21. Is 48,1-22: Io Jahvè faccio cose sconosciute
28 maggio 2026
Il capitolo 48 lo possiamo denominare “il capitolo delle novità di Dio”. Sì Jahvè rinnova tutti i discorsi fatti finora: il suo amore incondizionato per il suo popolo; il popolo che è comunque ribelle e infedele, dalla testa dura; il suo progetto di salvezza che si serve di chi e di che cosa la storia umana mette a disposizione; il suo fare tutto per amore del suo nome, non certo per il nome, per la potenza o la santità di qualcun altro!
Ma insieme a tutto questo in questo capitolo 48 c’è una nota di novità: Dio è anche e soprattutto nuovo, sorprendente, inatteso. L’azione di Dio che nessuno conosce o attende irrompe nella storia e le cambia direzione, le imprime significati e direzioni che nessuno pensava potesse avere.
Normalmente nell’antichità quando un popolo era vinto da un grande imperatore veniva sottoposto e soprattutto spesso veniva soggetto a genocidio. Quel popolo non esisteva più, non esistevano più i suoi dèi, non aveva una identità storica o politica o anche culturale. Scendeva nel regno delle ombre..
Ora invece Jahvè, il Dio della novità nascosta, fa cose mai sentite dire, e prima fra tutte la capacità di far ritornare Israele, di farlo rivivere, di farlo continuare comunque a lodare il suo Nome. E questo anche se l’annoso, antico problema rimane (e Dio ne è consapevole!) cioè la testa dura del suo popolo, la pretesa di accaparrarsi meriti e di dare lode a chi gli pare, in particolare gli dèi fatti dalle mani dell’uomo..
Ecco il testo accolto nella nostra Lectio divina, la proclamazione di assoluta centralità di Jahvè, al di là di ogni limite, e sempre nella novità!:
[1] Ascoltate questo, casa di Giacobbe, voi che siete chiamati Israele e che traete origine dall’acqua di Giuda, voi che giurate nel nome del Signore e invocate il Dio d’Israele, ma senza sincerità e senza rettitudine,
[2] poiché prendete il nome dalla città santa e vi appoggiate sul Dio d’Israele, che si chiama Signore degli eserciti.
[3] Io avevo annunciato da tempo le cose passate; erano uscite dalla mia bocca, per farle udire. D’improvviso io ho agito e sono accadute.
[4] Poiché sapevo che tu sei ostinato e che la tua nuca è una sbarra di ferro e la tua fronte è di bronzo,
[5] io te le annunciai da tempo, prima che avvenissero te le feci udire, per timore che dicessi: «Il mio idolo le ha fatte, la mia statua e il simulacro da me fuso le hanno ordinate».
[6] Tutto questo hai udito e visto; non vorreste testimoniarlo? Ora ti faccio udire cose nuove e segrete, che tu nemmeno sospetti.
[7] Ora sono create e non da tempo; prima di oggi tu non le avevi udite, perché tu non dicessi: «Già lo sapevo».
[8] No, tu non le avevi mai udite né sapute né il tuo orecchio era già aperto da allora, poiché io sapevo che sei davvero perfido e che ti si chiama sleale fin dal seno materno.
[9] Per il mio nome rinvierò il mio sdegno, per il mio onore lo frenerò a tuo riguardo, per non annientarti.
[10] Ecco, ti ho purificato, non come argento; ti ho provato nel crogiuolo dell’afflizione.
[11] Per riguardo a me, per riguardo a me lo faccio; altrimenti il mio nome verrà profanato. Non cederò ad altri la mia gloria.
[12] Ascoltami, Giacobbe, Israele che ho chiamato. Sono io, io solo, il primo e anche l’ultimo.
[13] Sì, la mia mano ha posto le fondamenta della terra, la mia destra ha disteso i cieli. Quando io li chiamo, tutti insieme si presentano.
[14] Radunatevi, tutti voi, e ascoltatemi. Chi di essi ha predetto tali cose? Colui che il Signore predilige compirà il suo volere su Babilonia e, con il suo braccio, sui Caldei.
[15] Io, io ho parlato; io l’ho chiamato, l’ho fatto venire e ho dato successo alle sue imprese.
[16] Avvicinatevi a me per udire questo. Fin dal principio non ho parlato in segreto; sin da quando questo avveniva io ero là. Ora il Signore Dio ha mandato me insieme con il suo spirito.
[17] Dice il Signore, tuo redentore, il Santo d’Israele: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare.
[18] Se avessi prestato attenzione ai miei comandi, il tuo benessere sarebbe come un fiume, la tua giustizia come le onde del mare.
[19] La tua discendenza sarebbe come la sabbia e i nati dalle tue viscere come i granelli d’arena. Non sarebbe mai radiato né cancellato il suo nome davanti a me».
[20] Uscite da Babilonia, fuggite dai Caldei; annunciatelo con voce di gioia, diffondetelo, fatelo giungere fino all’estremità della terra. Dite: «Il Signore ha riscattato il suo servo Giacobbe».
[21] Non soffrono la sete mentre li conduce per deserti; acqua dalla roccia egli fa scaturire per loro, spacca la roccia, sgorgano le acque.
[22] Non c’è pace per i malvagi, dice il Signore.
Chissà perché, benché siano passati comunque 2500 anni ancora non ci fidiamo di Dio, noi uomini e donne della terra.. Chissà perché sembra che non vogliamo credere alla possibilità che il benessere ci travolga positivamente “come un fiume” senza sete, senza più fame, senza più povertà o contrasti e contrapposizioni.
Dio spaccherebbe anche oggi la roccia per noi, farebbe sgorgare le acque che sono vivificanti e danno pace..
Devo dire, anche se mi dispiace, che c’è quasi una vena di malinconia nelle parole del Signore. Sembra quasi che egli attenda il più bello dei figli degli uomini e il più grande, l’unico, dei figli di Dio. Tutto ormai tende verso di lui, anche se la sua venuta è una di quelle meravigliose “cose nascoste” che il nostro Dio opererà ma che solo pochi sapranno riconoscere e accogliere.
Questo capitolo 48 possiamo applicarlo direttamente alla situazione degli Ebrei di fronte a Gesù!
Eppure solo in lui il Padre potrà porre il suo compiacimento senza timore di essere deluso. Gesù dirà del Padre “faccio sempre quello che a lui piace” (Gv 8,29).
E allora, allora soltanto, “fiumi di acqua viva”, vita senza confini, potranno sgorgare dal seno di chi crede in lui, unito a Gesù nell’amare il Padre senza confini (Gv ,38).
