4. Is 41,8-20: Non temere vermiciattolo…
Giovedì abbiamo accolto nella nostra lectio divina quello che, credo, sia uno dei brani della Bibbia più ricco di espressioni di vicinanza e di misericordia di Jahvè verso il suo popolo. Abbiamo fatto un “gioco”: abbiamo contato tutte le espressioni positive di vicinanza e salvezza presenti nel brano e mediamente ne abbiamo contate più di 20. Controlla tu stesso, lettore, la ricchezza di questa pericope, dove Dio è sentito, vissuto e annunciato come “Presenza” di amore e di bene..
Israele in quel momento storico aveva certamente bisogno di sentire in qualche modo vicino il suo Dio e il grande profeta del secondo Isaia svolge proprio questo ruolo. Purtroppo verranno tempi in cui non si sapranno identificare profeti in mezzo al popolo e.. “nessuno sa fino a quando” (SR 73(74),9: Non ci sono più profeti tra noi). Ma in quel momento, intorno al 500 a.C. questo sconosciuto profeta, che faceva parte della scuola del profeta Isaia, è portatore del messaggio più consolante che Israele abbia mai ricevuto: da una parte il riconoscimento di Israele come “verme”, come un nulla, come bisognoso di tutto, soprattutto di identità e di forza, e dall’altra la garanzia che il Dio invisibile è assolutamente a lui vicino. Ecco il testo:
[8] Ma tu, Israele, mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo, mio amico,
[9] sei tu che io ho preso dall’estremità della terra e ho chiamato dalle regioni più lontane e ti ho detto: «Mio servo tu sei, ti ho scelto, non ti ho rigettato».
[10] Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra della mia giustizia.
[11] Ecco, saranno svergognati e confusi quanti s’infuriavano contro di te; saranno ridotti a nulla e periranno gli uomini che si opponevano a te.
[12] Li cercherai, ma non troverai coloro che litigavano con te; saranno ridotti a nulla, a zero, coloro che ti muovevano guerra.
[13] Poiché io sono il Signore, tuo Dio, che ti tengo per la destra e ti dico: «Non temere, io ti vengo in aiuto».
[14] Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva d’Israele; io vengo in tuo aiuto – oracolo del Signore –, tuo redentore è il Santo d’Israele.
[15] Ecco, ti rendo come una trebbia acuminata, nuova, munita di molte punte; tu trebbierai i monti e li stritolerai, ridurrai i colli in pula.
[16] Li vaglierai e il vento li porterà via, il turbine li disperderà. Tu, invece, gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo d’Israele.
[17] I miseri e i poveri cercano acqua, ma non c’è; la loro lingua è riarsa per la sete. Io, il Signore, risponderò loro, io, Dio d’Israele, non li abbandonerò.
[18] Farò scaturire fiumi su brulle colline, fontane in mezzo alle valli; cambierò il deserto in un lago d’acqua, la terra arida in zona di sorgenti.
[19] Nel deserto pianterò cedri, acacie, mirti e ulivi; nella steppa porrò cipressi, olmi e abeti;
[20] perché vedano e sappiano, considerino e comprendano a un tempo che questo ha fatto la mano del Signore, lo ha creato il Santo d’Israele.
Tutto era partito, secoli prima, da Abramo “amico” di Dio. Da allora è una discendenza ininterrotta affidata al Dio della vita. Da allora Israele non potrà che vantarsi del suo Dio: “tu invece gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo d’Israele” (v. 16). Miseri e poveri troveranno in Dio rifugio e forza..
Certo, il linguaggio del profeta è figurato, e non dobbiamo attenderci che tutto si avveri alla lettera quando il profeta parla “in visione”, dando sostanza di parola umana al mondo divino che sente dentro di sé..
Ma la fede nella presenza e nell’azione di Dio e della speranza che sostanzierà il futuro del popolo per sempre sono lì, sono a disposizione. Basta non tornare all’Egitto o alla Babilonia della schiavitù, all’abbandono di Jahvè, ma arricchirsi e saziarsi della sua presenza e della sua conoscenza, qualunque cosa accada lungo il cammino..
La frase di garanzia è sempre la stessa di tutta la Bibbia: “Non temere, io sarò con te” (v. 10).
