20. Is 47,1-15: Il lamento su Babilonia padrona
21 maggio 2026
Il “lamento” è da sempre una componente importante della ritualità umana, soprattutto davanti alla sventura e alla morte. Nella Parola di Dio per ben 90 volte si cita la parola “lamento” nei più diversi contesti e occasioni. E’ un modo dell’umanità di ricordare chi è stato strappato via, di renderlo presente con l’accoramento del pianto, di prolungare un rapporto forte che lentamente poi ci lascia.. Talmente importante, abbiamo detto, che molto spesso, soprattutto le famiglie più ricche, nell’antichità assoldavano persone che piangessero il morto per tutti (le “piagnone”), purché la memoria fosse accompagnata dal rimpianto..
Ecco questo testo, Isaia 47 è una sorte di lamento su Babilonia, la grande città, la città che pretendeva di essere onnipotente e che ora, al passaggio di Ciro il devastatore, deve scendere dal suo trono di signora del mondo, attraversare a piedi nudi il fiume grande Eufrate, per una fuga che però è improbabile.
Il senso di questa poesia-lamento è la contrapposizione ricorrente da una parte il v. 7 “Tu pensavi: Sempre io sarò signora per sempre” e dall’altra la condanna del Signore che è il redentore, il salvatore di Israele “Siedi in silenzio e scivola nell’ombra”.
Ecco il testo accolto nella nostra Lectio divina, il lamento su Babilonia devastata:
[1] Scendi e siedi sulla polvere, vergine figlia di Babilonia. Siedi a terra, senza trono, figlia dei Caldei, poiché non sarai più chiamata tenera e voluttuosa.
[2] Prendi la mola e macina la farina, togliti il velo, solleva i lembi della veste, scopriti le gambe, attraversa i fiumi.
[3] Si scopra la tua nudità, si mostri la tua vergogna. «Io assumerò la vendetta e non baderò a nessuno»,
[4] dice il nostro redentore che si chiama Signore degli eserciti, il Santo d’Israele.
[5] Siedi in silenzio e scivola nell’ombra, figlia dei Caldei, perché non sarai più chiamata signora di regni.
[6] Ero adirato contro il mio popolo, avevo lasciato profanare la mia eredità; perciò lo misi in tuo potere. Tu non mostrasti loro pietà; persino sui vecchi facesti gravare il tuo giogo pesante.
[7] Tu pensavi: «Sempre io sarò signora, in perpetuo». Non ti sei mai curata di questo, non hai mai pensato quale sarebbe stata la sua fine.
[8] Ora ascolta questo, o voluttuosa che te ne stavi sicura, e pensavi: «Io e nessun altro! Non resterò vedova, non conoscerò la perdita di figli».
[9] Ma ti accadranno queste due cose, d’improvviso, in un sol giorno; perdita di figli e vedovanza piomberanno su di te in piena misura, nonostante la moltitudine delle tue magie, la forza dei tuoi molti scongiuri.
[10] Confidavi nella tua malizia, dicevi: «Nessuno mi vede». La tua saggezza e il tuo sapere ti hanno sviato. Eppure dicevi in cuor tuo: «Io e nessun altro!».
[11] Ti verrà addosso una sciagura che non saprai scongiurare; ti cadrà sopra una calamità che non potrai evitare. Su di te piomberà improvvisa una catastrofe che non avrai previsto.
[12] Stattene pure nei tuoi incantesimi, nelle tue molte magie, per cui ti sei affaticata dalla giovinezza: forse potrai giovartene, forse potrai far paura!
[13] Ti sei stancata delle tue molte speculazioni: si presentino e ti salvino quelli che misurano il cielo, che osservano le stelle, i quali ogni mese ti pronosticano che cosa ti capiterà.
[14] Ecco, essi sono come stoppia: il fuoco li consuma; non salveranno se stessi dal potere delle fiamme. Non ci sarà brace per scaldarsi né fuoco dinanzi al quale sedersi.
[15] Così sono diventati per te i trafficanti con i quali ti sei affaticata fin dalla giovinezza; ognuno barcolla per suo conto, nessuno ti viene in aiuto.
Nel testo ci sono interessanti riferimenti alla vita di questa città, in cui dominavano gli indovini, gli incantesimi, i sortilegi, l’osservazione delle stelle. Ad essa confluivano trafficanti di ogni specie e da ogni parte del mondo. E il profeta dice di lei “Non hai mai pensato quale sarebbe stata la tua fine” (v. 7).
Dunque il futuro non è davanti a Babilonia, non è davanti all’uomo, non è davanti a chi si crede immortale. Il futuro, come anche il passato e il presente sono di Dio e i grandi eventi non fanno che ricordarlo..
Giovedì ci è venuto pensato il mondo di oggi, soprattutto il nostro mondo occidentale, con la sua identica pretesa di essere il padrone del mondo e il titolare di ogni decisione.. Ora questo mondo, che sembra voler fare a meno di Dio e di essere il dio di se stesso, è pienamente attivo, presente oggi.. E allora, ci siamo chiesti, questo lamento di Is 47 non potrebbe riguardare le potenze e superpotenze di oggi, per le quali il Signore potrebbe preparare una fine inattesa?!
