15. Is 44,21-28: Fedeltà a Jahvè,
Creatore del mondo e Signore della storia

12.4.2026 

 

Nella lectio divina di questo giovedì abbiamo una serie di versetti che riaffermano il tema già sviluppato altro: Jahvè è tutto per Israele, e Israele (Giacobbe) ha il compito di vivere Jahvè come suo tutto.  Ecco il testo:

 

[21] Ricorda tali cose, o Giacobbe, o Israele, poiché sei mio servo. Io ti ho formato, mio servo sei tu; Israele, non sarai dimenticato da me.

[22] Ho dissipato come nube le tue iniquità e i tuoi peccati come una nuvola. Ritorna a me, perché io ti ho redento.

[23] Esultate, cieli, perché il Signore ha agito; giubilate, profondità della terra! Gridate di gioia, o monti, o selve con tutti i vostri alberi, perché il Signore ha riscattato Giacobbe, in Israele ha manifestato la sua gloria.

[24] Dice il Signore, che ti ha riscattato e ti ha formato fin dal seno materno: «Sono io, il Signore, che ho fatto tutto, che ho dispiegato i cieli da solo, ho disteso la terra; chi era con me?

[25] Io svento i presagi degli indovini, rendo folli i maghi, costringo i sapienti a ritrattarsi e trasformo in stoltezza la loro scienza;

[26] confermo la parola del mio servo, realizzo i disegni dei miei messaggeri. Io dico a Gerusalemme: “Sarai abitata”, e alle città di Giuda: “Sarete riedificate”, e ne restaurerò le rovine.

[27] Io dico all’abisso: “Prosciùgati! Faccio inaridire i tuoi fiumi”.

[28] Io dico a Ciro: “Mio pastore”; ed egli soddisferà tutti i miei desideri, dicendo a Gerusalemme: “Sarai riedificata”, e al tempio: “Sarai riedificato dalle fondamenta”».

 

Il rapporto di conoscenza e affidarsi di Israele con il suo Dio è prima di tutto rappresentato dal binomio: Ricorda – non ti dimenticherò. Dio non dimenticherà il suo popolo, il popolo non deve dimenticare tutto quanto Dio ha fatto, rivelato, affidato ad esso.

Il compito del non dimenticare scaturisce dall’essere servo del suo Dio, dall’appartenergli, dopo un riscatto che sa di grande e meraviglioso. Dio ha riscattato Israele, Dio lo ha formato dalla sua nascita come popolo, e poi lo ha anche redento dalla schiavitù degli uomini e soprattutto dalla schiavitù dell’infedeltà. Per Jahvè Israele è qualcosa di importante, e dunque il popolo se lo deve ricordare bene.

Perché come già abbiamo detto presentando vari temi del Secondo Isaia, la redenzione e salvezza del popolo è collegata alla manifestazione di inaudita potenza legata alla costituzione del mondo, alla bellezza e ricchezza della terra, e allo sventare continuamente progetti falsamente legati agli idoli, alle magie, agli indovini, alla sorte e a tutto ci che dovrebbe abbandonare l’uomo in balia dei casi del destino, della fortuna, del caso..

No, per il popolo creato e redento da Jahvè non è così e non sarà mai più così. E tutto ciò che avviene nella storia recente dopo il ritorno dall’esilio è una dimostrazione lampante: dopo la distruzione di Gerusalemme e l’esilio, ecco la missione “inconsapevole” di Ciro il Grande, ed ecco il passaggio nel deserto e nella steppa; e come nuova creazione ecco l’abisso primordiale che deve lasciare il posto ai campi, agli alberi, ai monti. Ed ecco il “concerto” di suoni del vento tra gli alberi, i cedri del Libano, perché tutto sia lode dell’Eterno, che ha dispiegato i cieli, ha dato gioia alle altezze e alle profondità della terra.

Ora l’invito è forte e pressante: “Ritorno a me, perché sono il tuo Salvatore”, colui che permetterà la ricostruzione di palazzi e mura di Gerusalemme.

E ultima serie di espressioni è quella riguardanti gli operatori che dicono essere ispirati dai loro (falsi) dèi: sono indovini, maghi, i sapienti secondo il mondo. Ma lo sappiamo bene: il Signore ha reso insipiente la loro sapienza. tutto e tutti devono essere salvati da Jahvè, attraverso le vie che lui ha misteriosamente tracciato e definite..