000.Struttura della Lectio divina nei suoi momenti
1. PRAEPARATIO (Preparazione)
Saluto del presbitero
Canto di invocazione dello Spirito
Momento di silenzio
2. LECTIO (Proclamazione)
Proclamazione della Parola
3. EXPLANATIO (Spiegazione – esegesi – commento)
Chi presiede (o chi è incaricato) fa considerazioni di meditazione, ascolto, approfondimento, proposte sulla Parola proclamata
4. RUMINATIO (Ruminazione – Meditazione – Silenzio)
E’ il momento del confronto personale con la Parola. L’ascolto prima e la spiegazione poi vengono girati e rigirati nel mondo interiore, in silenzio, con atti di volta in volta di amore, di offerta, di richiesta, di adorazione, di interrogazione. E’ il colloquio interiore tra il credente e la Trinità che abita per la fede nei nostri cuori.
5. COMMUNICATIO (Comunicazione – Condivisione – Risonanza)
Semplicemente, in una atmosfera di ascolto vicendevole e di preghiera (e quindi non di dibattito o di contrapposizione), ognuno mette semplicemente a disposizione degli altri quello che ha scoperto nel suo mondo interiore. Il tutto per edificarsi a vicenda e aiutarsi nel cammino, senza giudicarsi, senza lasciarsi indietro. Perché la Parola edifichi la Chiesa nella carità.
6. ORATIO (Preghiamo la Parola)
Preghiamo insieme e diciamo:
FA’ CHE ASCOLTIAMO O PADRE IL FIGLIO TUO
7. ACTIO (Azione – Proposito – Impegno)
Il momento finale, insieme personale e comunitario, in cui ognuno e la comunità riunita fanno almeno un proposito, perché la Parola sia portata nella vita. E’ il momento della conversione, come quel giorno a Gerusalemme la folla dopo il discorso di Pietro: “Cosa dobbiamo fare?” (At 2,37). Ogni vero ascolto, fatto con cuore libero e sincero non può non sfociare in questa domanda, non può non invadere la vita e cambiarla dal di dentro.
Benedizione
Canto Finale
1. Isaia 40,1-11: Consolate il mio popolo
Giovedì abbiamo iniziato il cammino di lectio divina su un libro biblico veramente speciale e su cui la nostra mente e il nostro cuore possono riflettere con gioia e profondità e conoscere qualcosa del volere del Signore per la nostra vita.
La lectio divina viene fatta in circa un’ora di tempo secondo i suoi sette classici momenti:
Praeparatio (Preghiera iniziale) – Proclamatio (proclamazione del brano biblico) – Explanatio (qualche parola di commento di chi guida la lectio) – Ruminatio (momento di silenzio in cui ogni partecipante è invitato a fare su la Parola, a rileggerla, meditarla, accoglierla e sentirne la risonanza nella sua interiorità) – Communicatio (condivisione di quanto ognuno ha da mettere a disposizione dei presenti) – Oratio (Preghiera conclusiva da parte di ognuno, ispirata al testo meditato) – Actio (Proposito concreto per i prossimi giorni proprio ispirato alle sollecitazioni nate nell’incontro).
Questo il testo biblico della lectio:
[1] «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio.
[2] Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati».
[3] Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
[4] Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata.
[5] Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato».
[6] Una voce dice: «Grida», e io rispondo: «Che cosa dovrò gridare?». Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua grazia è come un fiore del campo.
[7] Secca l’erba, il fiore appassisce quando soffia su di essi il vento del Signore. Veramente il popolo è come l’erba.
[8] Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura per sempre.
[9] Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
[10] Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede.
[11] Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».
Qualche traccia di spiegazione e riflessione:
Il “secondo Isaia”, come vengono chiamati quest’insieme di capitoli che sono all’interno del libro del Profeta (evidentemente perché nati all’interno della scuola di Isaia che continua nel tempo), detti anche, dalle prime parole, “Libro della Consolazione d’Israele”, è dato subito dopo che il popolo d’Israele è tornato dall’esilio di Babilonia. E’ ora di rialzarlo, questo popolo, è ora di guardare avanti, pur in mezzo a difficoltà e sofferenze indicibili..
La ragione di questa “ripresa di vita” è l’annuncio di cose buone e gioiose (Is 40,9 – da qui nasce il concetto e il termine di “Vangelo”) e soprattutto che Dio è ancora dalla parte del popolo, del suo gregge, concretamente formato da pecore forti e da pecore deboli, da pecore adulte e da agnellini. Dio si impegna per il suo popolo, perché possa stabilirsi di nuovo nella terra promessa, e di nuovo possa mangiarne i frutti e vivere a lungo nella pace.
Israele aveva conosciuto l’esilio in Babilonia, perché prima aveva conosciuto la sua tracotanza, la sua superbia, la volontà di affermare se stesso facendo a meno di Dio. E Dio lo aveva avviato verso un percorso di punizione/redenzione. Ora invece il popolo sa di essere niente, come erba che dura un giorno, sa che deve imparare a fidarsi solo di Dio, lui riconoscere, lui lodare.. E allora Jahvè ci sarà sempre!
Tutte queste cose naturalmente non possono non valere anche per noi e il nostro mondo, specialmente il nostro mondo occidentale!
E’ ora di “preparare la strada” al Signore che viene nella nostra vita, che viene a salvarci da noi stessi, dal tempo che vola, dalla morte che incombe, dal dolore che sconquassa la vita: come veniva preparata la “strada” nel deserto, quando stava per passare il re o l’imperatore, anche noi dobbiamo, soprattutto dentro di noi abbassare le asperità che vogliono essere grandi ed evidenti, ma per conto loro!, dobbiamo riempire le buche della disperazione e dello sconforto. Dio viene. Non lo vediamo, ma c’è perché la sua Parola ce ne parla tramite i profeti, soprattutto tramite il grande Profeta di Galilea, il suo Figlio fatto uomo, Gesù di Nazareth, annunciatore insieme di giudizio e di speranza, di verità e soprattutto di consolazione da parte del Padre che ci sa dare “cose buone” (Mt 7,11; Lc 11,13 come eco di Is 55,2).
