Is 51,1-6: Dio, la “cava di roccia”
Nel capitolo 51, il profeta e i suoi discepoli riprendono temi già svolti precedentemente, facendo dei collegamenti, delle sintesi e degli approfondimenti stupendi. Prima del grande capitolo 53, di nuovo vengono ripresi e accentuati i tempi che conosciamo: Jahvè è ormai da riconoscere come Dio unico e universale, è il Creatore e il Salvatore. E’ da lui, dalla sua volontà e dal suo amore che noi tutti abbiamo origine, la nostra origine sicura. Noi non siamo atomi spersi nell’universo vuoto e senza molto senso..
E poi il dono di nuove strade, di una nuova vita, di una ripresa della terra d’Israele. Diversamente da tutti i popoli vinti (che una volta vinti erano distrutti per sempre) il popolo di Dio riceve il comando di credere nell’Onnipotente e di agire finalmente per la sua gloria.
E poi ecco il persistere comunque di un tema oscuro e negativo: nel popolo rimane sempre chi si pone contro Dio; l’infedeltà all’alleanza stabilita con i padri sarà un seme che produrrà zizzania nel campo di Dio
Ma queste profezie guardano avanti con forza e credono più a Dio che all’uomo! Ecco il testo della prima pericope del capitolo (vv. 1-6):
[1] Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti.
[2] Guardate ad Abramo, vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai.
[3] Davvero il Signore ha pietà di Sion, ha pietà di tutte le sue rovine, rende il suo deserto come l’Eden, la sua steppa come il giardino del Signore. Giubilo e gioia saranno in essa, ringraziamenti e melodie di canto!
[4] Ascoltatemi attenti, o mio popolo; o mia nazione, porgetemi l’orecchio. Poiché da me uscirà la legge, porrò il mio diritto come luce dei popoli.
[5] La mia giustizia è vicina, si manifesterà la mia salvezza; le mie braccia governeranno i popoli. In me spereranno le isole, avranno fiducia nel mio braccio.
[6] Alzate al cielo i vostri occhi e guardate la terra di sotto, poiché i cieli si dissolveranno come fumo, la terra si logorerà come un vestito e i suoi abitanti moriranno come larve. Ma la mia salvezza durerà per sempre, la mia giustizia non verrà distrutta.
Lo abbiamo già detto: il popolo d’Israele ha origine da Dio; ma Dio ha anche voluto che questa origine sia radicata profondamente nella storia, e questa storia ha un nome: Abramo. Da Abramo nascono e nasceranno tutti i credenti, che in Gesù, figlio di Abramo, cresceranno come piante benedette nel diritto di Dio. E tutti i credenti, anche noi, siamo benedetti come figli dell’unico che fu benedetto da Dio per la sua fede unica e incrollabile.
Di questo brano abbiamo sottolineato il primo versetto, questa meravigliosa immagine della roccia “da cui siamo stati tagliati” e ancor più specifica e bella l’immagine della “Cava” da cui i blocchi di roccia vengono tagliati ed estratti per divenire materiale di lavoro per artisti e sognatori..
Siamo dunque invitati a sentirci parte di un mondo solido, roccioso, la creazione e la benedizione di Dio: “io, io sono suo, gli appartengo, in me scorre il sangue della benedizione di Abramo e quindi la possibilità di vivere di nuovo in un giardino di delizie (anche se sappiamo bene che parliamo di immagini e simboli piuttosto che di realità fisiche!)
E tutto questo perché? “perché davvero il Signore ha pietà di Sion”. Tutto dunque passerà ma Dio rimarrà in eterno e con Dio il suo popolo benedetto nel Figlio che verrà..
