10.9.26
Is 52,13-53,12(2): Quarto canto del Servo di Jahvè
(nuovo incontro)
In questo appuntamento di “Lectio divina” abbiamo deciso di riproporre il quarto canto del Servo di Jahvè, dando spazio alle risonanze di tutti i presenti e partecipanti all’incontro. E’ un brano troppo importante per la nostra storia personale e la storia del mondo, perché non sia sempre di nuovo letto, ascoltato con le orecchie e con il cuore, meditato e annunciato al mondo. Il capitolo 52 ci ha proposto il nuovo inizio dell’Evangelo, della nostra vita come missione ad annunciare Dio in Cristo. E cosa annunciare di più forte, di più grande, che le profezie degli antichi profeti, la stessa vita del popolo di Israele assunta come profezia, come nuovo futuro di Dio sul mondo?
Nelle nostre risonanze abbiamo messo in evidenza il “pagare per” del Servo che per noi da subito, da Gesù stesso è lui, Gesù, profeta figlio di Dio eterno, Creatore e redentore con il Padre e lo Spirito Santo.
Eppoi ci siamo soffermati su questa storia di disprezzo e rifiuto del Servo, e del Servo per eccellenza che è Gesù stesso, insieme a tutti quelli che alla sua sequela hanno accettato di accogliere nella loro vita la croce del Signore. Più disprezzo e più onore, più senso di ribrezzo dinanzi a un uomo così percosso e umiliato e più una luce che splende come mai era successo e mai succederà nella storia umana: connessione intima e per noi così misteriosa e inafferrabile tra dolore distruggente e gioia senza fine, vita gloriosa cui sono invitati tutti coloro per i quali il Signore ha dato la vita senza sconti..
E noi ci domandiamo e la storia si domanda: è veramente questo l’evento finale di tutte le cose, per una chiamata comunitaria alla gloria, attratti, riuniti, santificati da colui che non si è minimamente risparmiato per diventare il tramite di ogni gioia e salvezza?
