino comunitario.. Non si può fare correzione fraterna fra estranei..
8) La correzione fraterna può essere un modo concreto di praticare quel tipo di dialogo che propongo all'inizio di questo libro. Secondo lo spirito di Fl 3,14-16, si tratta di lasciare che ognuno riceva dal Signore l'illuminazione su quello che deve comprendere e correggere. Ma noi siamo lì, Maestri esteriori secondo la famosa definizione agostiniana, che con la parola e con l'esempio testimoniamo quella che secondo noi è la verità, e la cerchiamo insieme, e siamo disposti a cambiare laddove scopriamo che la "roccia" è altrove.. E allora la correzione fraterna si configura come uno dei momenti di quel lungo cammino insieme, che può durare giorni, anni, tutta la vita, e che serve per testimoniarci a vicenda la verità trovata (o che pensiamo di aver trovato) per avanzare insieme sulla strada di Dio, che non è né mia né tua, e proprio per questo è mia e tua!