3. Is 41,1-7: Dio invisibile e Ciro
La nostra lectio di giovedì si è concentrata sulla pericope di Isaia 41,1-7, che nella Bibbia di Gerusalemme si intitola “Ciro strumento del Signore”.
Ciro il Grande, re di Persia, come sappiamo, con il suo editto del 539 a.C. rese possibile il ritorno di Israele da Babilonia in patria, il secondo esodo del popolo di Dio. Secondo la su politica di far vivere ogni popolo, al suo interno, con le sue usanze e la sua religione, egli permise a Israele di ricostruire la nazione israelitica e soprattutto il tempio e Gerusalemme.
Ma la lettura del profeta è ben più vasta e profonda dell’evento seppure importante e rivoluzionario della liberazione di un popolo. Praticamente nella figura e nell’azione dell’imperatore persiano il secondo Isaia “legge” la complessità della realtà, che per il credente è umano-divina. Per mezzo di Ciro Dio stesso, il Dio d’Israele, che certamente non si era dimenticato del suo popolo, opera visibilmente secondo il suo piano eterno e la sua volontà. Ciro è strumento libero e intelligente, ma sempre strumento, nelle mani di Dio per compiere la sua volontà riguardo al suo popolo.
La consolazione di Israele, tema di questo libro del secondo Isaia, è proprio questa: Dio, il Dio d’Israele, Jahvè dell’alleanza e dei padri, è sempre vivente in eterno, è sempre il primo di tutti e di tutto, è il Dio dell’universo e della storia. Ed egli non si è dimenticato del suo popolo, ma da sempre ha stabilito di agire così come lui ha voluto e vuole.
La grande “struttura” della realtà, quella che gli uomini non sanno cogliere ma che l’occhio penetrante del profeta “legge” agevolmente, è che non esiste solo il mondo, la sua storia, i suoi eventi, i suoi personaggi, i giochi della politica o tutto il resto, ma il mondo è su due piani: il piano visibile della storia e il piano invisibile di Dio.
Così è da sempre e sarà per sempre. E sempre di più! Soprattutto oggi che il Padre, scoprendo le sue “carte” ha fatto entrare nella storia, come uno di noi, il suo Figlio Unigenito, primogenito della creazione, Signore universale, creatore e salvatore..
E già fin da allora la storia cominciò ad allargarsi; già fin da allora il profeta annuncia che Jahvè, il Dio d’Israele, in realtà è Dio di tutti i popoli e tutti sono chiamati ad adorarlo e a vivere di lui e con lui. Fuori di lui non c’è salvezza, non c’è senso dell’esistenza..
Ecco il brano di giovedì:
[1] Ascoltatemi in silenzio, isole, e le nazioni riprendano nuova forza! S’avanzino e parlino; raduniamoci insieme in giudizio.
[2] Chi ha suscitato dall’oriente colui che la giustizia chiama sui suoi passi? Chi gli ha consegnato le nazioni e assoggettato i re? La sua spada li riduce in polvere e il suo arco come paglia dispersa dal vento.
[3] Li insegue e passa oltre, sicuro; sfiora appena la strada con i piedi.
[4] Chi ha operato e realizzato questo, chiamando le generazioni fin dal principio? Io, il Signore, sono il primo e io stesso sono con gli ultimi.
[5] Le isole vedono e ne hanno timore; tremano le estremità della terra, insieme si avvicinano e vengono.
[6] Si aiutano l’un l’altro; uno dice al compagno: «Coraggio!».
[7] Il fabbro incoraggia l’orafo; chi leviga con il martello incoraggia chi batte l’incudine, dicendo della saldatura: «Va bene», e fissa l’idolo con chiodi perché non si muova.
Le “isole” sono convenzionalmente le terre più lontane possibili, quelle sul “bordo” della terra, per noi forse Atlantide o chissà che altro: e le isole, anche le isole, anche i confini della terra, d’ora in poi sono e saranno chiamati ad appartenere al popolo di Dio, ad adorare Jahvè, né più e né meno che Israele.
Gli idoli di legno, di ferro, di argento e di oro sono ormai semplici “divertimenti” di uomini illusi e senza intelligenza.. La storia passa per ben altre vie: tutto è operato dall’unico Dio, dal principio e alla fine. E la grande vocazione è l’adorazione universale di lui..
Penso proprio che ancora dopo 2500 anni siamo piuttosto lontani. Ma sappiamo bene che gli anni sulla bilancia di Dio sono meno di un soffio.. Intanto noi cerchiamo di leggere i suoi passi invisibili nella nostra storia visibile e andiamo avanti lottando perché gli riconosciamo un posto centrale secondo la preghiera di Gesù: Sia santificato il tuo Nome, Venga il tuo Regno..
