12. Is 43,22-28: Ho cancellato i tuoi peccati e tu mi hai stancato
Giovedì scorso abbiamo accolto e meditato, devo dire con un po’ di sconcerto, la pericope di Is 43,22-28. E’ un testo così diverso da tutti gli altri del secondo Isaia e piuttosto vicino alla pericope che abbiamo già meditato, Is 42,18-25. Sembra quasi che queste parole facciano parte piuttosto dei toni forti degli antichi profeti prima dell’esilio, come le minacce di Isaia, di Amos, di Geremia, di Ezechiele.. Un popolo presentato come stanco del suo Dio e non più disposto a onorarlo nel modo classico della religione più antica cioè le offerte di animali come sacrificio nel Tempio del Signore. Tra l’altro il presupporre ancora l’esistenza del tempio (distrutto già da almeno 86 anni al tempo del Secondo Isaia) rimanda comunque ad un periodo antecedente l’esilio, dove tramite i suoi profeti Dio non faceva altro che dire quanto fosse stufo del suo popolo eletto. Ecco il testo:
[22] Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe; anzi ti sei stancato di me, o Israele.
[23] Non mi hai portato neppure un agnello per l’olocausto, non mi hai onorato con i tuoi sacrifici. Io non ti ho molestato con richieste di offerte, né ti ho stancato esigendo incenso.
[24] Non hai acquistato con denaro la cannella per me né mi hai saziato con il grasso dei tuoi sacrifici. Ma tu mi hai dato molestia con i peccati, mi hai stancato con le tue iniquità.
[25] Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso, e non ricordo più i tuoi peccati.
[26] Fammi ricordare, discutiamo insieme; parla tu per giustificarti.
[27] Il tuo primo padre peccò, i tuoi intermediari mi furono ribelli.
[28] Perciò profanai i capi del santuario e ho votato Giacobbe all’anatema, Israele alle ingiurie».
Come notiamo c’è ancora un riferimento al grande amore di Jahvè per Israele (v. 25: io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso) ma sembra piuttosto un “sono disposto a.. sarei disposto a..” piuttosto che un perdono generalizzato nell’oggi.
E tutto questo però sempre nella prospettiva generale del Secondo Isaia che è comunque e rimane il “libro della Consolazione” e che riprenderà il suo tono conciliante di perdono, misericordia e redenzione..
Tutto questo, abbiamo detto, non può non farci pensare a qualcosa detto tante volte e cioè che è vero che Dio è misericordioso, ma la sua giustizia è ugualmente eterna, ed essere preso in giro non rientra nei desideri del nostro Dio!
In particolare poi ci siamo soffertati sul versetto 28, che è veramente un “apax” (cioè qualcosa detta una sola volta in questo libro) e che ha comunque un senso terribile. Abbiamo raccontato cosa è (o forse meglio, cosa era) l'”anatema”. Lo abbiam raccontato a partire dal capitolo 7 di Giosuè con la storia di Acan. Quando Dio voleva tutto di un popolo conquistato Israele non doveva prendere nulla come bottino ma uccidere tutti, uomini e animali, e bruciare tutto quasi fosse un “olocausto”, sacrificio di totale lode all’unico Dio. Quindi tutto doveva essere “votato allo sterminio all’anatema”.
Ma Acan e i suoi avevano preso delle cose da quanto doveva essere votato solo a Dio e bruciato. Identificato tramite la sorte, Acan, parenti, animali e cose furono portati in una vallata, uccisi a pietrate (lapidazione) e bruciati. Fu poi innalzato un enorme mucchio di pietre (di cui l’autore sacro dice che “esiste ancor oggi”) a memoria di quel peccato e a monito per il popolo.
Capiamo dunque quanto è terribile e complicato che Dio ha “votato Giacobbe all’anatema”: roba da farlo scomparire come popolo per sempre, ingiuriato da tutti, con tanto di profanazione del tempio.
La collera di Jahvè è terribile, la sorte di Giacobbe e dei suoi figli (=Israele) è in bilico..
Sembra quasi di essere al tempo del diluvio, quando Dio decise di distruggere ogni forma vivente sulla terra..
Ma fortunatamente la storia prenderà altre pieghe, anche se a noi deve rimanere la consapevolezza profonda che il nostro Dio è insieme Misericordia e giudizio, bontà e giustizia e non ha nessuna intenzione di farsi prendere in giro da nessuno!!
