2. Is 40,12-31: Grandezza di Dio
e piccolezza dell’uomo
Giovedì appuntamento di lectio divina con la seconda parte di Is 40, dal v. 12 al 31. Continua l’esortazione di inizio capitolo “Consolate, Consolate il mio popolo”. Ma perché consolare il popolo se non che ha un Dio dalla sua parte, un Dio immenso, grande, potente, creatore dell’universo e reggitore della storia, Dio invisibile e inconoscibile (troppo è grande!) eppure che si lascia intravvedere da ciascuna delle sue opere e si lascia incontrare nel cuore.
Ecco, nella nostra meditazione abbiamo incontrato da una parte il Dio grande e dall’altra l’uomo piccolo, tutti noi piccoli. E tutto è “sano” quando ognuno è al suo posto e fa ciò che sa fare: Dio sa fare il re dell’universo, noi dobbiamo saper fare i piccoli che si affidano a lui. Dalla presunzione del popolo è venuta la terribile sventura della distruzione di Gerusalemme e del popolo, e poi l’esilio in Babilonia. Dalla conversione ad essere se stesso, creatura e non creatore, obbediente e non padrone, adoratore e non con la presunzione di essere adorato, l’uomo, l’umanità, tutti noi recuperiamo la speranza di un futuro, di un nuovo cammino, di nuove possibilità.
L’uomo perso e sconfitto credeva di essere stato annientato; l’amore provvidente di Dio gli dice: Se vuoi ricominciare, eccomi, con tutta la mia potenza e la mia misericordia.
Ecco il testo della lectio, piuttosto lungo ma che gira sempre intorno a quanto detto: il Dio grande e immenso che si manifesta nelle sue opere di creazione e l’uomo che si lamenta della sua pochezza con Dio che lo esorta, tramite il profeta, ad avere nuova fiducia:
[12] Chi ha misurato con il cavo della mano le acque del mare e ha calcolato l’estensione dei cieli con il palmo? Chi ha valutato con il moggio la polvere della terra e ha pesato con la stadera le montagne e i colli con la bilancia?
[13] Chi ha diretto lo spirito del Signore e come suo consigliere lo ha istruito?
[14] A chi ha chiesto di consigliarlo, di istruirlo, di insegnargli il sentiero del diritto, di insegnargli la conoscenza e di fargli conoscere la via della prudenza?
[15] Ecco, le nazioni sono come una goccia che cade da un secchio, contano come polvere sulla bilancia; ecco, le isole pesano quanto un granello di sabbia.
[16] Il Libano non basterebbe per accendere il rogo, né le sue bestie per l’olocausto.
[17] Tutte le nazioni sono come un niente davanti a lui, come nulla e vuoto sono da lui ritenute.
[18] A chi potreste paragonare Dio e quale immagine mettergli a confronto?
[19] Il fabbro fonde l’idolo, l’orafo lo riveste d’oro, e fonde catenelle d’argento.
[20] Chi ha poco da offrire sceglie un legno che non marcisce; si cerca un artista abile, perché gli faccia una statua che non si muova.
[21] Non lo sapete forse? Non lo avete udito? Non vi fu forse annunciato dal principio? Non avete riflettuto sulle fondamenta della terra?
[22] Egli siede sopra la volta del mondo, da dove gli abitanti sembrano cavallette. Egli stende il cielo come un velo, lo dispiega come una tenda dove abitare;
[23] egli riduce a nulla i potenti e annienta i signori della terra.
[24] Sono appena piantati, appena seminati, appena i loro steli hanno messo radici nella terra, egli soffia su di loro ed essi seccano e l’uragano li strappa via come paglia.
[25] «A chi potreste paragonarmi, quasi che io gli sia pari?» dice il Santo.
[26] Levate in alto i vostri occhi e guardate: chi ha creato tali cose? Egli fa uscire in numero preciso il loro esercito e le chiama tutte per nome; per la sua onnipotenza e il vigore della sua forza non ne manca alcuna.
[27] Perché dici, Giacobbe, e tu, Israele, ripeti: «La mia via è nascosta al Signore e il mio diritto è trascurato dal mio Dio»?
[28] Non lo sai forse? Non l’hai udito? Dio eterno è il Signore, che ha creato i confini della terra. Egli non si affatica né si stanca, la sua intelligenza è inscrutabile.
[29] Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato.
[30] Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono;
[31] ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi.
Tutta l’umanità è “un niente davanti a lui” (v. 17), e tanto più i suoi insulsi e inutili dèi di metallo e di legno!
“Dio eterno è il Signore” (v. 28) mentre anche la forza dei giovani e dei forti non dura molto, e diventa spossatezza e sfiducia.
Ecco la via della speranza, che dà gioia, la via dell’Avvento e dell’umanità sempre da ricostruire e ripartire, il versetto 31: “Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi”.
E se questo è vero e possibile per Israele e Giuda dopo la batosta della distruzione, tanto più vero, e per sempre, è con Gesù, da quando nella pienezza del tempo Dio Figlio è venuto ad abitare in mezzo a noi e possiamo e dobbiamo riferire a Giovanni Battista: “i ciechi vedono.. gli zoppi camminano.. ed è annunciato il Vangelo gioioso della chiamata a figli di Dio!”.
