Quaderni avanti 4. (15.4.26) (agg. 2 maggio 2026)

Gesù, noi, i poveri

 

1. Testi e principi per un discorso su Cristo e i poveri

 

  1. Cominciamo da una citazione della recente Esortazione apostolica “Dilexi te” (ottobre ’25) di papa Leone XIV che ha ripreso, completato e pubblicato un documento di papa Francesco. Il papa inizia così: “Avendo ricevuto come in eredità questo progetto, sono felice di farlo mio – aggiungendo alcune riflessioni – e di proporlo ancora all’inizio del mio pontificato, condividendo il desiderio dell’amato Predecessore che tutti i cristiani possano percepire il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri. Anch’io infatti ritengo necessario insistere su questo cammino di santificazione, perché nel «richiamo a riconoscerlo nei poveri e nei sofferenti si rivela il cuore stesso di Cristo, i suoi sentimenti e le sue scelte più profonde, alle quali ogni santo cerca di conformarsi».

Per i due papi la chiave di lettura di questo rapporto tra Gesù e i poveri è in una delle sette lettere dell’Apocalisse: la lettera alla chiesa di Filadelfia, dove si dice

“[8] Conosco le tue opere. Ecco, ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere. Per quanto tu abbia poca forza, hai però custodito la mia parola e non hai rinnegato il mio nome. [9] Ebbene, ti faccio dono di alcuni della sinagoga di Satana, che dicono di essere Giudei, ma mentiscono, perché non lo sono: li farò venire perché si prostrino ai tuoi piedi e sappiano che io ti ho amato.” Ap 3,8-9). Il mondo, afferma il Cristo mediante il Veggente (che lo chiama Sinagoga di satana e Giudei), sarà “trascinato” da Dio a prostrarsi ai piedi della povera comunità di Filadelfia e a riconoscere “che io ti ho amato” (in latino ‘Dilexi te’).

 

  1. E’ certamente una questione di fede che si fa speranza perché da 2000 anni per ora ben poco i potenti della terra si sono “prostrati” davanti ai poveri! E anche oggi, lo sappiamo, i poveri sono in aumento sulla faccia della terra e anche la ricchezza materiale dei ricchi e super-ricchi.

Eppure come mai Gesù ritiene e annuncia senza tentennamenti “Beati voi poveri, perché vostro è il regno dei cieli”? (Lc 6,20ss)

 

  1. Comunque a parte questa “inversione evangelica” già profetizzata da Maria nel suo cantico “ha rovesciato i potenti dai troni, hai innalzato gli umili“, quello che invece è sicuro ed evidente è quanto ha fatto Gesù per essere visto da noi come identificato con i poveri, con una continua esortazione a donare:

Mt 25,31-46: nella parabola del “giudizio finale” sappiamo bene che Gesù associa la nostra sorte eterna con l’averlo “riconosciuto e servito” nei poveri o no. Gesù elenca sei situazioni: Fame, sete, stranieri, nudi, malati, in carcere, e conclude “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

E queste situazione sono, allora come oggi, assolutamente visibili e quotidiane, specialmente nel sud del mondo, ma anche a casa nostra!

 

  1. E che dire della stupenda parabola del “Samaritano” in Lc 10,25-37? Troppa gente ancora non sa bene il significato di questa “invenzione” di Gesù. Semplicemente (!) essa rovescia il come ognuno di noi si deve relazionare agli altri: mentre “il prossimo” viene considerato da tutti come “l’altro” che qualche titolo mi è vicino, Gesù dice: “Il prossimo sei tu” tu che “ti fai” prossimo all’altro. Dall'”essere prossimo” al “farsi prossimo”, come ha fatto Gesù, dicono i Padri, scendendo dal cielo e facendosi uno di noi!

Non solo, ma nella parabola Gesù ci insegna che questa “prossimità” scelta non è automatica e non consiste solo nell’aiutare in qualche modo l’altro, ma è il risultato di diversi “movimenti” interiori ed esteriori: prima “lo vide”, l’incontro su qualsiasi strada della vita, poi è il cuore che prova “compassione”, poi “gli si fece vicino” (cioè scelse di diventare suo prossimo, diversamente dai fratelli di razza, il sacerdote e il levita) e finalmente “lo curò” e tutto il resto.. Non c’è dunque nessun “prossimo automatico” nella visione di Gesù (come c’è nel mondo, il prossimo “chiunque” sia vicino a te, o presso gli Ebrei, il prossimo il fratello di sangue), e d’altra parte nella visione di Gesù nessuno è escluso dalla tua scelta, per amore di Gesù, di farti prossimo a lui, nessuno, nemmeno il nemico!

 

  1. Ci sono poi testi molto forti nella Parola di Dio, che vanno da Isaia 58 (Spezza il pane all’affamato..) già nell’Antico Testamento, a Lc 12,33-34, “[33] Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. [34] Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore“. Al “piccolo gregge” dei discepoli Gesù chiede di “vendere tutto” ed entrare in un’altra prospettiva: la nostra banca vera è nei cieli, e i nostri beni ci arrivano solo tramite Gesù, che è presente nella persona dei poveri. E’ un bel problema per noi credenti “vendere tutto”! Fortunatamente ci sono altri testi che parlano più di “elemosina”, cioè del dare che non del toglierci tutto. Ma la dimensione spirituale, la chiave di lettura fondamentale rimane quella: ho o non ho, Dio deve venire prima di “Mammona”!

 

  1. Ed ecco una fonte importante per il nostro cuore per “formarci” all’accoglienza del povero e al dono, costituita dalle parole e dall’esperienza di Paolo, soprattutto quando raccolse le offerte delle comunità per i poveri di Gerusalemme. Egli ricorda il “mandato” delle “colonne della Chiesa” (Pietro, Giovanni e Giacomo quando and a confrontarsi con loro) “[10] Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare” (Ga 2,10). E poi da leggere e meditare (e applicare alla vita nostra, personale e comunitaria) dei due capitoli riguardanti la “colletta” per Gerusalemme: 2Co 8-9. Al centro c’è la figura del Cristo povero che chiama i suoi discepoli ad essere poveri per condividere la situazione dei fratelli poveri: “[9] Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà“. (2Co 8,9).

 

  1. Passando a ricordare qualche famoso testo dei Padri della Chiesa, sottolineiamo che la Esortazione Apostolica di Papa Leone XIV “Dilexi te”, soprattutto nel capitolo 3, fa una lunga carrellata di tante persone cristiane che hanno messo i poveri al primo posto nel loro servizio a Gesù: persone singole, associazioni, movimenti, comunità ecclesiali e di consacrati.. Un prezioso elenco soprattutto per chi sa meno di queste cose..

 

  1. Ricordiamo poi la celebre frase di san Basilio di Cesarea (che aveva creato una struttura di accoglienza per consacrati, poveri di passaggio, e ammalati): “Il vestito che tieni nell’armadio e non usi lo rubi al povero che ne ha bisogno”.

 

  1. Francesco e Chiara identificano la loro prima vocazione a servire i lebbrosi e lui arriva a baciare in bocca un lebbroso (in quel tempo considerati contagiosi!)

 

Parole e testi della Chiesa nel suo Magistero ufficiale di Papa e vescovi:

 

  1. Ricordiamo solo che a partire dal Convegno della Chiesa Italiana a Palermo (1995) e poi in tutto il mondo si è fissato il principio “La Chiesa fa sua l’opzione preferenziale per i poveri”. Dunque pensare e occuparsi dei poveri prima di ogni altra cosa!

 

  1. Nella Esortazione di Papa Leone sono elencati tanti documenti dei Pontefici dal dopo Concilio ad oggi, come la Populorum Progressio (Paolo VI), la Sollicitudo rei socialis (Giovanni Paolo II)

 

Riflettiamo: Cosa devono rappresentare per le nostre comunità il povero / i poveri?

 

  1. A livello generale è importante che in qualche modo, con qualche strumento, tutti i cristiani conoscano sia le Parole dalla Parola riguardanti i poveri e la povertà, sia i documenti più importanti della Chiesa (e delle Chiese locali) su questo argomento

 

  1. Chiedersi: Le nostre Chiese sono dotate di strumenti conoscitivi tali per cui i problemi di bisogno e povertà del nostro territorio siano conosciuti da tutti?

 

Scelte concrete

 

  1. I documenti pubblicati dalle autorità della Chiesa, soprattutto i Papi, dovrebbero essere conosciuti da tutti, letti e riletti e confrontati con la vita personale e comunitaria. E questo può valere per i documenti che riguardano la carità di Cristo, ma anche tutti gli altri aspetti della nostra sequela del Maestro.

 

  1. Una serie di impostazioni ed iniziative dovrebbero essere proposte, monitorate, verificate da parte delle strutture (“Commissioni”) che il vescovo, autorità di riferimento nella Chiesa locale, ha scelto e preposto per ogni singolo aspetto della vita comune. Adesso parliamo della carità e attenzione, ma la stessa cosa ovviamente vale per la catechesi, l’annuncio, la vita comunitaria, il lavoro, la cultura, l’incontro con i vicini e i lontani, la pastorale delle famiglie, degli ammalati, ecc.. Ci vorrebbe che quando un credente passa, o si trasferisce, da una comunità ad un’altra, all’interno della stessa Chiesa locale, riconosca facilmente le strutture presenti nel nuovo che erano anche presenti nel vecchio.. Siano “scelte di Chiesa”!

 

  1. Ci vuole, riteniamo, un modo per far conoscere a tutti sul territorio tutto ci che esiste, nella logica della parola di Gesù “risplendano le vostre opere davanti agli uomini, perché diano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,16). Oggi troppi discorsi di “privacy”, vera o presunta, non permettono questa diffusione, come luce, del bene che viene realizzato da singoli e gruppi, con la conseguenza che molti si scoraggino e dicano “mah, non si fa niente!”. Ora forse, anche sfidando un po’ la mentalità ormai dominante, dobbiamo pensare che la privacy che nasconde il male abbia diritto di cittadinanza ma non quella che nasconde il bene. Senza presunzione o superbia dobbiamo anche noi poter dire con Maria “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”!

In questo stile, di “mostrare il bene” noi consideriamo utili strumenti di servizio tutti i modi di comunicare, un giornale diocesano (per esempio settimanale), un giornalino parrocchiale (settimanale), siti di “Social” dove ognuno parli e racconti del bene che gli capita o che viene incontrando e conoscendo..

 

2. Noi e i Poveri

 

Principi per il rapporto tra Chiesa locale e poveri

 

  1. A livello di Chiesa di Gesù Cristo, visibilizzata nei luoghi, cioè quella che si chiama la nostra “Chiesa locale”, che a sua volta è realizzata, visibilizzata e concretizzata nelle comunità in cui è suddivisa sul territorio come le parrocchie, le comunità di consacrati, i movimenti, ecc. ovviamente valgono i principi che abbiamo esposto per la Chiesa universale, di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

Ma poi nella Parola di Dio ci sono testi e situazioni che interpellano la singola comunità. Per esempio il capitolo 11 della Prima Corinzi dove Paolo si arrabbia moltissimo e condanna il fatto che nella cena che deve essere comunitaria e condivisa chi ha porta e mangia, chi non ha non porta ed è lasciato a guardare (1Co 11,17-34). Condividere il pane di Gesù deve assolutamente portare a condividere ogni altro pane!!

  1. Un’altra importante situazione di comunità è quella trattata nei capitoli 8 e 9 della Seconda lettera di Paolo ai Corinzi. Leggiamola con attenzione: il profumo del dono di attenzione ai poveri sale davanti a Dio come vero sacrificio del Nuovo Testamento! Perché è lì, e solo lì, che si imita e si vive in comunione e sequela di Gesù povero per noi e con noi.. E’ qui veramente che il mondo è distante da Gesù e dai suoi!

 

Cosa devono rappresentare per le nostre comunità il povero / i poveri?

 

  1. – Prima di tutto, se si tratta della “preferenza della Chiesa” occorre che questo tema, almeno un po’, rientri in ogni celebrazione della Chiesa, in ogni suo Convegno, in ogni suo Documento. Sta succedendo tra noi, nella nostra “Chiesa locale”?

 

– Quali poveri sul nostro territorio la nostra Chiesa deve accogliere? A chi deve stare vicina?

 

– Bastano le strutture di Caritas, presenti sul territorio, a realizzare questa “scelta preferenziale”?

 

Possibili scelte per le nostre Chiese locali

 

  1. Per quanto riguarda la dimensione singola e particolare della Chiesa in un luogo e in un tempo (quella che si chiama “Chiesa locale”) è difficile determinare cosa vada fatto per incarnare in esse la predilezione di Gesù per i poveri. Difficile perché, specialmente oggi, i modi di vivere quell’amore sono tanti e molti sono sconosciuti gli uni agli altri!

Anzitutto (e fortunatamente) le nostre comunità diocesane e parrocchiali da un certo numero di anni si sono dotate e si stanno dotando di strutture formalmente chiamate “Caritas” (diocesane o parrocchiali) che hanno un loro statuto, personale spesso qualificato, retribuzioni economiche per chi lavora..

E poi sul territorio fortunatamente ci sono tante strutture (associazioni, comunità, raggruppamenti, ecc.) cristiane e non che sono attente alle tante incarnazioni della povertà. Non si parla infatti solo di povertà di soldi ma anche di solitudine, di cura, di integrazione sociale, di vicinanza quotidiana a persone e famiglie.. Per esempio credo che negli anni l’attenzione e il servizio verso i disabili siano cresciuti di molto.

Ma (e ogni tanto ci sono eco sui giornali e sui mass-media) ci sono ancora situazioni di difficoltà: si parla ad esempio di come vivono (e devono vivere) i carcerati su quasi tutto il territorio della nostra Chiesa Italiana (una delle sei situazioni di Mt 25!). E questo anche se da qualche anno la sensibilità verso il problema e il darsi da fare, da parte di istituzioni e volontari, sia molto cresciuto e arricchito..

Difficile dunque poter dire, anche approssimativamente, se le nostre comunità sono attente alle povertà del loro territorio o sono solo alcuni, singoli e gruppi, che “sentono” questo compito come primario, o almeno come dovuto ed esistente nella chiamata di Gesù a seguirlo.

 

  1. Per quanto riguarda delle scelte che suggeriamo alle comunità ecclesiali, noi proponiamo alcune cose concrete e semplici, ma certamente da incrementare tra noi:

– fare sì che le assemblee liturgiche sul territorio abbiano sempre (o quasi sempre) al loro interno il discorso dei poveri secondo Gesù, la raccolta e presentazione all’altare delle offerte dei presenti, ogni tanto l’elenco di tutte le situazioni sul territorio affidato alla comunità di persone con problemi e bisognose di essere seguite, e per finire la presentazione di situazioni particolari che sopraggiungono ogni tanto e (almeno) il tentativo di coinvolgere tutti nella comunità.

 

  1. In questo discorso da anni mi sembra importante sottolineare che la dimensione caritativa non deve essere assolutamente relegata in mano a pochi volenterosi (“ci pensa la Caritas!”) ma deve essere un qualcosa in cui ogni (dico “ogni”) credente deve sentirsi coinvolto e interpellato, perché le sue mani “tocchino” il corpo martoriato del suo Signore..

 

  1. In modo tutto particolare consigliamo di coinvolgere con impegno le persone che celebrano particolari momenti di festa perché (rileggiamo Ne 8,10 sulla condivisione della comunità nei giorni di festa: “[10] Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza») la festa sia di tutti. Penso a Prime Comunioni, Cresime, Matrimoni, conferimento di ministeri, particolari momenti di festa nell’anno liturgico.. Perché non abituare, ad esempio, i nostri bambini a condividere parte dei doni ricevuti per la loro festa con bambini meno ricchi, presenti sul territorio vicino a casa nostra?

 

  1. Pensate, sant’Agostino quasi in ogni suo sermone ricordava ai suoi fedeli di essere generosi con i poveri presenti sul territorio. E quando la situazione si cominci a fare drammatica, con l’invasione dei Visigoti, egli insistette il più possibile perché la carità di Cristo risplendesse sul volto di tutti i fedeli!

 

 

3. Io e i Poveri

 

  1. Per quanto riguarda la dimensione personale, mia, tua, di questa attenzione e amore a Gesù nei poveri, è molto importante “metterci nei panni” di coloro che hanno vissuto una relazione con Gesù a questo livello.

Per esempio vivere nel cuore la situazione del giovane ricco (Mc 10,17-22) e domandarmi con serenità e verità se mi sto spingendo più avanti nell’amore e nella scelta del Signore oppure non mi pongo nemmeno il problema!

E poi abbiamo situazioni di persone che invece per amore del Signore hanno condiviso con gioia e determinazione i loro beni con i poveri. parliamo di Zaccheo (Lc 19), della povera vedova disposta a dare tutto quello che aveva (Mc 12,42-43), “invita poveri, storpi, zoppi e ciechi” (Lc 14,13), l’uso di Gesù di “dare qualcosa ai poveri” dalla cassa comune (Gv 13,29)..

  1. Anche la mente distorta di Giuda, che teneva la cassa del gruppo, testimonia che da lì “si dava ai poveri” (Gv 12,4ss)!

Rispondendo ai messi di Giovanni Gesù fa suo il testo di Is 61,1ss Gesù inviato a portare il Vangelo ai poveri (Mt 11,5)

 

  1. Riflettiamo.. Forse per molti di noi, credenti n Gesù, il problema più grande è la non-riflessione su questo tema come qualcosa che riguarda me, me personalmente!

Basterebbe chiedersi “Se Gesù parlava e faceva così, io sto parlando e facendo e pensando nello stesso modo?”

Stiamo proprio esercitandoci ad amare e servire proprio coloro che non ci possono dare il contraccambio? Lc 6,34-35 e Lc 14,12. Gesù chiede di dare e basta, senza sperare di ricevere! Nemmeno un prestito ma soltanto un dono!!

 

  1. In concreto.. Per quanto riguarda la nostra vita personale i rapporto a questo aspetto della nostra fede che è l’attenzione ai poveri e il servizio alla loro persona come servizio alla persona stessa del Signore Gesù, ognun di noi dovrebbe darsi una “scaletta” di riferimento delle cose da fare e prima ancora da tenere presenti. Ne accenniamo alcune:
  2. anzitutto che questa problematica occupi una parte reale, settimanale, mensile o anche quotidiana del mio tempo personale: cosa so sulla situazione dei poveri nel mondo e in particolare dei poveri attorno a me, nella mia città, nella mia regione, nella mia nazione? A cosa partecipo delle tante iniziative di solidarietà e condivisione? Cerco di lasciarmi sensibilizzare da chi è più attivo di me e di sensibilizzare chi lo è meno di me?
  3. poi: quali scelte di condivisione ho fatto, sto portando avanti o vorrei portare avanti? Per esempio ho deciso di camminare con qualche associazione che cerca di alleviare la situazione dei poveri attorno a me?
  4. Ho “adottato” come punto continuo di attenzione e sostegno la situazione di qualche singola persona, famiglia, gruppo di bisognosi?
  5. Quanto do e condivido ogni tanto (giorno, settimana, mese) del mio denaro con qualcuno che ne ha bisogno?
    32. E tutto questo comunque lo faccio sempre per amore del Signore Gesù, per servirlo ed essere attento a lui nei poveri, che secondo lui sono l’unico veicolo che può trasportare i nostri beni materiali da questo mondo terreno nel tesoro del “cielo”?