Is 51,17-52,6:  E tu, Israele, risvegliati!

 

20.8.26

 

Il lungo brano del secondo Isaia, che abbiamo accolto e meditato questa settimana nella nostra breve “lectio divina” fa “pendant” con il brano meditato la settimana scorsa: Qui e là abbiamo la stessa, forte espressione: “Svegliati.. Svegliati..” Nel primo brano, a inizio del capitolo 51 è il popolo che grida a Dio di svegliarsi e di accorrere a salvare il suo popolo. Invece all’inizio del capitolo 52 è Dio che grida a Israele “Svegliati.. svegliati..”, perché il popolo troppo spesso sembra non accorgersi che Dio c’è, c’è per lui, c’è ed è l’unico che salva..

Lo “svegliati!” di Dio al popolo è un richiamo forte alla fede, a credere alla presenza e all’azione di Dio nel mondo, qualunque cosa succeda. Tutto è governato dalla sua Provvidenza e tutto lui sa come amministrare e guidare ogni cosa al suo compimento. Anche ci che sembra veramente così lontano dalla felicità come il dolore e la morte. Il popolo è richiamato al risveglio interiore, ad avere l’occhio profetico, vigile e sapiente, che sa vedere, pur con difficoltà, un amore da parte di Dio che non ha confini.

Invece il grido del popolo a Dio (“svegliati”) è il segno di una grave difficoltà nel percepire l’azione di Dio o addirittura la sua esistenza. “Renditi visibile, renditi percepibile con la tua potenza”: il popolo grida al suo Dio. Ma, come dice la Parola, Dio risponde con la parola stessa dell’affidarsi, della fede, la parola di Abramo obbediente “Eccomi”. E la vita del popolo, la mia vita è invitata a leggere la continua presenza amorosa di Dio nella sua esistenza, nella sua storia..

 

[51,17] Svégliati, svégliati, àlzati, Gerusalemme, che hai bevuto dalla mano del Signore il calice della sua ira; la coppa, il calice della vertigine, hai bevuto, l’hai vuotata.

[18] Nessuno la guida tra tutti i figli che essa ha partorito; nessuno la prende per mano tra tutti i figli che essa ha allevato.

[19] Due mali ti hanno colpito, chi avrà pietà di te? Desolazione e distruzione, fame e spada, chi ti consolerà?

[20] I tuoi figli giacciono privi di forze agli angoli di tutte le strade, come antilope in una rete, pieni dell’ira del Signore, della minaccia del tuo Dio.

[21] Perciò ascolta anche questo, o misera, o ebbra, ma non di vino.

[22] Così dice il Signore, tuo Dio, il tuo Dio che difende la causa del suo popolo: «Ecco, io ti tolgo di mano il calice della vertigine, la coppa, il calice della mia ira; tu non lo berrai più.

[23] Lo metterò in mano ai tuoi torturatori che ti dicevano: “Cùrvati, che noi ti passiamo sopra”. Tu facevi del tuo dorso un suolo e una strada per i passanti».

 

[52,1] Svégliati, svégliati, rivèstiti della tua magnificenza, Sion; indossa le vesti più splendide, Gerusalemme, città santa, perché mai più entrerà in te l’incirconciso e l’impuro.

[2] Scuotiti la polvere, àlzati, Gerusalemme schiava! Si sciolgano dal collo i legami, schiava figlia di Sion!

[3] Poiché dice il Signore: «Per nulla foste venduti e sarete riscattati senza denaro».

[4] Poiché dice il Signore Dio: «In Egitto è sceso il mio popolo un tempo, per abitarvi come straniero; poi l’Assiro, senza motivo, lo ha oppresso.

[5] Ora, che cosa faccio io qui? – oracolo del Signore. Sì, il mio popolo è stato deportato per nulla! I suoi dominatori trionfavano – oracolo del Signore – e sempre, tutti i giorni, il mio nome è stato disprezzato.

[6] Pertanto il mio popolo conoscerà il mio nome, comprenderà in quel giorno che io dicevo: “Eccomi!”».

 

Nella finale del capitolo 51 il popolo è invitato a dimenticare mali e castighi ricevuti (simbolizzati dalla coppa di vino drogato che veniva dato ai condannati a morte per sopportare i dolori e che è diventata il simbolo del dolore stesso, il dolore di morte). Basta con l'”ubriacatura di dolore” in cui è incappato il popolo, basta con prospettive di essere per sempre vittime della sofferenza e delle persecuzioni..

E dalla prospettiva della nostra visuale, dopo il Nuovo Testamento e l’evento Gesù, la persecuzione stessa e l’oppressione saranno beatitudini che preparano al regno. Pensiamo in quali termini la Chiesa di Gesù ha sentito e parlato dei suoi martiri! Colui che arriva a testimoniare la sua fede e il suo attaccamento a Gesù fino al dono del sangue avrà un posto speciale nel regno dei giusti, sarà per sempre con il primo dei martiri, cioè Gesù stesso.

Dunque per noi (e qui ci dobbiamo esercitare interiormente e in comunità) il dolore e la persecuzione hanno ormai cambiato di segno: da maledizione a benedizione, da silenzio e assenza di Dio, ad un Dio presente per un dono superiore a tutti gli altri!

E noi siamo invitati sempre a “conoscere” sempre di più il Nome di Dio, che è Nome di eternità, di amore, di misericordia, e anche di giustizia e giudizio.. E ogni nome di Dio si può sintetizzare nella espressione “Il mio nome è ‘Eccomi’!'”..