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Lectio dal 21.12.23

127 – Lectio su Eb 13,1-3

 

Testo

 

Eb 13 1  Ἡ φιλαδελφία μενέτω.

[1] L’amore fraterno resti saldo.

2  τῆς φιλοξενίας μὴ ἐπιλανθάνεσθε, διὰ ταύτης γὰρ ἔλαθόν τινες ξενίσαντες ἀγγέλους.

[2] Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli.

3  μιμνῄσκεσθε τῶν δεσμίων ὡς συνδεδεμένοι, τῶν κακουχουμένων ὡς καὶ αὐτοὶ ὄντες ἐν σώματι.

[3] Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo.

 

Sintesi per comunicare (Sito)

 

Il capitolo 13 della lettera agli Ebrei è un brano conclusivo di natura parenetica, cioè esortativa. Contiene alcune tra le più belle esortazioni della Bibbia. Con semplicità ma con chiarezza e determinazione Apollo chiede alla comunità di essere veramente una comunità di quel Gesù Cristo attorno al quale è costruito tutto il suo discorso.

Giovedì abbiamo accolto e meditato i primi tre versetti che ruotano attorno a tre temi così importanti nella teoria e insieme nella pratica cristiana: l’amore fraterno, l’ospitalità, i carcerati.

Per Apollo questa è una certezza: la comunità è fatta di fratelli e sorelle, che a loro volta devono essere legati da un amore sincero e duraturo, saldo. Per questo Gesù è venuto, per raccogliere insieme i dispersi figli di Dio (Gv11,46). E dunque i credenti in lui sono le primizie di una nuova umanità, che vive i suoi giorni, in cammino verso il regno del Risorto, come comunità legata da amore. Non un amore legato ai sensi, quanto piuttosto quella “caritas” con cui Dio ha investito il mondo, dando e sacrificando suo figlio, e che Gesù ha stabilito come segno distintivo della sua comunità, ad esempio in Gv 13,34-35. Quindi, dice Apollo ai suoi, rimanete forti e fedeli nel volervi bene, nell’essere e comportarvi come una comunità  bella, viva, capace di testimoniare al mondo, così immerso nell’odio e negli interessi di parte, l’amore che perdona, l’amore che accoglie, l’amore che fa dare la vita gli uni per gli altri..

Ed ecco il secondo punto, l’ospitalità, cioè l’amore di Gesù vissuto anche in rapporto con chiunque venga a contatto con la comunità del Risorto. Quell’ospitalità così tanto raccomandata anche dall’Antico Testamento, si fa motore di accoglienza e servizio anche e soprattutto nella Nuova Alleanza. Il grande evento di Gn 18, Abramo che accoglie i tre angeli, e in essi il suo Dio, diventa il prototipo di ogni accoglienza, di ogni ospitalità. La comunità credente ha le porte aperte, fatta con archi di entrata senza porte, aperta all’accoglienza notte e giorno. Inutile dire quanto sia importante oggi riflettere su questo tema e praticarlo. Sappiamo bene che ci sono decine di milioni di profughi nel mondo alla ricerca di una casa, di un calore familiare, di un mondo pacificato in cui vivere. E questi drammi sono purtroppo destinati a crescere, non a diminuire. Il nostro mondo occidentale, che tanto credito aveva dato comunque al Signore Gesù e alla sua Chiesa nei secoli, è chiamato a nuovi cammini, a mettere in pratica questo stile di essere discepoli dentro e fuori la comunità. La domanda per noi è ovvia: a che punto siamo in queste cose, in questa direzione?

Terzo versetto e terzo punto, brevemente trattato dalla nostra riflessione, il caso particolare e speciali dell’accoglienza dei carcerati. Bellissimo: sentire “sulla propria pelle” la sofferenza della pelle degli altri. Non sappiamo bene a chi si riferisse Apollo in questa affermazione, ma qui c’è un brano delle beatitudini affermate da Gesù, beati i misericordiosi, beati gli operatori di pace.. Quante prigioni, fisiche e psicologiche sono attive nel mondo! Quanti prigionieri del sistema, dell’economia, di se stessi, dei sistemi politici! E cosa fa la comunità per “non dimenticare”, per “ricordare” veramente queste situazioni e persone? Anche io mi sento piccolo piccolo in questa problematica! Quante persone prigioniere se non altro della loro solitudine attorno a noi! Ce ne accorgiamo solo quando qualcuno si suicida o muore senza che qualcuno se ne accorga. Ecco, prezioso, l’invito, l’imperativo di papa Francesco: andate, uscite, la vostra comunità renda viva e presente la Chiesa in uscita sul vostro territorio! Noi siamo chiamati ad essere felici con Gesù. Ma non siamo chiamati ad esserlo da soli o nel nostro piccolo gruppo!