8. Is 42,18-25: Il pericolo: Israele cieco e sordo

 

Giovedì, al centro del nostro ascolto e della nostra meditazione adorante, abbiamo avuto un testo molto difficile da comprendere e da collocare. Eppure anche esso è Parola di Dio, “lanciata” dallo Spirito sul filo della storia ormai sono 2500 anni! Proprio all’interno del libro della “Consolazione di Israele”, come abbiamo detto è chiamata la sezione di Isaia 40-55, ecco una pericope che risuona come le minacce più terribili di Jahvè al suo popolo dette per mezzo dei profeti (primi Geremia ed Ezechiele) immediatamente prima della distruzione di Gerusalemme. Ancora una volta Israele, il servo di Dio, il popolo amato è cieco, è sordo alla parola che salva e cambia il cuore e la vita . Ecco il testo:

 

[18] Sordi, ascoltate, ciechi, volgete lo sguardo per vedere.

[19] Chi è cieco, se non il mio servo? Chi è sordo come il messaggero che io invio? Chi è cieco come il mio privilegiato? Chi è cieco come il servo del Signore?

[20] Hai visto molte cose, ma senza farvi attenzione, hai aperto gli orecchi, ma senza sentire.

[21] Il Signore si compiacque, per amore della sua giustizia, di dare una legge grande e gloriosa.

[22] Eppure questo è un popolo saccheggiato e spogliato; sono tutti presi con il laccio nelle caverne, sono rinchiusi in prigioni. Sono divenuti preda e non c’era un liberatore, saccheggio e non c’era chi dicesse: «Restituisci».

[23] Chi fra voi porge l’orecchio a questo, vi fa attenzione e ascolta per il futuro?

[24] Chi abbandonò Giacobbe al saccheggio, Israele ai predoni? Non è stato forse il Signore contro cui peccò, non avendo voluto camminare per le sue vie e non avendo osservato la sua legge?

[25] Egli, perciò, ha riversato su di lui la sua ira ardente e la violenza della guerra, che lo ha avvolto nelle sue fiamme senza che egli se ne accorgesse, lo ha bruciato, senza che vi facesse attenzione.

 

 

Dunque sembra che dobbiamo concludere che mai possiamo essere completamente al sicuro e certi della vicinanza e della misericordia del nostro Dio. Egli è e rimane “Il totalmente Altro” da noi, il Dio Fuoco esigente che chiede le primizie del nostro cuore e il dono del nostro amore a lui e ai bisognosi intorno a noi. Egli è il Dio che domina la storia, e la guida perché arrivi al suo compimento positivo; egli è disposto a perdonare ogni cosa ma chiede assoluta obbedienza alla sua legge, al modo diverso di essere persone umane.

Ricordiamo l’assemblea di Sichem di Gs 24: inutilmente Giosuè in quella occasione cercò di dissuadere Israele dal promettere di volere Jahvè come suo Dio, perché, diceva, Jahvè è troppo esigente per voi che facilmente siete portati a tradirlo con gli dèi che vi capitano, dèi di ogni genere. E questo vale allora come oggi.

Oggi, dopo l’incarnazione del Figlio di Dio tra noi, dopo il sangue della sua croce, dopo la sua gloriosa e rinnovatrice resurrezione sembra anacronistico dire “Attenti! L’ira di Dio è su di noi se dimentichiamo e tradiamo la sua alleanza”. Eppure qualcosa potrebbe essere vero! E quello che è certo che l’amore totale del Padre chiede a noi in Gesù e nello Spirito un amore totale ed esigente di figli amati..

Le “viscere di misericordia” del Padre sono sempre attive, ne possiamo essere certi, in colui che è morto per noi, risorto per noi, alla destra del Padre a intercedere per noi.. Ma la nostra parte rimane lì, è da fare, è da fare oggi: fede che si incarna con amore e obbedienza che fa di noi figli nel Figlio!

Ma, ci dice la pericope di oggi, occorre sempre comunque senso di disponibilità, obbedienza, adorazione e ascolto verso il nostro Dio. Egli è geloso di noi!