17.9.26
Is 54,1-8: Il nostro Dio ci esorta alla gioia
Dopo il messaggio strabiliante che abbiamo ricevuto con il capitolo precedente, Is 53, secondo il quale uno muore per tutti, caricandosi i peccati di tutti, e a cui Dio consegna un regno eterno di luce e di pace, ecco l’apertura di questo penultimo capitolo del libro del secondo Isaia: un grido di gioia, un “fondazione” di speranza e di appartenenza e soprattutto l’annuncio di Dio, tramite il profeta, che ormai il popolo, una volta oppresso e disperato, è innalzato a sposa eterna del suo Signore e Creatore.
La storia continuerà, ma sarà chiamata a credere in questa promessa di Dio, qualunque cosa succeda a questo mondo e di questo mondo.
Sì, Dio afferma il suo esserci, la sua elezione ormai definitiva, ma anche vediamo in questi versetti l’impegno di Dio a convincere la sua Sposa che le cose stanno e d’ora in poi staranno sempre così. Ecco il testo del secondo Isaia 54:
[54,1] Esulta, o sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori, perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata che i figli della maritata, dice il Signore.
[2] Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti,
[3] poiché ti allargherai a destra e a sinistra e la tua discendenza possederà le nazioni, popolerà le città un tempo deserte.
[4] Non temere, perché non dovrai più arrossire; non vergognarti, perché non sarai più disonorata; anzi, dimenticherai la vergogna della tua giovinezza e non ricorderai più il disonore della tua vedovanza.
[5] Poiché tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome; tuo redentore è il Santo d’Israele, è chiamato Dio di tutta la terra.
[6] Come una donna abbandonata e con l’animo afflitto, ti ha richiamata il Signore. Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù? – dice il tuo Dio.
[7] Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti raccoglierò con immenso amore.
[8] In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore.
Il segno che tutto è cambiato sta nell’enorme numero di figli che il popolo-Sposa si ritroverà ad avere pur essendo in una condizione umana certamente non esaltante. E Dio le dice: “Non importa.. non importa.. avanti.. avanti.. sarò io a renderti ricca di figli e signora sui tuoi nemici di un tempo..
La contrapposizione è tra “breve” e “lungo”: la prova, la collera che la origina, l’affetto che contemporaneamente rimane nel cuore di Dio, i nuovi figli, i nuovi spazi: dimensioni negative ormai sono brevi mentre le dimensioni di gioia, di apertura e di evidente benedizione sono immense, infinite, aperte al futuro..
E tutto nasce ed è collegato non alla bravura degli uomini e delle donne, ma a ciò che vive nel cuore di Dio: la compassione, la pietà, l’affetto perenne..
Essere credenti vuol dire dunque, con una parola che la storia della Parola di Dio conosce bene, “non temere”, non avere paura, non credere più che il male possa avere il sopravvento sul bene..
In effetti, di quanta fede, di quanto rinnovamento interiore (prima che esteriore) abbiamo bisogno anche noi oggi a 2500 di distanza da quando risuonarono per la prima volta le parole di questi “oracoli di Dio”.. Venti di guerra, contrapposizioni tra persone e popoli, esplosioni quotidiane di violenza in ogni parte del globo, e poi le difficoltà crescenti del cibo e dell’acqua.
Il Dio dal cuore infinito, Dio di tutti i popoli, di tutta la terra, di tutta la storia, ci spinge, oggi più che mai a credere nella sua compassione e ad averne anche noi. Il mondo sarà salvato dalla compassione..
