17. Is 45,9-14: Il vaso può contendere con il vasaio, Israele con Jahvè?
Al centro della lectio di giovedì c’è un’antica immagine presente varie volte nella Bibbia, quella del vasaio e del suo vaso. Un testo bello e completo su questo è il capitolo 18 di Geremia, dove Dio invita il profeta a “scendere nella bottega del vasaio” dove egli consegnerà al cuore e alla mente di Geremia un messaggio importante per Israele e per tutti noi: quello che fa il vasaio – forma e distrugge dei vasi con l’argilla a suo piacimento – lo fa Dio con tutte le sue creature e anche tutti noi. Perché è lui e solo lui il padrone della vita, il Creatore, il Salvatore, e anche, quando lo ritiene opportuno, il Distruttore, cioè colui che toglie una vita e ne dà un’altra.
Lo stesso discorso lo ritroviamo in Rm 9,9-24, dove Paolo parlando degli Ebrei e dei cristiani oggi ci ricorda che chi fa tutto è Dio e lo fa liberamente – e senza alcuna colpa o errore! – salvando chi vuole e condannando chi vuole. E’ questa la famosa dottrina della “grazia di Dio”, per cui “tutto è grazia”, tutto è dono, tutto è vivere e operare con Dio che ci fa vivere e operare. Egli è la fonte totale e unica del nostro essere e del nostro agire. Così dice Paolo nel piccolo accenno di Fl 2,13: “[13] È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore”.
Ecco il testo di questa Parola per il nostro oggi:
[9] Guai a chi contende con chi lo ha plasmato, un vaso fra altri vasi d’argilla. Dirà forse la creta al vasaio: «Che cosa fai?» oppure: «La tua opera non ha manici»?
[10] Guai a chi dice a un padre: «Che cosa generi?» o a una donna: «Che cosa partorisci?».
[11] Così dice il Signore, il Santo d’Israele, che lo ha plasmato: «Volete interrogarmi sul futuro dei miei figli e darmi ordini sul lavoro delle mie mani?
[12] Io ho fatto la terra e su di essa ho creato l’uomo; io con le mani ho dispiegato i cieli e do ordini a tutto il loro esercito.
[13] Io l’ho suscitato per la giustizia; spianerò tutte le sue vie. Egli ricostruirà la mia città e rimanderà i miei deportati, non per denaro e non per regali», dice il Signore degli eserciti.
[14] Così dice il Signore: «Le ricchezze d’Egitto e le merci dell’Etiopia e i Sebei dall’alta statura passeranno a te, saranno tuoi; ti seguiranno in catene, si prostreranno davanti a te, ti diranno supplicanti: “Solo in te è Dio; non ce n’è altri, non esistono altri dèi”».
Potremmo sintetizzare: “I diritti di Jahvè sono infiniti”. E il profeta prepara la grande rivelazione dell’unicità di Dio che farà con il canto che inizia dal versetto 15 (e che è entrato nella liturgia delle ore e quindi è conosciutissimo anche oggi in tutta la Chiesa!) sgombrando la strada da qualsiasi equivoco o malinteso: l’unico vasaio dell’universo è il nostro Dio, Jahvè, il Dio di Israele. Egli plasma e modifica ogni esistente come ritiene opportuno. E nel caso presente si parla di un vaso di elezione che egli ha deciso di usare sul tavolo complesso della storia. E questo vaso è Ciro. Egli nemmeno lo sa, eppure Dio convoglia il suo agire e le sue scelte (conseguenti alle sue vittorie!) verso il bene del popolo di Dio, verso Israele.
E oggi come allora, la fede è stare davanti al nostro Dio in adorazione e silenzio, in accoglienza di quello che il profeta di annuncia ricevendolo in qualche modo dallo Spirito di Dio.
E allora pur senza conoscerlo e riconoscerlo Jahvè è onorato e annunciato da tutti i popoli della terra, perfino i più antichi e potenti.
Quanto più Israele, quanto più noi dobbiamo e possiamo riconoscerlo e onorarlo!
E se nella nostra piccola mente c’è un po’ di confusione, e non riusciamo ad accogliere e capire la logica del pensiero e dell’agire di Dio (molti dicono: come fa Dio ad essere giusto se a qualcuno gratuitamente gli dà il modo di salvarsi e altri egli decide di non salvare, anteriormente ad ogni loro colpa?!). Ed ecco l’atteggiamento del cuore e della mente nel vero credente: quello che è il pensiero e il cuore di Giobbe, che contesta Dio, che chiede una ipotetica giustizia per sé, ma alla fine è riabilitato come giusto solo perché su “tappa la bocca”, si mette una mano sulla bocca riconoscendo che egli è solo uomo e di Dio ce n’è uno solo e se per Dio tutto è giusto e dentro un disegno d’amore non è possibile che un piccolo uomo, datato e limitato, possa decidere ci che è giusto e ciò che è ingiusto per l’Onnipotente! Rileggiamo Gb 40,1ss.
