14. Is 44,9-20: Vano ciò che tengo in mano! (gli idoli)

 

 

Il tema accolto e appena sviluppato in questo giovedì di Lectio divina è stavolta piuttosto semplice, conosciuto e intuitivo. Il secondo Isaia dedica una pericope a “maltrattare” gli idoli e gli uomini che prima li fabbricano e poi si affidano a loro. Nel testo di Isaia è praticamente l’ultima pericope dedicata a questo tema, salvo qualche accenno altre due o tre volte.. Gli idoli avevano dominato la scena religiosa di Israele e di tutti i popoli per secoli e secoli. Ma ormai è ora di far basta, con gli idoli tradizionali (spesso figure di uomini o animali) o anche con gli idoli molto più pericolosi e complessi che l’uomo “si finge” nel suo cuore. Ecco il testo:

 

[9] I fabbricanti di idoli sono tutti vanità e le loro opere preziose non giovano a nulla; ma i loro devoti non vedono né capiscono affatto e perciò saranno coperti di vergogna.

[10] Chi fabbrica un dio e fonde un idolo senza cercarne un vantaggio?

[11] Ecco, tutti i suoi seguaci saranno svergognati; gli stessi artefici non sono che uomini. Si radunino pure e si presentino tutti; insieme saranno spaventati e confusi.

[12] Il fabbro lavora il ferro di una scure, lo elabora sulle braci e gli dà forma con martelli, lo rifinisce con braccio vigoroso; soffre persino la fame, la forza gli viene meno, non beve acqua ed è spossato.

[13] Il falegname stende la corda, disegna l’immagine con lo stilo; la lavora con scalpelli, misura con il compasso, riproducendo una forma umana, una bella figura d’uomo da mettere in un tempio.

[14] Egli si taglia cedri, prende un cipresso o una quercia che aveva fatto crescere robusta nella selva; pianta un alloro che la pioggia farà crescere.

[15] L’uomo ha tutto ciò per bruciare; ne prende una parte e si riscalda o anche accende il forno per cuocervi il pane o ne fa persino un dio e lo adora, ne forma una statua e la venera.

[16] Una parte la brucia al fuoco, sull’altra arrostisce la carne, poi mangia l’arrosto e si sazia. Ugualmente si scalda e dice: «Mi riscaldo; mi godo il fuoco».

[17] Con il resto fa un dio, il suo idolo; lo venera, lo adora e lo prega: «Salvami, perché sei il mio dio!».

[18] Non sanno né comprendono; una patina impedisce ai loro occhi di vedere e al loro cuore di capire.

[19] Nessuno riflette, nessuno ha scienza e intelligenza per dire: «Ho bruciato nel fuoco una parte, sulle sue braci ho cotto persino il pane e arrostito la carne che ho mangiato; col residuo farò un idolo abominevole? Mi prostrerò dinanzi a un pezzo di legno?».

[20] Si pasce di cenere, ha un cuore illuso che lo travia; egli non sa liberarsene e dire: «Ciò che tengo in mano non è forse falso?».

 

Gli idoli hanno una connotazione principale “vanità”. Hai crescente un fumo acre e denso che scaturisce da un grande fuoco di legna? o dal fuoco di un incendio? Ma poi quel fumo sale in alto e man mano che sale si allarga, si dilata e diviene “vano”, inconsistente, e si sperde nell’atmosfera. Ora questa è la sorte degli idoli: inconsistenti, senza senso, senza alcuna attività né in bene né in male. Perché sono frutto dell’immaginazione dell’uomo, sono opera delle sue mani, e hanno il valore di colui che li plasma, li crea, li mantiene, dà loro una importanza che non hanno!

Non sono certamente Jahvè, il Dio d’Israele, il Creatore, Signore e Salvatore dell’universo, che mai dipende da noi e anzi che chiede di affidarci a lui, di dipendere da lui.

Uomo, da secoli e secoli, è ben ora di capire! E’ ora di dare a persone e cose il valore reale che hanno. Come è possibile che tu crei con le tue mani (e il tuo ingegno che non ti sei dato da solo) un giocattolo per tuo figlio e con il materiale avanzato una immagine cui dai il nome di un presunto dio, tuo compagno di viaggio nel mondo e nella storia?

E qui abbiamo accennato ad una problematica enorme, terribile, quasi infinita: “idoli” non sono solo le statue (che gli antichi – e non solo – consideravano “abitate” dallo “spirito” della divinità), ma sono tutte le opere delle mani dell’uomo, che le crea e poi le “divinizza” assegnando loro un valore permanente.

E qui non possiamo non pensare, specialmente oggi, alle infinite realizzazioni della scienza, della tecnica, dell’informatica, dello sport, delle relazioni umane, della politica, della cultura.. Si crea un idolo con un uomo che vince gran premi di formula 1 e si è felici del senso che questa presenza dà alla tua vita! Per non parlare delle partite di calcio, del ciclismo, del tennis o di altro.. E così tu vivi lavorando, dando attenzione alla tua famiglia, ecc.. Ma invece di ringraziare il tuo Dio datore di ogni bene, e di operare la misericordia nel suo amore e nel suo Nome, ecco che il tuo a parlare sono le partite che fanno battere il cuore, sono i fuoriclasse che ti ammaliano.. e Dio? Dio spesso sarà per un’altra volta! Eppure tutto rischia di essere il tuo idoletto, per il quale dimentichi il Dio vivente.. E la vita passa.. e la fine arriva.. e spesso la sofferenza aumenta.. e il pianeta invecchia!