16. Is 45,1-8: Ciro, strumento di Jahvè

 

13.4.206

 

Al centro della lectio di giovedì ci sono le parole forti, e insieme direi particolari, di Jahvè a Ciro, re e imperatore di Persia, il nuovo dominatore del mondo medio-orientale. Sappiamo bene che, secondo la sua politica volta favorire, per ogni popolo a lui soggetto, libertà di religione e di culto, nel 539 a.C. egli, dopo aver sottomesso il grande regno babilonese, emise un editto che permetteva al popolo di Israele, ancora detenuto in esilio a Babilonia, di tornare nella terra d’Israele. Il testo dell’editto lo troviamo alla fine dei libri delle Cronache: “[22] Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto:

[23] «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!”» (2Cr 36,23). Ecco il testo di questa Parola per il nostro oggi:

 

[1] Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: «Io l’ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso.

[2] Io marcerò davanti a te; spianerò le asperità del terreno, spezzerò le porte di bronzo, romperò le spranghe di ferro.

[3] Ti consegnerò tesori nascosti e ricchezze ben celate, perché tu sappia che io sono il Signore, Dio d’Israele, che ti chiamo per nome.

[4] Per amore di Giacobbe, mio servo, e d’Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.

[5] Io sono il Signore e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è dio; ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci,

[6] perché sappiano dall’oriente e dall’occidente che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n’è altri.

[7] Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo.

[8] Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia. Io, il Signore, ho creato tutto questo».

 

Questo di Is 45 è un brano centralissimo sia nel secondo Isaia ma anche in tutta la Bibbia. Ci sono affermazioni decisive per la vita delle nostre comunità e nostra personale: Dio viene affermato come unico, assolutamente unico: origine di ogni realtà che si produce nella realtà creata, sia il bene e la prosperità, che il male e la calamità (che evidentemente per noi è male, ma per lui è disposizione della sua Provvidenza!).

Jahvè, Dio, il Dio d’Israele e poi di Gesù Cristo è tutto per noi, assolutamente tutto: all’origine, a sostegno, alla fine di tutta la nostra vita e la nostra realtà.

Eppure egli, lo vediamo nel fatto di Ciro, ha un modo di essere ed agire che normalmente non capiamo e non conosciamo. Egli chiama per nome Ciro, lo elegge a suo strumento, eppure Ciro non lo conosce!

E così per noi: il nostro Dio è invisibile, al di là di ogni esperienza mondana, eppure è presente, attivo, opera in ogni momento nella nostra vita.

Lui è il creatore: ha formato la luce, le tenebre e secondo la sua decisione eterna provoca il bene ma anche le sciagure: Lui compie tutto!

Come fare a capirlo? L’atteggiamento rimane sempre quello di Agostino: se comprendi ringrazia e loda Dio e la sua Provvidenza; se non comprendi, prega, umiliati, mettiti nelle sue mani e invoca la luce.

Alla fine quello che conta non è capire o non capire, ma metterci continuamente nelle sue mani, affidarci a lui, offrirci come strumenti della sua volontà come egli vuol plasmare e far avanzare la storia di ognuno di noi e del mondo..

L’importante è essere con Dio, dietro di lui, come con Gesù, discepoli alla sequela, e non persone che vogliono decidere quello che Dio deve o non deve fare!

L’invocazione finale del brano è molto famosa e spesso e gridata dai credenti soprattutto in Avvento: la base di ogni cosa è la giustizia, cioè ogni realtà al suo posto, voluto da Dio. La salvezza è che ognuno e ogni cosa viva nella giustizia dando a Dio quello che è di Dio e ad ogni uomo quello che gli compete per decisione del suo Dio Creatore..