7. Is 42,10-17: Inno a Jahvè vincitore e presente

 

Nella lectio divina di giovedì scorso, abbiamo accolto, meditato e pregato attorno ad un brano che nella Bibbia di Gerusalemme viene intitolato “Inno di vittoria”. Dopo il canto del Servo di Jahvè, annunciato come portatore di un mondo nuovo, di giustizia e salvezza, ecco una risposta in canto, in giubilo, nella convinzione che ormai Jahvè, il Dio d’Israele, ha deciso di essere presente e attivo nella storia: come sempre ma adesso ancor di più. E presente per tutta la terra, per tutte le genti, e non solo per il suo popolo che, come vedremo, è incaricato soprattutto di essere portatore dell'”Evangelo della salvezza e della gloria”, di spazzare via gli idoli delle genti e proporre al mondo una esistenza “salvata”: Dio non sta più in silenzio, come durante la distruzione di Gerusalemme e le oppressioni dei popoli. Egli si ripropone, come al tempo dell’Esodo come condottiero potente e forte, liberatore dei poveri e dei miseri, guerriero che impone una presenza “debordante”, forte, invincibile. Ecco il testo:

 

[10] Cantate al Signore un canto nuovo, lodatelo dall’estremità della terra; voi che andate per mare e quanto esso contiene, isole e loro abitanti.

[11] Esultino il deserto e le sue città, i villaggi dove abitano quelli di Kedar; acclamino gli abitanti di Sela, dalla cima dei monti alzino grida.

[12] Diano gloria al Signore e nelle isole narrino la sua lode.

[13] Il Signore avanza come un prode, come un guerriero eccita il suo ardore; urla e lancia il grido di guerra, si mostra valoroso contro i suoi nemici.

[14] «Per molto tempo ho taciuto, ho fatto silenzio, mi sono contenuto; ora griderò come una partoriente, gemerò e mi affannerò insieme.

[15] Renderò aridi monti e colli, farò seccare tutta la loro erba; trasformerò i fiumi in terraferma e prosciugherò le paludi.

[16] Farò camminare i ciechi per vie che non conoscono, li guiderò per sentieri sconosciuti; trasformerò davanti a loro le tenebre in luce, i luoghi aspri in pianura. Tali cose io ho fatto e non cesserò di fare».

[17] Retrocedono pieni di vergogna quanti sperano in un idolo, quanti dicono alle statue: «Voi siete i nostri dèi».

 

Nel nostro incontro, però, abbiamo realisticamente fatto presente che oggi, nei nostri giorni, Dio è ben poco conosciuto, e ancor meno stimato e amato. Milioni di persone vivono senza di lui, e anche senza qualcuno che parli di lui. I profeti, di allora e di oggi, parlano di un Dio potente che nella croce del Figlio ha redento e nella sua risurrezione ha esaltato ed esalterà il mondo fino alla vita eterna.. Ma basta oggi, siamo realisti!, una semplice partita di calcio o lo spettacolo di qualsiasi altro sport, oppure il fiume di notizie di ogni genere che ci viene rovesciato addosso dagli strumenti di comunicazione di massa (i cosiddetti “social”) perché Dio non sia percepito, o seguito, o amato.. Eppure, tramite i suoi profeti, egli non si stanca da secoli di annunciarci che solo in Lui e con Lui c’è vita: è suo Figlio che “sostiene l’universo”, e chiede la nostra obbedienza e la nostra disponibilità a “vestirci” di lui. Ci stiamo forse avviando a grandi passi a quando, come ha detto Gesù “Quando il Figlio dell’Uomo verrà troverà ancora la fede sulla terra?” (Lv 18,8).

Ma noi beati se purificando il nostro cuore vedremo sempre di nuovo il nostro Dio invisibile ma visibile, assente ma presente, sempre Onnipotente, Dio Trinità..