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10 Novembre 2025
201.Lunedì 10 Novembre 2025
Preistoria biblica – Genesi 6-8 – Il diluvio
Trattando come un unico blocco i capitoli 6-8 della Genesi, che trattano l’evento del diluvio, abbiamo anzitutto fatto riferimento alle continue, e spesso disastrose alluvioni provocate in Mesopotamia, soprattutto nel sud, nella pianura che sarà di Babilonia, dalle inondazioni dei due grandi fiumi, il Tigri e l’Eufrate. Abbiamo già accennato varie volte che abbiamo degli scritti non biblici, primo fra tutti il poema sumerico di Gilgamesh, che sono ambientati in queste devastazioni antiche. Se poi pensiamo che la gente antica (parliamo di tradizioni che forse risalgono a 10.000 anni avanti Cristo) non si muoveva nella sua vita che per qualche chilometro intorno al luogo di nascita, fu facile far nascere racconti catastrofici sulle inondazioni locali come se avessero riguardato tutta la terra abitata! Del resto, siccome ogni inondazione ha lasciato detriti nel terreno, ho letto da qualche parte che ce ne sono alcune assolutamente fuori del comune avendo lasciato anche 7-8 metri di detriti!
I tre capitoli si snodano come un unico racconto drammatico, elaborati con grande sapienza narrativa:
Gn 6,5-12: la decisione di Dio è presa e il motivo profondo pesa sul cuore dell’uomo, incattivito e pervertito sempre di più
Gn 6,13-22: Dio si confida con Noè e gli ordina di costruire l’arca per sé, la sua famiglia e tutti gli animali della terra. Da allora ci sarà sempre un “spazio di Dio” nel mondo, fino al corpo santo di Gesù e alla Gerusalemme celeste
Gn 7,1-24: Le acque dell’abisso primordiale tornano a sommergere tutto, piove per 40 giorni e le acque rimangono 150 giorni. Perisce ogni essere vivente. Acque fin sopra le cime dei monti
Gn 8, 1-14: 150 giorni di caos completo. Poi pian piano la nuova creazione: un vento, soffio di Dio, come all’inizio della creazione, per 150 giorni prosciuga le acque e l’arca si posò sul monte Ararat (in Armenia). Attesa di 40 giorni e poi il “rito” della colomba, simbolo della pace dello Spirito per tre settimane, uscita a vuoto, poi ritorno con ramoscello di ulivo (Gn 8,11) e poi uscita senza ritorno. La terra era asciutta
Gn 8,13-22: Dio fa uscire Noè con i suoi e tutti gli animali. Noè fa un altare e offre un sacrificio a Dio e, parlando in maniera antropomorfa, il testo dice che egli “annusa” il fumo dell’offerta e “giura” per se stesso che non distruggerà più gli uomini.
Due ragioni, una rassegnata e una buona: Dio si arrende al fatto che il male “abita” il cuore dell’uomo e quindi lui sceglierà un’altra strada per stargli vicino e farlo ritornare a sé, la storia della salvezza; l’altro motivo, è che Dio vuol dare seguito comunque alla sua creazione e alla sua benedizione iniziale e toglie almeno un po’ la maledizione verso la terra..
