Quaderni avanti 3. (18.1.26)

3. A proposito di Ecumenismo:
Chiesa e Chiese

 

Ecumenismo: la casa comune

 

Dal greco “oikos”, casa, “oikumene” mondo, casa comune. “ecumenismo” movimento e obiettivo dei credenti cristiani verso una sempre maggiore e concreta realizzazione della preghiera del Signore Gesù Cristo che ha dato la vita per fare di tutti i suoi discepoli “un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10,16).

L'”ekklesìa”, “sinagoga”,”qahal Jahvè” è per sua natura l’assemblea unica di tutti i credenti, convocata tra le tende dell’accampamento nel deserto, o in ogni città o villaggio di Israele o a Gerusalemme.

E’ tutto il popolo che “con una sola voce” dice sì all’alleanza con il suo Dio (Es 24,3; Gs 24,2: “tutto il popolo”; Ne 8,1: alla porta delle Acque tutto il popolo riunito “come un solo uomo”).

 

A proposito di Ecumenismo: Chiesa e Chiese

 

Oggi – 18 gennaio 2026 – inizia, come ogni anno dal 1890, la settimana di preghiere per l’unità di tutti i cristiani e dell’intero popolo umano. Perché? Per un motivo molto semplice: perché tante volte il Signore Gesù ha parlato di unità nel popolo che è venuto a radunare: per questo ha dato la sua vita, per questo ha pregato nell’Orto prima di andare sulla croce: “Che tutti siano una sola cosa, come tu Padre sei in me e io in te. Che siano in noi una cosa sola” (Gv 17,21). Ma da secoli lo scandalo della divisione e spesso della contrapposizione continua, è presente, non riusciamo a cancellarlo. E allora preghiamo con fiducia.

 

Ma queste cose le sappiamo tutti. Quello di cui vorrei parlarvi oggi (una cosa su cui rifletto da almeno 45 anni!) è il fatto ormai acquisito che tutti i credenti in Cristo si dicono membri di “una Chiesa” o se vogliamo “della Chiesa”.

Ho sentito il bisogno forte di parlare a tutti intorno a me di questo perché ho letto la lettera scritta da tutti i rappresentanti delle “chiese cristiane” d’Italia in vista di questa settimana.

In cima c’è il cardinale responsabile della commissione di Ecumenismo della nostra Chiesa Cattolica e poi a seguire la firma di tutti i responsabili delle altre chiese: ortodossi, valdesi, anglicani, protestanti di ogni genere.. Tutti.. alla pari!

 

Ma la “Chiesa”, quella di cui diciamo nel Credo “Credo la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica” con le parole fissate nel IV secolo, qual è? Basta (un po’ come sembra facciano in America dove dieci persone scelgono un luogo e un capo e si denominano ‘Chiesa di Gesù Cristo’..), basta accogliere il Cristo e la sua Parola, mettersi insieme considerarsi “Chiesa”, ‘ekklesìa’ convocata, unica e strutturata nella successione apostolica?

 

Io ho frequentato troppi anni sant’Agostino per non riconoscere la differenza tra la comunione unica della Chiesa e altre aggregazioni costituite da persone, spesso impegnate e di spirito, ma per conto loro..

Ricordo solo che per anni Agostino si batté in ogni occasione e con ogni mezzo per chiarire ai “Donatisti”, seguaci di Donato di Cartagine, che avevano appunto da due secoli una loro “chiesa”, che la Chiesa di Cristo è una sola, popolo e casa di Dio, le cui chiavi Gesù ha consegnato a Pietro e ai suoi successori. E non fu contento fino a che non riuscì a convocare a Cartagine nel 411 un incontro (in latino “Collatio”) in cui egli e gli altri vescovi cattolici chiarirono una volta per tutte cosa è la Chiesa di Cristo e dove sta.. E poi “costrinsero” i Donatisti a ritornare alla Grande Chiesa (compelle intrare – costringi a entrare!: Lc 14,23).

 

Ma, lasciando da parte tanti discorsi, uno adesso è quello che mi preme: nella Parola di Dio la Chiesa è “una”, un solo gregge un solo pastore (Gv 10,16), una unica casa le cui chiave sono state affidate a Pietro (Mt 16,19), un solo corpo un solo Spirito (Ef 4,4), un solo corpo con tante membra e tanti compiti da svolgere (Rm 12 e 1Co 12).. Gesù ha dato la vita “per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11,52) e ha fatto una preghiera accorata: “quelli che mi hai dato.. perché siano una cosa sola e come noi, Padre come noi siamo una cosa sola” (parafrasando Gv 17,11-25).

La “Madre Chiesa” è una sola e in essa troviamo vita e nutrimento, nutrita di acqua e sangue..

La Chiesa è un corpo solo, Testa e Membra, e non può non essere così perché uno solo è lo Spirito Santo che la anima (così sant’Agostino nel trattato 26 su Giovanni).

 

Allora mi sta bene tutto: mi sta bene che si preghi tutti insieme per l’unità, specialmente in questa settimana. Ma non mi sta bene che ognuno si definisca e si senta membro della “Chiesa di Dio”, avendo preso la sua denominazione dove gli è parso meglio..

Come c’è conversione a Dio in Cristo ci deve essere anche conversione alla Chiesa..

Non sarà per questa strada diversa (“ognuno seguiva la sua strada..” (Is 53,6) che da 136 anni preghiamo, preghiamo, ma sembriamo i sacerdoti di Baal che gridano invano verso il cielo? (1Re 18,26).

 

Ma almeno, vi supplico, pur nell’affetto che nutro per voi, almeno non definitevi “Chiesa”! Lasciate la competenza di questo nome a chi ce l’ha veramente.

Noi oggi non vogliamo costringere nessuno, ma nessuno dovrebbe andare a pascolare nel prato non suo!

 

E allora cominciamo a parlare seriamente di quello che ci divide. Non facciamo solo “belle” celebrazioni dove “diciamo” belle parole (con pericolo di bla.. bla.. bla..):

Sicuramente la Chiesa Cattolica deve convertirsi in tante cose (anche io ho scritto un libro di proposte per questo!). E allora nessuno rifiuti il confronto, e insieme si coltivi sempre l’affetto fraterno, il mangiare insieme, il pregare insieme, il lavorare insieme soprattutto per i poveri..

Ma diversamente da come pensa qualcuno, l’Ortodossia viene prima e fonda l’Ortoprassi. La Verità fonda, la nuvolaglia no! Riconosciamo tutti i principi e viviamoli insieme. Ma la ricerca del vero ci sia finalmente tra noi, e non solo le pacche sulle spalle! Invece di vederci solo in qualche chiesa o sala una volta all’anno, riuniamoci insieme e poniamo sul tavolo le questioni di fondo, quelle che scottano..

 

Pur avendo tante altre cose da dire, vorrei concludere anzitutto esortando i miei fratelli e sorelle della Chiesa Cattolica a vederci e parlare e chiarire seriamente queste cose e i fondamenti della nostra vita.

Ma permettetemi anche di parlare di me, di Primo Ciarlantini. Se bastasse solo essere “in una Chiesa” per essere con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, mi dite perché da 40 anni devo vivere ai margini della mia Chiesa, senza poter lavorare all’annuncio del Vangelo che era la cosa per la quale sono nato e alla quale mi sentivo e mi sento portato? Non sarebbe il caso di fare come in questi giorni hanno fatto quel consacrato e quella consacrata cattolici che si sono sposati e si sono trasferiti nella comunione anglicana dove hanno avuto in dote un’altra comunità da amare, da curare e per la quale dare la vita? Essendo tutte “chiese” tanto vale divenire membro di una “chiesa” più aperta e disponibile a chi vuol lavorare nel campo del Signore!

Ma sono troppo fratello e discepolo di Agostino (e di Ignazio e di Atanasio e di tanti altri, come Chiara Lubich) da non sapere che la mia Madre Chiesa è una sola, quella “apostolica”. E allora chiamiamo pure quelli che sono fuori di questa comunione “fratelli separati”, “persone stupende”, “discepoli della Parola e del mistero di Cristo”, e condividiamo con loro tutto quello che possiamo (soprattutto il cammino e la ricerca seria), ma per favore smettiamo di chiamarli “chiese sorelle”.. In Efesini 5 per quante chiese Gesù ha dato se stesso? Quante ne ha amate??