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6 Novembre 2025

208 – 6 Novembre 2025  –
Miele: Is 44,6-8 e 45,5-8 – Io sono Dio

 

Il cosiddetto “secondo Isaia” o “libro della Consolazione”, cioè i capitoli di Isaia 40-55, redatti da un discepolo nella scuola profetica di Isaia subito dopo il ritorno di Israele dall’esilio in Babilonia è un inno immenso e potente al Dio d’Israele, esaltato come Dio unico e vero, protagonista di ogni cosa che avviene nella storia e nella vita del popolo d’Israele e anche di tutti i popoli.

Un libro – ho detto all’incontro – da leggere e rileggere nella nostra vita, soprattutto nei giorni di festa, come anche io facevo – ricordo – in particolare nei miei vent’anni quando lo studiavo a scuola e lo gustavo passeggiando a Santa Maria di Cartoceto.

Di questo meraviglioso libro di fede, che chiede a Israele di fidarsi finalmente del suo Dio, di ripartire dopo la catastrofe della distruzione di Gerusalemme e dell’esilio, dovuti ai suoi peccati di ribellione e rifiuto di Jahvè, abbiamo scelto e sottolineato due brani, tra i tanti, che sottolineano una affermazione netta e perentoria: Dio, Jahvè, Dio d’Israele da Abramo in poi, è l’unico Dio, al di sopra e al di là di tutti gli dèi della terra, siano essi presunti dei o siano uomini che si vogliono far adorare come dèi padroni della vita dei sudditi e padroni del mondo.

Il testo del profeta è chiaro e perenterio: di Dio ne esiste uno solo, un solo Dio vero e vivente, signore e padrone del cielo, della storia e di tutti gli uomini. Egli è la sorgente di ogni cosa, della vita e della morte che conduce chi si affida a lui alla consolazione più piena. Ecco i versetti che abbiamo scelto:

 

[44,6] Così dice il Signore, il re d’Israele, il suo redentore, il Signore degli eserciti: «Io sono il primo e io l’ultimo; fuori di me non vi sono dèi.

[7] Chi è come me? Lo proclami, lo annunci e me lo esponga. Chi ha reso noto il futuro dal tempo antico? Ci annuncino ciò che succederà.

[8] Non siate ansiosi e non temete: non è forse già da molto tempo che te l’ho fatto intendere e rivelato? Voi siete miei testimoni: c’è forse un dio fuori di me o una roccia che io non conosca?».

 

[45,5] Io sono il Signore e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è dio; ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci,

[6] perché sappiano dall’oriente e dall’occidente che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n’è altri.

[7] Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo.

[8] Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia. Io, il Signore, ho creato tutto questo».

 

Quattro affermazioni dense di significato e anche di impegno per tutti noi:

1) Io sono Dio, l’unico Dio

2) Fuori di me nessun altro [inutile parlare di divinità piccole o grandi, vere o false!]

3) Io sono il Creatore e il Salvatore, roccia cui aggrapparsi sempre con forza

4) Di me voi, Israele, siete miei testimoni (a questo è dovuta l’esistenza e questo è il compito)

 

E’ da qui che in particolare scaturisce il nuovo senso del popolo dell’alleanza, del popolo credente: non destinatario unico della chiamata e dei favori di Dio, ma chiamato per un compito immenso, che si allarga a tutti i tempi e a tutti i luoghi, perché tutto e tutti riconoscano che Jahvè è l’unico, ed è Salvatore e Giudice..