Is 52,7-12: Come sono belli sui monti..
27.8.26
Diversamente dalla volta scorsa, il brano che abbiamo accolto e meditato giovedì è molto corto, ma molto, molto importante. Da qui in poi cambierà per sempre la prospettiva che i credenti in Dio devono avere, prospettiva già preparata in tante parti del secondo Isaia che abbiamo già meditato.
Dal ritorno dall’esilio in poi Israele non sarà più un popolo credente, ma soprattutto un popolo credente inviato, missionario, incaricato da Dio di portare ovunque il “lieto annuncio” (in greco eu-anghèllion, Evangelo) che è uno solo e riassume ogni tempo e ogni luogo, “Dio regna”.
Da qui in poi i credenti esistono per annunciare la venuta, la presenza, la misericordia di Dio, che è cosa buona e positiva in quanto l’intento rivelato da Dio è soprattutto quello della misericordia, anche se non manca la nota di giustizia e serietà.
L’annuncio del regno che viene è l’annuncio della potenza di Dio, che vuole ormai estendere la sua comunità fino ai confini della terra, a tutte le nazioni.
Il riscatto di Gerusalemme è il segno della salvezza per tutti i popoli. Ecco il testo:
[7] Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
[8] Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion.
[9] Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme.
[10] Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.
[11] Fuori, fuori, uscite di là! Non toccate niente d’impuro. Uscite da essa, purificatevi, voi che portate gli arredi del Signore!
[12] Voi non dovrete uscire in fretta né andarvene come uno che fugge, perché davanti a voi cammina il Signore, il Dio d’Israele chiude la vostra carovana.
Ora presto sapremo (dalla volta prossima) per mezzo di chi si instaurerà definitivamente il Regno di Dio con le sue caratteristiche così diverse da quelle dei regni umani.
Intanto il popolo dei credenti, qualunque cosa succeda lungo il cammino della sua storia, se vuol credere deve credere ad una misericordia “avvolgente” del suo Dio. Come con la carovana del popolo all’uscita dall’Egitto, il suo Dio, fiamma di fuoco e di tenebre, limite invalicabile di decisione inappellabile di vita o di morte, cammina davanti al popolo, gli apre la strada ed è posizionato dietro al popolo come barriera invalicabile tra il popolo e i suoi nemici. Rileggiamo il testo fondamentale di Es 13,21-22 e 14,19.
E ricordiamo ancora una volta che il cammino di Dio con noi suo popolo è indipendente da sofferenze e gioie, da prospettive felici o tristi: tutto avviene per sua volontà e la nostra santità non consiste nell’essere felici, appagati, ricchi di tutto e basta; no, tutto è cammino e imprescrutabilmente Dio permette che gioie e dolori, speranza e momenti di buio plasmino lungo il cammino la fede, l’adesione, il “sì” incondizionato dei credenti a Dio.
In fondo dovremmo riuscire a dire con Agostino: “Se Dio è con te, cosa ti manca; se invece Dio non è con te, tu cosa hai?”
