30 luglio 2026
Is 50,1-11 (4-9) Terzo Canto del Servo di Jahvè
Sotto il sole dell’estate splende di più il sole della verità e della salvezza, cioè dell’appartenenza a Dio. E nella Parola di Dio, in particolare nei libri di Isaia, la chiarezza solare della verità splende sul volto degli abitanti della terra, o come salvezza o come condanna e giudizio.
Siamo al capitolo 50 di Isaia, che contiene, nella maggior parte dei suoi versetti, il terzo canto dedicato al Servo di Jahvè, che tra gli altri è forse il più misterioso e deciso, laddove la sofferenza del Servo a favore del suo Signore e del suo popolo è annunciata con parole chiare e molto dure, senza dare adito ad alternative.
E così abbiamo, all’inizio e alla fine del capitolo, parole dure di condanna verso i non credenti, verosimilmente verso il popolo infedele e disobbediente. L’annuncio ritorna all’oscurità della prigionia in Babilonia, al fatto che gli Israeliti sono stati venduti al nemico. E là essi hanno pianto, e ora che il loro Dio è di nuovo disposto alla misericordia essi invece sentono addosso oppressione, colpe senza numero.. Il Dio fedele non si vede e quindi il popolo non crede più in lui: Dio ritorna ed è disposto a salvare ma nessuno lo attende e lo accoglie.. Quindi il canto del Servo si colloca in un atmosfera di sfiducia, di abbandono, e tra gli uomini prosperano violenza, invidia, sopraffazione. La madre-Gerusalemme ormai privata dei suoi figli non riesce a ritrovare più se stessa!
Ed ecco apparire, misterioso, ma forte e reale, di nuovo il Servo di Jahvè, come nei capitoli 42 e 49: un Servo disposto a pagare, pagare fino in fondo, pagare in maniere avvilenti e atroci, pagare per tutti, perché il mondo sia nuovo e il Dio del popolo sia di nuovo creduto e accolto..
Ecco il canto del Servo:
[1] Dice il Signore: «Dov’è il documento di ripudio di vostra madre, con cui l’ho scacciata? Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti? Ecco, per le vostre iniquità siete stati venduti, per le vostre colpe è stata scacciata vostra madre.
[2] Per quale motivo non c’è nessuno, ora che sono venuto? Perché, ora che chiamo, nessuno risponde? È forse la mia mano troppo corta per riscattare oppure io non ho la forza per liberare? Ecco, con una minaccia prosciugo il mare, faccio dei fiumi un deserto. I loro pesci, per mancanza d’acqua, restano all’asciutto, muoiono di sete.
[3] Rivesto i cieli di oscurità, do loro un sacco per mantello».
[4] Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli.
[5] Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro.
[6] Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
[7] Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.
[8] È vicino chi mi rende giustizia: chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. Chi mi accusa? Si avvicini a me.
[9] Ecco, il Signore Dio mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole? Ecco, come una veste si logorano tutti, la tignola li divora.
[10] Chi tra voi teme il Signore, ascolti la voce del suo servo! Colui che cammina nelle tenebre, senza avere luce, confidi nel nome del Signore, si affidi al suo Dio.
[11] Ecco, voi tutti che accendete il fuoco, che vi circondate di frecce incendiarie, andate alle fiamme del vostro fuoco, tra le frecce che avete acceso. Dalla mia mano vi è giunto questo; voi giacerete nel luogo dei dolori.
Dunque da una parte il Servo è chiamato (da chi se non dal suo Dio?) a pagare di persona per le colpe del popolo, che a causa della sua infedeltà è ancora nel “luogo dei dolori”. E così il Servo ha l’orecchio “traforato” da Dio pe indicare la sua appartenenza totale a Jahvè, come gli schiavi, come gli animali, come le cose. Il Servo è di Dio e lui non oppone resistenza, non si tira indietro. Quale sofferenza redentrice! Come rassomiglia da vicino alla sofferenza di Gesù Figlio di Dio.
Ma d’altra parte i Servo si sente interiormente sicuro, forte, pronto a pagare con ogni sofferenza, anche la più umiliante, ma perché? Perché (e lo dice due volte) “Il Signore Dio mi assiste”. Quello che non accetta e non vive il popolo, lo accetta e lo vive il Servo, totalmente e fino in fondo.. Il servo sente nell’abisso della sua sofferenza, del suo pagare per tutti, che l’onnipotenza del suo Dio è con lui e quindi non ci sono abissi da cui non si possa tornare indietro, non c’è sofferenza che non possa sbocciare come fiore di vita!
E allora ecco il potere “mediatore” del Servo, tra il popolo lontano, e il suo disposto a cercarlo e perdonarlo di nuovo. E’ il versetto 10, che mette in moto un cammino, una conversione, una speranza: “Chi teme il Signore ascolti la voce del suo servo! Colui che cammina nelle tenebre, senza avere luce, confidi nel nome del Signore, si affidi al suo Dio”. Dunque insieme al Servo una nuova strada è possibile, una strada che riporterà i credenti rinnovati nelle braccia del loro Dio..
