Quaderni avanti 1. (8.12.25) (agg. 2 maggio 2026)
Quaderni avanti 1. (8.12.25)
Il Cristianesimo è Gesù Cristo
1. Chi è Gesù Cristo?
- Chi è Gesù Cristo in se stesso, la sua figura valida per tutti i tempi, tutti i luoghi e tutte le persone?
- Gesù Cristo è il “tutto per noi”: nostro Dio come Figlio di Dio, nostro fratello come figlio dell’uomo, nostro re e insieme nostro servo, Maestro e Signore.
Egli è passato, presente e futuro: all’origine di ogni cosa; l’attuale fondamento di ogni cosa; fine di ogni cosa (Cl 1,15-20)
Egli è l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini (1Tm 2,5).
- Elenchiamo qui solo alcune delle frasi bibliche che lo riguardano; meditiamole, impariamole a memoria.
– Fl 1,21: Per me il vivere è Cristo
– Gv 1,1-3.14: [1] In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. [2] Egli era, in principio, presso Dio: [3] tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. [4] In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; … [14] E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
– Cl 1,15-20: [15] Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, [16] perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. [17] Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. [18] Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. [19] È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza [20] e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.
– Gv 15,5: [Ai discepoli nel discorso d’addio] Senza di me non potete far nulla
– Gv 14,6: Io sono la Via, la Verità e la Vita
– Io sono la Luce (Gv 8,12); la Risurrezione e la Vita (Gv 11,25); il Pane della vita (Gv 6,48); Io Sono.. (Gv 8,24.28.58: con espressione assoluta, senza specificazione, come l’Io sono di Dio in Es 3,14!).
- Secondo Cl 1,15 Gesù è il Volto visibile del Padre, l'”icona” vivente di Dio. Egli è l’unico che ci rivela Dio (è lo “irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza” Eb 1,3). Agli Apostoli nell’ultima cena disse. “Chi vede me vede il Padre” (Gv 14,9). Essere sulle tracce del Vivente, seguendo la testimonianza di coloro che lo hanno visto Vivo, deve essere il nostro metodo di ricerca per arrivare a contemplare in qualche modo il volto vivente di Dio Trinità.
- Gesù Cristo è donatore dello Spirito di vita (Gv 20,22: “Soffiò su di loro e disse ‘Ricevete lo Spirito Santo'”), nostro Consolatore e Avvocato.. Gesù non lo vediamo, perché è ora presso il Padre. 1Pt 1,8: “Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui”. Noi crediamo che egli ha messo un “motore” di vita dentro l’universo e in particolare dentro di noi: lo stesso principio di vitalità che è in Dio, lo Spirito Santo, egli lo ha effuso perché ci raccolga nell’unità del suo Corpo..
- Gesù Cristo è la Testa del suo Corpo, e noi, la sua Chiesa. Se rileggiamo Rm 12 e 1Co 12-13, ci possiamo rendere conto che siamo chiamati ad accogliere l’ipotesi (anzi la verità) che noi tutti siamo un solo Corpo in lui: egli è il Capo e da lui, attraverso tutte le giunture, la vita del dono, la vita di grazia, la vita di Dio Trinità scorre nelle nostre vene e fa di noi “membra gli uni degli altri”. Per cui l’amarsi (come poi scaturisce in 1Co 13!), il servirsi a vicenda, il perdonarsi, il camminare insieme diventano necessità scaturite dall’essere, da quello che siamo: siamo membra gli uni degli altri in un corpo solo, dobbiamo amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati (Gv 13,34-35).
- Potremmo continuare per molto, ma certamente queste poche espressioni ci dicono con chiarezza Chi è (o dovrebbe essere) Gesù per noi. Proprio con san Francesco dovremmo dirgli: “Mio Dio, mio Tutto” (Deus meus et omnia) e sull’esempio di Tommaso apostolo la sera di Pasqua: “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,28).
- La teoria su chi è Gesù Cristo è ben chiara, e la Chiesa soprattutto nei suoi primi Concili Ecumenici (Nicea, Costantinopoli, Efeso e Calcedonia) l’ha imparato con sofferta ricerca e da allora lo testimonia al mondo, anche con la formula breve del suo “Credo” (Il Simbolo), “Dio da Dio, Luce da Luce..”.
Gesù Cristo al centro della vita di tutti noi
- Diamo corpo alla riflessione sulla relazione tra Gesù e tutto (tutto l’universo, il mondo, gli uomini):
– Quale posto deve avere Gesù Cristo nel mondo, nella storia, nella vita dell’uomo?
– Quale posto ha di fatto? A che punto è la consapevolezza degli uomini e donne del nostro tempo che Cristo c’è e che è il significato ultimo di tutti e di tutto?
– Chi, quando e come grida a lui?
- Certamente non può non esserci differenza tra credenti e non credenti in Cristo. Ma, data l’importanza oggettiva di Gesù come creatore, guida, sostegno e fine di tutta la realtà (mondo, storia, persone, credenti e non credenti!), certamente egli è decisivo per l’esistenza di tutti ed è il Maestro unico e vero per tutti. E anche se i non credenti non lo sanno, noi accettiamo la realtà che anch’essi sono creati, fatti vivere e ricevono doni a servizio della comunità umana da Gesù Cristo.
Per questo il nostro servizio di credenti rispetto a tutto il mondo oggi è ancor più importante e urgente (quello che papa Francesco ha chiamato l’evangelizzazione della Chiesa “in uscita”), in un mondo la cui quotidianità anche per i “battezzati” spesso è orfana del suo Creatore e Salvatore.
- Ci sono delle decisioni che si possono prendere riguardo al ruolo centrale e globale di Gesù rispetto a tutta la vita e a tutti coloro che sono sulla terra?
1) Credo che i credenti in Lui possiamo e dobbiamo parlare di lui molto di più, andando sul territorio come Ha chiesto appunto papa Francesco (la Chiesa in uscita)
2) Un grosso impegno ci viene richiesto sempre più spesso di parlare di Gesù ai nostri fratelli e sorelle di fede, ma anche alle altre confessioni religiose, ai non credenti, e in particolare ai giovani, al mondo del lavoro, ecc.
3) Non dobbiamo essere contenti finché non vedremo il suo nome in eventi politici, culturali, sportivi, ecc.. Ci dovrebbe dispiacere non sentire “nominare” Gesù!
Nota importante su visibile/invisibile
- Noi credenti spesso diciamo o scriviamo che è fondamentale avere un rapporto diretto con il Signore: parlare di lui, ascoltarlo, seguirlo, obbedirgli.. E tutto questo va bene, perché il rapporto con il Signore deve avere il carattere di amicizia e sequela diretta. Addirittura qualcuno dice “Gesù mi ha detto”. Ricordo che al Convegno ecclesiale di Verona 2006 tutti dissero “Abbiamo veduto il Signore” (Gv 20,25).
Ma bisogna stare attenti a non comportarsi, come si dice, “come se avessimo Gesù in tasca”! Perché 1Pt 1,8 ci dice che noi lo amiamo e crediamo in lui “senza averlo visto”! Dunque dobbiamo essere attenti a non usare un linguaggio troppo esplicito quando parliamo di quello che c’è tra noi e Gesù (e anche Dio!). Egli ci “parla” tramite la sua Parola rivelata e scritta, forse anche tramite a delle sensazioni interiori che proviamo (la sicurezza che lui ci ha “detto” qualcosa!). Ma rimane sempre il fatto che noi siamo uomini/donne che viviamo nel tempo e nello spazio ed egli è nell’eternità del Padre. A meno che qualcuno di noi non lo abbia effettivamente “visto” e “incontrato”, dobbiamo sempre pensare che il rapporto con lui è sempre “mediato”, dalla Parola, dall’annuncio dei fratelli, dall’accoglienza del suo mistero nella Parola, nel pane, nel creato, nei poveri e bisognosi, ecc..
Questo perché non ci capiti di rimanere perplessi e addirittura delusi, quando credevamo di aver ricevuto luce da lui e poi la vita ci ha fatto provare ben altre esperienze, in forte contrasto con questa sicurezza. Ricordiamo che Gesù è sempre lo stesso sia quando disse “il Padre è sempre con me” e quando disse “Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?”
Il consiglio che diamo è di ricercare e accogliere qualunque segno, qualunque luce ci venga da Gesù (e anche dal Padre e dal Figlio) ma sempre filtrando tutto alla luce della Parola scritta nella Bibbia e della testimonianza dei Santi..
Scrive Agostino: “Mi dispiaceva solo che quegli scritti (Neoplatonici) non contenessero il nome di Cristo” (Confessioni 3,4.8)
2. Gesù Cristo e la mia (nostra) comunità umana e cristiana.
- All’interno del discorso generale c’è il discorso particolare, legato ad ogni comunità che è collocata nel tempo e nello spazio. La “Chiesa locale”, si dice, è la visibilizzazione e la concretizzazione e presenza dell’unica Chiesa di Gesù Cristo, il suo Corpo, la comunità dei credenti in un luogo e in uno spazio, oggi e qui.
Chi è Gesù Cristo per noi?
- Anche per noi come “raggruppamento umano”, Gesù è e deve essere la prima presenza nella nostra vita. “Per voi e per tutti (i molti)”:
– Mt 18,20: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”
– Mt 26,26-28: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo… Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati”.
- Teniamo sempre presente e ricordiamo bene che la Parola di Dio ci apre gli occhi su un fatto enorme e stupendo, che abbraccia ogni tempo ed ogni luogo: tutti noi (addirittura in qualche modo anche i non credenti!) facciamo parte di un “Corpo” grande e immenso che è il Corpo del Signore Risorto. E’ il Corpo animato, mosso e fatto vivere dallo Spirito del Padre e deli Figlio, è il Corpo composto da un numero infinito di membra, una delle quali sono io. E’ questo il grande annuncio e insegnamento soprattutto di Rm 12 e di 1Co 12. Cristo è la Testa e noi il Corpo. E la Testa e il Corpo non possono che essere unici: a loro si addice il numeratore “1” e la qualifica di “unico”, “uno solo”: così possiamo leggere, accogliere, meditare e annunciare i primi versetti del quarto capitolo della lettera di Paolo agli Efesini: “[1] Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, [2] con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, [3] avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. [4] Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; [5] un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. [6] Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. [7] A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. … [11] Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, [12] per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, [13] finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. (Ef 4,1-13)
Qual è la situazione rispetto a Cristo?
- Chiediamoci: quanto il nostro ambiente di vita (Società, comunità cristiana, famiglie, mondo del lavoro, scienza, arte, ricerca e istruzione, sport e tempo liber “appartiene” a Gesù Cristo? quanto si dedica a lui? Quanto se ne parla e quanto si offre a lui e si vive con lui?
Quanto parliamo di Cristo e viviamo Cristo nella nostra società e nella nostra comunità?
- Parliamo soprattutto di noi credenti, quelli che sono rimasti tali: Ogni giorno quante volte nominiamo Gesù? Chi lo nomina e ne parla? In particolare con i giovani e i bambini.. Come facciamo per “trascinare tutti all’amore di Gesù Cristo”? (Agostino)
3. Io e Gesù Cristo.
- Parliamo di Gesù a livello di ognuno di noi. Perché Gesù Cristo va vissuto non solo come Signore dell’universo, non solo come Capo e Maestro della mia comunità, ma anche come mio Signore, secondo le parole di Tommaso: “Mi Signore e mio Dio” (Gv 20,28) e anche secondo la meravigliosa affermazione di Paolo “Per me il vivere è Cristo” (Fl 1,21) cui fa eco Fl 3,13 (“sono un afferrato da Gesù Cristo”).
Indubbiamente per comprendere più a fondo il rapporto tra Gesù e il suo discepolo credente in lui può essere molto utile leggere, scrutare e seguire le tante parole ed esperienze di Paolo nei confronti di Gesù suo Signore, per camminare verso la conoscenza e la pratica dell’essenziale in una vita di fede. Ricordiamo qui solo il momento in cui Paolo “sente” Gesù “accanto a lui” a Troade quando deve ancora una volta decidere cosa fare della sua vita: “La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma».” (At 23,11)
Chi è Gesù Cristo per me?
- Gesù è la vita stessa per ognuno di noi credenti. Solo alcune parole fra tante:
– Mc 10,21: Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò
– Fl 1,21: Per me il vivere è Cristo
– Ga 2,19: Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me; questa vita che vivo nella carne la vivo nell’amore del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me.
– Rm 13,14: Rivestitevi del Signore Gesù Cristo
– Gv 14,23: .. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
– 1Pt 1,8: Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui.
- Il rapporto di ognuno di noi con Gesù Cristo Vivente, secondo la Parola di Dio, deve essere assolutamente personale e intimo, diretto e pieno di amore.. La fiducia nella Parola si fa accoglienza e amore diretto con Lui, Signore Vivente.
- Riflettiamo e facciamo un “esame di coscienza”: io e Gesù..
Alcune domande per riflettere su “Gesù per me”:
– Gesù Cristo è “Il Vivente” anche per me? ogni giorno?
– Quanto è conosciuta e vissuta la “relazione” diretta con il Signore? da me e dagli altri?
– Quante volte penso a lui e parlo di lui e con lui ogni giorno?
– Cosa e quanto vivo in comunione con lui della mia vita?
– Come e quanto metto in condivisione con lui le mie gioie e le mie sofferenze?
– Quanto valgono riti e formule che si usano nella pratica religiosa e nella preghiera per arrivare a lui (e a volte sostituiscono lui)?
- Alcuni consigli semplici su come “lasciare spazio” a Gesù nella mia vita:
– Ogni giorno un piccolo brano di Parola di Dio, soprattutto il Vangelo e gli scritti apostolici
– Aprire e chiudere il giorno con le parole con cui Gesù ha chiuso la sua vita terrena sulla croce nel vangelo secondo Luca: “Abbà, nelle tue mani affido la mia vita” (Lc 23,46)
– Imparare a memoria e ripetere spesso la “preghiera del cuore” del Pellegrino russo: “Signore / Gesù / Cristo / Figlio / del Dio Vivente / Abbi pietà / di me peccatore”.
– Trovare le occasioni (o coglierle a volo) per parlare di lui, invitare a offrire a lui tutto, soprattutto le sofferenze (a viverle con lui).
- Un anziano falegname, in un grazioso film [Il mestiere della vita, 2012], proponeva a un giovane di chiedersi sempre, davanti ad ogni cosa e ad ogni decisione: CFGC? (Cosa farebbe Gesù Cristo?)
- Per tutti, ma soprattutto per i più giovani, in un rinnovato slancio di annuncio, di esempio e coinvolgimento, senza esagerare, ma anche senza tralasciare o dimenticare, invitare ognuno a scoprire il “volto” proprio del Cristo rivolto a lui/lei. “Gesù vuole essere tuo amico personale”, come di Pietro, di Giovanni, del giovane ricco, di Zaccheo e di tutti coloro che egli incontrava (che lo accoglievano in loro oppure no, purtroppo!).
- Aiutare tutti a qualificarsi “Io sono credente in Gesù Cristo, mio Signore e Salvatore”.
Per noi/per me:
Se Gesù è il Tutto per me e per noi, coltivare amore, lode, adorazione e desiderio di vivere la sua Parola siano uno degli impegni quotidiani della nostra vita.
La Parola per questo sia la luce che ci illumina il cammino, per scegliere cosa vivere, fare o non fare.
