19. Is 46,1-13: Caduta è Babilonia
ma io sosterrò Israele

 

Nell’incontro di lectio divina sul libro del Secondo Isaia, ci siamo dedicati all’ascolto completo di Is 46. Il testo comincia con l’affermazione che Babilonia, Babilonia la grande, la signora dei popoli, è caduta per opera ovviamente di Ciro il grande. La ritroviamo a terra sia in Is 21,9, Gr 50 che in Ap 18.

Ora Babilonia delle scritture profetiche sappiamo che è l’anti-Dio, la città dell’uomo, contrapposta alla città di Dio, colei che vuole affermare se stessa fin dai tempi della torre di Gn 11.

Ma ormai si gioca a carte scoperte: Babilonia, l’uomo potente e prepotente, non sono nulla, al cospetto del Dio che li ha vinti e distrutti. Immagine plastica di questa distruzione, le statue di Bel (dio del cielo) e di Nebo (dio della saggezza) sono state colpite, spezzate, rovesciate a terra. I loro pezzi vengono portati via sulle spalle di asini, con grande fatica, e senza alcuna possibilità di salvare se stessi e il loro popolo.

 

Ecco il testo di questa Parola che abbiamo accolto nella nostra Lectio divina:

 

[1] A terra è Bel, rovesciato è Nebo; i loro idoli sono per animali e bestie, caricati come fardelli, un peso su un animale affaticato.

[2] Sono rovesciati, sono a terra tutti, non hanno potuto salvare chi li portava ed essi stessi se ne vanno in schiavitù.

[3] Ascoltatemi, casa di Giacobbe, tutto il resto della casa d’Israele; voi, portati da me fin dal seno materno, sorretti fin dal grembo.

[4] Fino alla vostra vecchiaia io sarò sempre lo stesso, io vi porterò fino alla canizie. Come ho già fatto, così io vi sosterrò, vi porterò e vi salverò.

[5] A chi mi paragonate e mi assimilate? A chi mi confrontate, quasi fossimo simili?

[6] Traggono l’oro dal sacchetto e pesano l’argento con la bilancia; pagano un orefice perché faccia un dio, che poi venerano e adorano.

[7] Lo sollevano sulle spalle e lo portano, poi lo ripongono sulla sua base e sta fermo: non si muove più dal suo posto. Ognuno lo invoca, ma non risponde; non libera nessuno dalla sua afflizione.

[8] Ricordatevelo e agite da uomini; rifletteteci, o prevaricatori.

[9] Ricordatevi i fatti del tempo antico, perché io sono Dio, non ce n’è altri. Sono Dio, nulla è uguale a me.

[10] Io dal principio annuncio la fine e, molto prima, quanto non è stato ancora compiuto; sono colui che dice: «Il mio progetto resta valido, io compirò ogni mia volontà!».

[11] Sono colui che chiama dall’oriente l’uccello da preda, da una terra lontana l’uomo del suo progetto. Così ho parlato e così avverrà; l’ho progettato, così farò.

[12] Ascoltatemi, ostinati di cuore, che siete lontani dalla giustizia.

[13] Faccio avvicinare la mia giustizia: non è lontana; la mia salvezza non tarderà. Io porrò in Sion la salvezza, a Israele darò la mia gloria.

 

Abbiamo detto anzitutto, giovedì, che c’è un fortissimo parallelo all’inizio del brano, un parallelo che si gioca sul verbo “portare”: i Babilonesi vinti e dispersi sulla faccia della terra portano con sé i loro dèi, le statue dei loro dèi, a pezzi, trasportati sulla groppa degli animali da soma, gli asini, portatori di tutto. Di contro invece abbiamo l’annuncio che il Dio eterno, Signore del tempo e dello spazio, Dio invisibile e insieme presente e operante, tramite il profeta ci garantisce ancora una volta che “porta” il suo popolo: “portati fin dal seno materno”. E questo è per sempre, fino alla nostra vecchiaia. Tre verbi impegnativi,  consolanti: “vi sosterrò, vi porterò, vi salverò”.

Non esiste qualcuno che si possa paragonare a lui, né si possa paragonare, né possa essere paragonato da parte dei suoi fedeli. Non è possibile mettere a confronto il tempo e l’eternità, l’immobilità e la vitalità vivente.

Ed ecco allora il secondo tema, un tema già ampiamente frequentato e affermato: “ricordatevi!”. Tutto sta, dice Dio tramite il profeta, a non dimenticare, a ricordare ogni giorno, mantenere viva la presenza nel nostro cuore di un progetto che è vivo dall’inizio della creazione..

E terzo, ecco l’invito di Dio al suo popolo, e anche ormai a tutti i popoli, perché ormai Jahvè è e va riconosciuto come Dio di tutta la terra: Ascoltate, o duri di cuore, perché faccio avvicinare la mia giustizia.. Coraggio: noi camminiamo “accompagnati” dallo Spirito della sua giustizia, dallo Spirito che mette ogni cosa al suo posto e insieme la sua salvezza è qui.

Il progetto di salvezza, operato tramite Ciro il Grande, assimilato qui ad un uccello da preda che viene dall’oriente, egli, l’uomo del progetto di Jahvè. Le sue scelte aprono, proprio attraverso la “lettura” del profeta, l’avvento del regno di Dio. Ne è solo l’inizio, perché il cuore di Dio è impegnato ad amarci, come all’inizio e per sempre.

Coraggio “agite da uomini!”: voi siete fatti per essere collegati all’Eterno, per adorarlo e vivere in comunione con lui, da oggi all’eternità..